Zitti zitti, a meno di un mese dall’arresto di Massimo Ciancimino per la calunnia aggravata contro Gianni De Gennaro (accusato dal figlio di Don Vito Ciancimino, con un foglio palesemente falsificato, di essere uno dei 14 misteriosi membri della «cupola» che governerebbe Cosa nostra), i magistrati palermitani hanno sequestrato all’indagato una serie di società romene per un valore complessivo di 300 milioni di euro.
Si chiude così il cerchio dei sospetti. Si era detto, negli ultimi due anni della sua lunga e controversa collaborazione con la giustizia, che Ciancimino jr parlasse e depositasse i suoi documenti al solo scopo di salvare il patrimonio accumulato dal padre, condannato per mafia. Possibile che non fosse stato possibile agire prima? Possibile che nessum magistrato avesse avuto la curiosità, la voglia, il coraggio di gettare un occhio sul tesoretto di Ciancimino. Ora che l’uomo si è compromesso da solo con le sue mani, ora che «l’idolo dell’antimafia» è caduto, ecco che finalmente le indagini corrono, trovano, scoperchiano. Ma che giustizia è questa? È possibile che nessuno s’indigni?
- Venerdì 10 Giugno 2011

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