Intendiamoci. Stefano Boeri, neo-assessore alla Cultura di Milano con delega all’Expo, non ha tutti i torti quando sostiene che la valutazione del prezzo dei terreni su cui dovrebbe sorgere Expo 2015 potrebbe essere stata sovrastimata dall’Agenzia del territorio. Tanto più ora, che i referendum cittadini hanno espresso la volontà dei milanesi di veder trasformata quell’area di Rho-Pero in un grande giardino botanico permanente destinato a durare negli anni ben oltre la fine di Expo 2015.
Insomma: la valutazione di 120 milioni di euro è stata realizzata sulla base di un’edificabilità dell’area pari a 0, 52 di indice volumetrico che il referendum ambientalista ha reso del tutto irrealistica. La gente, in sostanza, ha detto che non vuole un’altra colata di cemento ma un giardino botanico permanente. Rimettere mano a quell’accordo preliminare sul prezzo dei terreni non sarebbe dunque una bestemmia. E se proprio persiste il rifiuto dei Cabassi a riaprire la trattativa con Regione e Comune, non è nemmeno una bestemmia, sostiene l’assessore, realizzare un esproprio coatto di quell’area per ragioni di pubblica utilità, ovviamente dietro il pagamento di un indennizzo, come si fa con migliaia di piccoli proprietari di immobili che hanno la sfortuna di aver costruito la propria casa sul percorso designato di un’autostrada.
Dove è il punto debole del ragionamento di Boeri? E perché lo stesso Giuliano Pisapia, anziché sposare la tesi del suo assessore, si è premurato a prenderne le distanze dando ragione a Giuseppe Sala, l’Ad di Expo 2015, con cui Boeri ha polemizzato? La risposta è semplice: il tempo. Mancano meno di tre anni a Expo 2015. Rimettere oggi in discussione quegli accordi onerosi con i Cabassi e con Ente Fiera certificati anche dalla Regione significherebbe di fatto rischiare di far saltare tutto. Dando a Tremonti l’occasione di staccare definitivamente la spina a Expo. Un rischio che né Pisapia né Formigoni, che ha appena costituito con ragionato tempismo una Newco (Arexpo) con capitali regionali (in attesa dei capitali del comune di Milano) per l’acquisizione dell’area, possono correre.
Dopo aver benedetto la Newco, il presidente del comitato esecutivo del Bie, Stefan Christensen, è stato chiarissimo: «Consideriamo indispensabile lanciare le gare a luglio e iniziare il lavori al più tardi entro ottobre e non sarà possibile arrivare all’Expo in tempo». Dopo tre anni di balletti, insomma, non c’è più tempo da perdere. Boeri può anche non avere torto. Ma per portare a termine i lavori bisogna correre. Senza resettare il lavoro già impostato, piaccia o meno, dalla giunta precedente. Questo, Pisapia, lo ha capito. E il suo assessore?
- Mercoledì 15 Giugno 2011

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