

Per ironizzare sul gigantesco budget da 26,3 miliardi di dollari che affliggeva la California, il governatore dello Stato degli Usa, Arnold Schwarzenegger, si è presentato il 23 luglio 2009 armato di un gigantesco coltello taglia-deficit in un video diffuso su Twitter, suscitando immediate polemiche (ANSA/FERMO IMMAGINE TG5/DRN)
Tagliare la spesa pubblica corrente, ossia quella per il funzionamento dei servizi pubblici, se raggiunge valori insostenibili. Altre soluzioni, per rilanciare lo sviluppo e (magari) abbassare la pressione fiscale, come si aspetta il popolo di centrodestra, all’orizzonte non si vedono.
Lo ha ricordato di recente anche il governatore di Banca d’Italia, e prossimo presidente della Bce, Mario Draghi. Già, ma poi, una volta preso il coltello in mano, dove iniziare? Anzitutto eliminando gli sprechi. E spreco, secondo Luca Ricolfi, «significa impiegare, per fornire un servizio di una determinata qualità, più risorse di quelle che impiegheremmo copiando i modelli organizzativi delle istituzioni più virtuose». Gli studi a proposito ci sono. Sui costi della casta per eccellenza, basta citarne uno: quello della Uil su dati del ministero della Pubblica amministrazione (quello di Brunetta), secondo cui la politica ha un peso sulle casse dello Stato di 24,7 miliardi, pari al 2% del Pil e al 12,6% del gettito Irpef.
Il tutto per mantenere un esercito di 1 milione e 300 mila persone, tra politici, porta borse, consulenti, direttori generali e amministrativi e componenti nei consigli di amministrazione degli enti pubblici. Bene, secondo la Uil, se si eliminassero gli sprechi e si riducesse del 25% il numero di assessori e consiglieri locali, oltre al numero di consulenze e di incarichi spesso elargiti con finalità esclusivamente clienterali tra i vari livelli amministrativi, si risparmierebbero 10 miliardi di euro. Un tesoretto che farebbe comodo in periodi di magra. Tagliare, in futuro (ora non è possibile), si potrebbe anche in Parlamento, che ci è costato nel 2010 1 miliardo e 732 milioni di euro per mantenere 630 deputati e circa 2.000 dipendenti.
A naso, si potrebbe iniziare con la riduzione dei privilegi (come le 90 auto blu in dotazione alla Regione Sicilia, come rivela il numero in edicola di Panorama) e delle consulenze. Ridurre il numero delle poltrone, infatti, è assai improbabile sul breve termine: ci vorrebbero leggi e decreti mirati, con i conseguenti tempi di approvazione. E anche in questo caso sull’immediato gli effetti sarebbero pressoché nulli. Maurizio Belpietro, su Libero ieri, consigliava di tagliare 500 agevolazioni fiscali ad personam. Che già sarebbe qualcosa, ma certo non si recupererebbe una somma sufficiente per tagliare le tasse. L’unica, strada, insomma è ridurre la spesa corrente. Come? Draghi ha proposto tagli selettivi, più faticosi, procedendo capitolo per capitolo; Tremonti preferisce quelli lineari, che però, come ha detto l’economista Giacomo Vaciago, sembrano avere un solo un pregio: «Non creano amici né nemici».
- Venerdì 17 Giugno 2011
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Commenti
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Il 17 Giugno 2011 alle 12:13 indigesto ha scritto:
Tagliare i costi della politica? e chi dovrebbe farlo? i politici?…illusione!
Il 17 Giugno 2011 alle 18:49 pv21 ha scritto:
Зconti >
La Bce insiste per conoscere nel dettaglio gli ulteriori interventi da almeno 40 miliardi necessari per riequilibrare il bilancio.
Tremonti, che “ha le idee chiare”, ci chiede di “trovargli 80 miliardi” per fare una “vera” riforma fiscale.
Con 80 miliardi si può dare risposta alla Bce e destinare i restanti 40 ad interventi concreti e “apprezzabili” da famiglie ed imprese.
Dove cercare? Presto detto.
Evasione fiscale, corruzione e sprechi da spesa pubblica valgono circa 290 miliardi di euro l’anno.
Le “grandi ricchezze” e la speculazione finanziaria sono serbatoi in grado di dare un gettito di almeno 20 miliardi l’anno.
Tremonti afferma anche che “tenere i conti in ordine non è ragioneria”.
Dall’inizio della crisi gli ammortizzatori sociali sono costati meno di 40 mld. A cosa sono serviti gli altri 250 mld di crescita del Debito accumulati dal 2008?
Governare l’economia non è esercizio o “lezione” da DOSSIER ARROGANZA …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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