La fine della Seconda Repubblica? Un film già visto

Un'immagine d'archivio (novembre 1992) di Mario Chiesa con Antonio di Pietro (Ansa)

Un'immagine d'archivio (novembre 1992) di Mario Chiesa con Antonio di Pietro (Ansa)

L’impressione sfogliando le prime pagine dei giornali dove affiorano di giorno in giorno i nomi dei personaggi coinvolti nell’inchiesta sulla cosiddetta P4 (e in altre inchieste note al grande pubblico e ancora in corso) è quella di un film già visto, se non addirittura del déjà - vu. Una pellicola del ‘92, passata alla storia come Tangentopoli.

Anche oggi come allora i protagonisti, e le comparse, del polverone mediatico - giudiziario sono politici e faccendieri (così, a volte, vengono chiamati in Italia i lobbisti) - spesso gli stessi della Prima Repubblica, come Luigi Bisignani - ma anche manager e personaggi del mondo dello spettacolo. Una rete che ingloba l’intera classe dirigente della Seconda Repubblica, da destra a sinistra, dal pubblico (Eni, Rai, Finmeccanica, Ferrovie dello Stato) ai salotti della finanza. Ma le differenze, rispetto ai tempi di Mani Pulite, ci sono. Eccome.

Allora il primo arresto, da cui scaturirono le indagini, fu quello di Mario Chiesa: sorpreso mentre intascava una tangente e improvvidamente definito un mariuolo da Bettino Craxi. Oggi invece ad innescare la bomba ad orologeria che potrebbe provocare la deflagrazione del bipartitismo, e del sistema di potere politico - economico ad esso connesso, è l’arresto per bancarotta di Lele Mora, e quello di Luigi Bisignani. Che ai tempi di Tangentopoli finì nei guai per i finanziamenti illeciti alla Dc. Mentre ora è indagato per favoreggiamento. Diciannove anni fa la procura di Milano cercava mazzette, ovunque. Oggi quella di Napoli non si sa bene che cosa. Per lo più favori e ricatti. Ma pur nelle differenze sul piano giudiziario queste ultime vicende, soprattutto sul fronte mediatico, è probabile che portino al medesimo risultato: nel 92′ la magistratura liquidò un’intera classe dirigente che aveva governato fino ad allora l’Italia. Domani a cedere sarà non solo il berlusconismo, ma anche quel sistema fondato su due coalizioni e su una legge elettorale fortemente maggioritaria che il Cavaliere ha contribuito più degli altri a stabilizzare negli ultimi 17 anni in Italia e che costituisce il tratto istituzionale distintivo della Seconda Repubblica.

E come sarà la Terza Repubblica? «Il fatto nudo e crudo», secondo Giampiero Mughini «è che la Seconda Repubblica nata sull’onda di Tangentopoli e sull’illusione del bipartititismo (o di qua o di là) è andata in pezzi». E il futuro - a detta di tutti - è a tinte fosche. Con una sola certezza: una manovra lacrime e sangue sui conti pubblici per evitare il peggio. Come accadde, del resto, negli anni ‘90.

Commenti

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Il 21 Giugno 2011 alle 12:30 indigesto ha scritto:

E se la piantassimo con queste repubbliche del..caso?

Il 21 Giugno 2011 alle 17:16 nicksergio ha scritto:

aborro,caro Mughini,aborro…

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