Caos rifiuti a Napoli: ecco le cause

Una signora fissa la bvandiera italiana su un cumulo di spazzatura durante l'ennesima protesta con blocco stradale a Napoli, il  21 giugno 2011, per sollecitare la rimozione dei cumuli di rifiuti.

Una signora fissa la bvandiera italiana su un cumulo di spazzatura durante l'ennesima protesta con blocco stradale a Napoli, il 21 giugno 2011, per sollecitare la rimozione dei cumuli di rifiuti.

Maria Pirro

La promessa è un autogol: «In quattro-cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura» aveva detto il sindaco Luigi de Magistris, ma senza riuscire, da subito, ad accendere una speranza nel cuore partenopeo infiammato, invece, e tanto, dalle sirene del cambiamento durante la lunga maratona elettorale.

Tra l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione, questa volta non c’è stata partita. Subito dopo l’annuncio, ai napoletani era già chiaro il risultato della missione impossibile. Difficile ripulire le strade in cinque giorni, impresa già non riuscita (più o meno con la stessa tempistica) al presidente del consiglio. Puntuale rinvio del superamento dell’emergenza a data da definire: anche oggi. L’ennesimo conto alla rovescia scade senza sorprese. «Non può sfuggire a nessuno – è la difesa di de Magistris – che abbiamo ricevuto pesanti sabotaggi nell’attuazione del nostro piano, tanto che questi stessi sabotaggi sono stati segnalati nelle sedi istituzionali preposte». E su questo punto anche per il pm dell’Idv «non c’è da stupirsi: i sabotaggi sono il segnale che stiamo toccando “equilibri” consolidati, anche frutto dell’azione di forze oscure che si stanno mettendo di traverso», avverte. Ma intanto i rifiuti restano l’idra invincibile, dalle sette teste, pure per l’ultimo «attaccante» che aveva tentato la sfida. Senza considerare – oltre alle zone grigie del malaffare – che ci sono almeno altri 10 motivi che non consentono a Napoli di uscire dal Vietnam dei rifiuti.

Numero 1: le discariche scarseggiano. Dopo la guerriglia di Terzigno, a novembre 2010, sono stati i cancellati i quattro siti per lo smaltimento dei rifiuti urbani previsti nel cosiddetto piano Bertolaso (il decreto 80) che indicava luoghi, tempi e modalità per uscire definitivamente dall’emergenza rifiuti in Campania. Azzerate, per decreto legge, le scelte già approvate dal Parlamento in materia, senza risposta l’interrogativo: dove portare la spazzatura che si accumula per strada e nessuno vuole nel proprio giardino?

Numero 2: l’altolà ai trasferimenti fuori regione. Soluzione utilizzata da anni per ripulire Napoli, e a caro prezzo, il conferimento dei rifiuti in altre discariche d’Italia: la pratica è sospesa da una sentenza del Tar del Lazio. Per sbloccare il trasferimento dei rifiuti, è quanto precisato dai giudici, occorre l’autorizzazione della regione che li riceve. Un intervento politico, ma quando il via libera?

Numero 3: il no della Lega. Il braccio di ferro nel governo, sull’asse nord-sud, rallenta l’approvazione della norma salva-Napoli dall’ennesima crisi senza uscita senza ricorrere al trasferimento dei rifiuti fuori regione. Di qui l’aggravarsi dell’emergenza nelle ultime settimane che ha poi spinto finanche il governatore Stefano Caldoro, esponente della maggioranza mite per natura, a prendere una dura posizione. La lettera al veleno indirizzata al ministero Roberto Calderoli. L’ira malcelata: niente scandalo quando i rifiuti speciali sono portati dal nord al sud? Che fine ha fatto la solidarietà nazionale?

Numero 4: le proteste dei comuni. Il fronte del no ai rifiuti, in maniera trasversale, tuttavia, attraversa anche la politica locale. È alta, in queste ore, la tensione nell’hinterland partenopeo. Due comuni in rivolta: Acerra e Caivano, dopo che il compito di individuare siti di trasferenza, complementari alle discariche, dove portare la spazzatura di Napoli, è stato portato a termine dal presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro. Proteste a singhiozzo, nei mesi scorsi, anche negli altri territori indicati: come uscirne con i sindaci, per primi, sulle barricate?

Numero 5: le violenze all’ambiente. Tanta resistenza da parte delle amministrazioni e dei cittadini si spiega così: non si fidano più. Di nessuno. Scempi senza tregua sono avvenuti in silenzio. Interi territori martoriati. Senza compensazioni economiche ambientali. Discariche abusive a macchia di leopardo, ancora in attesa di bonifica. Milioni di ecoballe ammassate in più aree, e nessuno può dire quando, effettivamente, saranno smaltite. Zone militarizzate. Infiltrazioni malavitose. Persino quelle che dovevano essere le discariche gioiello sono al centro delle indagini della Procura. E la camorra approfitta delle proteste. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?

Numero 6: la raccolta differenziata sotto la soglia del 20%. Come non bastasse non decolla il “porta a porta” anzitutto nel capoluogo campano, anche se il sindaco Luigi de Magistris ha già approvato una delibera per rilanciare il servizio. Per migliorare i risultati, il piano in realtà era già stato elaborato dall’amministrazione Iervolino e, su questo punto, i cittadini sono tutti d’accordo a collaborare. E incalzano: perché la soluzione è rimasta nel cassetto?

Numero 8: i finanziamenti bloccati. Tra i motivi, la carenza di liquidità e le risorse contingentate nelle casse di Asìa, la società partecipata del comune per la cura dell’igiene; mentre fondi ad hoc sono stanziati e bloccati dall’Unione europea, che vuole vederci chiaro sui programmi della Campania. Il dubbio di Bruxelles: i progetti presentati sono davvero efficaci?

Numero 9: gli impianti di compostaggio fantasma. Ed emorragia delle altre risorse economiche disponibili. Duecento euro a tonnellata, sei milioni l’anno solo in città: è la spesa per smaltire la parte organica dei rifiuti fuori regione, visto che a Napoli in primis non è operativo nemmeno un impianto di compostaggio per trattare l’umido. Controsenso per una città che punta ad accelerare sulla raccolta differenziata, è quanto evidenziato da de Magistris che s’è impegnato a colmare le carenze strutturali; mentre l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano ha appena stanziato 11 milioni per completare i 3 impianti già in costruzione in Campania. D’altra parte, è questo il residuo della spazzatura, l’organico, che produce percolato, dunque miasmi e proteste da parte dei residenti quando il rifiuto non viene smaltito in una discarica tenuta perfettamente a norma. Legittimo domandarsi: se tutto è così chiaro, come mai non è stato già spezzato questo circolo vizioso?

Numero 9: il termovalorizzatore della discordia. Il nodo più intricato, che non consente di sciogliere il futuro. Ad Acerra è operativo un inceneritore (e, per motivi di manutenzione, può accadere che non tutte le linee siano a regime), a Salerno un altro è in costruzione. A Napoli, invece, il presidente della Regione, Stefano Caldoro, è stato chiamato dal governo a seguirne l’iter nel 2016 per la realizzazione dell’inceneritore attraverso i speciali poteri attribuiti dal governo. Ma il neoeletto sindaco, Luigi de Magistris, sin dalla campagna elettorale si è opposto al progetto nella periferia est, puntando su un piano alternativo.

Numero 10: la battaglia legale. L’Asìa, con la svolta de Magistris, ha già presentato ricorso al Tar contro la realizzazione del termovalorizzatore a Napoli, E, a differenza delle audaci promesse della prima ora, questo scontro lascia intravedere sviluppi dall’esito affatto scontato: quale sarà, in questo caso e dunque su tutto, la strategia vincente?


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Commenti

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Il 23 Giugno 2011 alle 18:15 thanatos ha scritto:

prima di tutto vorrei sapere cosa ci fa quella megera con il tricolore sui rifiuti,cosa vuole dimostrare?Commenti,ma perchè cè da fare un commento sull’unica città al mondo con le strade piene di monnezza,dove i cittadini protestano ma per contro impediscono ai camion di raccoglierli,dove non vogliono discariche,bruciatori e simili,dove i ragazzini,pagati da chi?,gettano i rifiuti in mezzo alla strada,sopra e addosso alle auto che pasano.No comment.

Il 24 Giugno 2011 alle 9:18 nhico ha scritto:

Il re del fumo De Magistris ha fatto male i conti. Perché una cosa è fare il pm e chiedere al gip(che mai nega) mandati di arresto in base a fumose argomentazioni, altra cosa ancora è dare alla testata giornalistica amica chilometriche intercettazioni per farle pubblicare e stare a guardare l’effetto che fa, altra cosa ancora è partecipare a Annozero e fare il taumaturgo dalle mani miracolose che tutto risolve al solo tocco delle dita, altra cosa ancora è, invece, amministrare una grossa città. Se poi la metropoli si chiama Napoli, tutto diventa più complicato. E se a questo si aggiunge che la sua visione politica non va oltre la punta del suo naso, perché di questo si tratta se è vero, come è vero, che a Strasburgo ha pugnalato alle spalle la regione campana, per mera idiozia ideologica (facendo bloccare i fondi Fas per la regolarizzazione del ciclo dei rifiuti,) i guai di Napoli saranno destinati a moltiplicassi. Fino a far rimpiangere ai partenopei l’ inconcludente Rosa Russo Iervolino. Però possono sempre rivolgersi a San Gennaro.

Il 24 Giugno 2011 alle 9:54 degrel0 ha scritto:

Il comune di Napoli deve essere commissariato,non ci sono altre soluzioni.e il Presidente Napolitano non se la prenda con il Governo che per Napoli ha fatto fin troppo ma dica come stanno le cose in realtà, senza scaricare le colpe su chi non ne ha.

Il 24 Giugno 2011 alle 12:03 p.a.d ha scritto:

Ragazzi, facciamoci quattro sane risate e sdrammatizziamo un po!

DE MAGISTRIS S’È TAGLIATO I FONDI E IL BLOCCO LO DECISE DA SOLO…

Gigino nella palta, la fesseria dell’ex pm: da europarlamentare bloccò aiuti Ue sui rifiuti per affossare Silvio. Invece ci ha rimesso lui.

“Oggi, mercoledì, è l’ultimo giorno: poi la truffa napoletana sarà completata. Luigi De Magistris, nonostante le promesse, non è riuscito a liberare la città dai rifiuti. Anzi. Martedì ha attaccato chi “non accetta la svolta politica” e ha ’scoperto’ che in Campania esiste la camorra. E i dipendenti del servizio pubblico sono stati scoperti mentre spostavano i rifiuti da un lato all’altro della strada: questo il piano dell’ex pm? Segue l’articolo di Peppe Rinaldi.

Chissà quale potere occulto avrà impedito al sindaco De Magistris di tenere a mente quel che sei mesi fa fece l’europarlamentare De Magistris. Capita che il secondo, in un certo senso, si sia preventivamente messo di traverso al primo.

In che modo? Questo: il 26 gennaio del 2011, il gruppo Alde (la cosiddetta “sinistra indipendente”) al Parlamento europeo presenta una risoluzione particolarmente dura in materia di rifiuti, al cui paragrafo 5 si legge: «Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di prolungare sine die la sospensione dei fondi Ue stanziati per i progetti nel settore dei rifiuti della regione e mantenerli congelati fino a quando non sarà pronto un piano per la gestione dei rifiuti stessi verificabile e concordato da tutte le parti interessate». Indovinate chi è stato il primo firmatario della risoluzione? L’eurodeputato dell’Idv Luigi De Magistris. Si parla dei “famosi” 145 milioni di euro di fondi Fas bloccati a Bruxelles, destinati alla Campania per la regolarizzazione del ciclo dei rifiuti: soldi, si badi bene, destinati all’intera regione e non solo a Napoli città come da più parti si è detto, soprattutto in campagna elettorale. Un bel grattacapo per l’altro De Magistris, cioè quello arancione della rivoluzione partenopea: che, manco a dirlo, proprio oggi avrebbe dovuto essere in Belgio insieme al presidente della Regione Caldoro per tentare un abboccamento e convincere l’Ue a scucire un po’ di denaro.

Quasi provvidenziale l’emergenza di queste ore: il rischio che i papaveri europei guardassero straniti quella stessa persona che sei mesi prima aveva fatto fuoco e fiamme per far sì che quei fondi non venissero sbloccati, era concretamente alto. La notizia l’ha tirata fuori la deputata a Strasburgo del Pdl, Erminia Mazzoni, attraverso le colonne del Corriere del Mezzogiorno, unica testata locale campana sfuggita sinora all’innamoramento per il nuovo Bassolino. La Mazzoni, con comprensibile ironia, ha espressamente parlato di «evidente sdoppiamento di personalità di De Magistris». L’europarlamentare fu infatti il più duro nell’aula francese all’atto della sottoscrizione della risoluzione (le altre firme erano dell’immancabile Sonia Alfano, di Niccolò Rinaldi, di Giommaria Uggias e di Adina-Ioana Valean): il non ancora sindaco De Magistris insistette molto in commissione ed in aula, spingendo affinché l’Europa avviasse l’ennesima procedura d’infrazione contro l’Italia (punto n.13 del documento).

C’era da infastidire il governo del Caimano, ovvio, era andato lì per questo. Dopo qualche tribolazione e al termine di una normale trattativa politica, quel paragrafo 5 della risoluzione vide sostituire il “ chiede” e il “sine die” con un più cauto “ribadisce che”: il risultato non cambia di molto perché il documento conclude affermando che «i fondi strutturali destinati alla Campania saranno sbloccati non appena il piano di gestione dei rifiuti sarà conforme alla normativa Ue». Conforme alla normativa significa, tra l’altro, una cosa sola: la costruzione dei termovalorizzatori, altrimenti c’è da dire addio ai soldi una volta per tutte. Il sindaco che doveva pulire Napoli entro 5 giorni non risulta abbia intenzione di costruire quell’impianto: l’ha detto prima, durante e dopo la campagna elettorale, non c’è motivo di dubitare della sua coerenza. Sempre che il deputato europeo e il sindaco siano la stessa persona. Il governatore Caldoro e l’assessore all’Ambiente Giovanni Romano sono stati già due volte a Bruxelles per presentare il piano. Limato qua, limato là, il progetto del ciclo integrato poteva sperare di veder la luce, probabilmente perché la condizione necessaria per lo sblocco dei fondi si chiama fiducia: come, ad esempio, che un impianto venga costruito in 36 mesi invece che in dieci anni com’è successo con quello di Acerra. Ma ora che c’è un sindaco (tra l’altro ancora in carica come europarlamentare) che di farne un altro a Napoli est non vuol sentirne parlare, come la mettiamo?”

di Peppe Rinaldi

22/06/2011

http://www.libero-news.it/news.....lo___.html

Direi che non serve aggiungere altro. =)

Il 24 Giugno 2011 alle 21:48 angelo41 ha scritto:

La situazione a Napoli ha del paradossale.
Intanto l’ho trovata sempre sporca negli ultimi 50 anni; il problema ha antiche origini, poi gli stessi napoletani non sanno o non vogliono smaltire l’immondizia: no alla differenziata, no al termovalorizzatore, no al compostaggio,
no alle discariche, ma la monnezza dove cacchio deve andare a finire?

Il 25 Giugno 2011 alle 20:59 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:

De Magistris ha ragione!
“Io continuo ad essere ottimista e fiducioso e anche i cittadini, pur indignandosi, devono essere fiduciosi”. Se questi cittadini l’hanno votato turandosi naso, bocca e Cu**lo perché mai non essere ottimista, se Bassolino e Jervolino dopo aver sprecato tre miliardi senza spostare una virgola e neanche un depositare sacchetti inta, l’ufficio della Sindachessa miagolante? Io ho visto cittadino che bruciano ‘a munnezza e protestare con Molotov e bombe e magistrati che non seguito l’odore sei soldi che di certo puzzeranno di cacca: “ Colpa della camorra?” Ovvio, lo sanno pure i sassi, ma chissà perché questi Schiavettones sono più dediti alla bufala della P4 che inseguirli in capo non nel mondo ma a Capodimonte, già visto che quasi tutti stì mafiosi li beccano sotto casa, senza sparare un colpo, chissà! Così appare evidente che, qualcuno fa da sempre il doppio gioco, né?
https://profiles.google.com/vincenzoaliasilcontadino/posts/hLy3Mrg1rh4
http://vincenzoaliasilcontadin.....fonda.html

Il 28 Giugno 2011 alle 14:07 babylon ha scritto:

Non comprendo, veramente, non riesco a comprendere. Forse per mentalità, essendo veneto, non riesco a comprendere la passività con cui il popolo napoletano subisce queste angherie. Se fosse successo a noi, avremmo già organizzato camion da caricare di rifiuti per portarli in municipio. Ma è una cosa che si ripete: lo stato vi ignora e per trent’anni ci sono persone che continuano a vivere nei containers. Ma perché non mandate tutti al diavolo e piantate una bella tenda nell’atrio del municipio, dopo aver fatto crollare il container? Con tutte le case sfitte che ci sono, vedrete che una collocazione la trovano!
Insomma, mi pare che il peggior male dei napoletani sia la loro passività. Ma aggregatevi, e ripulite le strade, sopprattutto da quei quattro manigoldi che pretenderebbero di governarvi ed invece pensano solo alle proprie tasche!

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