Cari maturandi, dopo gli esami preparate le valigie

Esami di maturità al liceo  Liceo  Linguistico  S. Giuseppe in Via Rabbello il 22 giugno 2011 a Roma (ANSA/Mario De Renzis)

Esami di maturità al liceo Liceo Linguistico S. Giuseppe in Via Rabbello il 22 giugno 2011 a Roma (ANSA/Mario De Renzis)

laureati vadano all’estero, perché qui c’è posto solo per la manovalanza straniera. Non è difficile immaginare una scritta del genere, fra pochi anni, su un cartello affisso fuori dagli uffici, dalle fabbriche o nelle vetrine dei bar e dei ristoranti, dove spesso sbarcano il lunario molti di quei giovani che non sono riusciti a trovare un impiego adeguato al proprio livello di studio. Un’esagerazione? Mica tanto: i lavori usuranti o meno qualificati (e anche quelli con meno appeal) sono affidati sempre più a immigrati; il settore dei servizi, inoltre, che occupa il 70% degli italiani, non è poi così sviluppato come negli altri paesi europei: quindi, per molte mansioni il pezzo di carta è superfluo. Un quadro che forse dovrebbe essere ben chiaro ai maturandi di quest’anno. Dopo gli esami per il diploma, spetta loro un’altra fatica: riflettere sul futuro, una volta completato il ciclo di studi.

Per molti la prospettiva è la fuga. Una volta, infatti, i nonni e i bisnonni dei giovani di oggi emigravano per fame. I loro nipoti, invece, se ne vanno per trovare altrove quello che il nostro paese non è più in grado di offrire: contratti dignitosi (e non da fame), servizi pubblici efficienti e magari anche un welfare minimo per crearsi una famiglia (tipo i contributi e sgravi fiscali per le mamme e i papà in Germania).

Questa la realtà che emerge dal VI Rapporto della Fondazione Migrantes. Insomma, chi scappa non è più solo il carrierista incallito con un curriculum impeccabile. Altrimenti, per esempio, non si spiegherebbe il flusso verso la Spagna, paese che ha registrato un incremento degli iscritti all’Aire del 56% nel 2010 e che pur essendo economicamente più debole del nostro, attrae lo stesso molti giovani italiani. Perché forse è più bello fare il cameriere a Valenzia che a Bari o l’aiutocuoco a Barcellona che a Genova. Per non parlare delle peripezie in Italia per mettersi in proprio (bar o negozio che sia): burocrazia asfissiante, tasse, e anche la criminalità organizzata che strozza qualsiasi tipo di iniziativa imprenditoriale in molte regioni del Mezzogiorno. Insomma, le ragioni per andarsene, purtroppo, sono ancora molte.

Senza contare che i giovani italiani non sono più quei mammoni di una volta. Anzi, quattro su dieci se potessero, scapperebbero all’estero, e considerano la loro permanenza in Italia una sfortuna. E, non a caso, aumenta il numero di quelli che fanno le valigie: oltre 4 milioni gli italiani che vivono al momento all’estero, 90 mila in più del 2010, soprattutto donne (47,8 per cento) e giovani.

Certo che poi tra il dire e il fare ce ne passa: nel 2009 gli studenti che hanno fatto l’Erasmus (e cioè si sono avvalsi del programma europeo che prevede borse di studio per studiare all’estero) erano poco meno di 18.000 e solo 1.600  hanno compiuto un tirocinio presso imprese straniere, mentre oltre 42.000 sono risultati iscritti in atenei fuori confine. Cifre irrisorie rispetto alla marea dei giovani che non studiano e non lavorano: 2 milioni con un’età compresa tra i 15 e i 29 anni. Sono quelli che rimangono in Italia e snobbano i lavori più duri (ma in alcuni distretti le imprese fanno fatica a trovare periti industriali), per i quali sono pronte orde di loro coetanei, disposti ad attraversare il Mediterraneo con un gommone pur di vivere in Italia. Uno dei tanti paradossi dell’età contemporanea. O, se volete, l’ennesima conferma della saggezza di un antico proverbio: chi ha il pane e non ha i denti.

Commenti

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Il 23 Giugno 2011 alle 13:33 indigesto ha scritto:

Consiglio ai maturandi: vi raccomando, scegliete Sociologia, Scienze politiche, Filosofia, Lettere e Facoltà analoghe. E se non avete buoni agganci per fare i politici o i rivoltosi di successo, visto che con la mafia la politica è la principale “industria” del paese, preparate fin d’ora i bauli!

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