

Nella foto il sindaco Sergio Chiamparino alla manifestazione "Sì Tav" il 24 gennaio 2010 al Lingotto a Torino (ANSA/TONINO DI MARCO)
L’ex sindaco del Pd di Torino, Sergio Chiamparino, ha detto che «la Tav è necessaria perché è nient’altro che la ferrovia del XXI secolo». In un’intervista a il Messaggero inoltre si è detto soddisfatto della presenza ieri di 2.500 agenti delle foze dell’ordine chiamati a proteggere il cantiere: «Lo Stato ha dimostrato di esserci». Ma quanti a sinistra la pensano come lui?
A naso si direbbe pochi. Il riformismo da quelle parti non va più di moda, se non ai piani alti. Nella base, invece, prevale la rabbia contro lo Stato. Un esempio? Basta guardare la stampa online di orientamento progressista, cartina di tornasole del sentiment del popolo di sinistra: dà ampio spazio ai protagonisti della protesta, alle iniziative dei No Tav e alle loro ragioni (tipo qui e qui), mentre il partito del sì compare solo in qualche riga. E chi ha provato, invece, a fare il punto della situazione, criticando, anche se in maniera velata, l’operato dei molti agit-prop che hanno gettato benzina sul clima già teso di questi giorni in Val di Susa (tipo qui), s’è beccato più critiche che apprezzamenti. Spesso infatti è più facile cavalcare l’onda delle contestazioni che far capire le ragioni dei pro e contro; soprattutto per chi fa informazione (ma anche politica) e si rivolge a un pubblico di sinistra.
Del resto i referendum e le amminstrative hanno ampiamente suggellato l’egemonia della fazione più populista e radicale del centrosinistra, il cui simbolo è forse la promessa non mantenuta del neosindaco di Napoli, Luigi De Magistris, di liberare la città dai rifiuti in strada in soli cinque giorni. Quel popolo, insomma, protagonista delle proteste negli scorsi anni contro l’apertura delle discariche nel Napoletano e la costruzione di un secondo inceneritore, e che da dieci anni intralcia i lavori in Val di Susa, rischiando di far perdere all’Italia i finanziamenti di 671 milioni di euro dall’Europa. E che ha votato in massa sì al ritorno dell’acqua pubblica, perché concepisce le liberalizzazioni (e le infrastrutture) solo come modi per arricchire le grandi aziende a scapito dei cittadini.
Certo, sventrare le montagne per far passare strade e ferrovie o innalzare ciminiere comporta oltre che dei vantaggi anche dei rischi. Il paesaggio, poi, perde il suo fascino. Ma viviamo in una società complessa e per andare avanti abbiamo bisogno anche di impianti, strade, ponti e gallerie. Discorso banale, ma che pare non sia arrivato alle orecchie di chi dice sempre no. Con quali conseguenze? Ieri, per esempio, Scaroni (ad di Eni) ha ricordato che il prossimo inverno dovremmo fare a meno del gas dalla Libia. E ciò significa, molto probabilmente, che pagheremo di più il gas che ci arriva coi tubi dalla Russia, dalla Norvegia e dall’Algeria, che «già si sfregano le mani». Grazie anche a quegli enti locali e comitati che in tutti questi anni si sono opposti alla costruzione dei rigassificatori che ci avrebbero permesso di diversificare l’approvvigionamento.
- Martedì 28 Giugno 2011
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Commenti
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Il 29 Giugno 2011 alle 14:28 nicksergio ha scritto:
in genere apprezzo Chiamparino,ma questa volta no:giudico la TAV una costosissima ed inutile(per il prezzo)opera per il paese,con gravi rischi ambientali e benefici incerti…sicuramente un gran regalo alle mafie ed ai soliti grandi costruttori…oltretutto mandare 2500 poliziotti per una questione del genere sembrerebbe sproporzionato anche in nazioni in guerra come Israele,figuriamoci da noi!mi piacerebbe vederne la metà impegnati a Napoli nella repressione della grande e piccola criminalità….
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