

Il ritratto di Margaret Thatcher uno dei personaggi riconoscibili nella mostra ''Ritratti del potere volti e meccanismi dell'autorita'' in mostra nel settembre 2010 al centro di cultura contemporanea Strozzina alla fondazione Palazzo Strozzi di Firenze (ANSA /MAURIZIO DEGL'INNOCENTI)
Dovremmo suonare le campane a morto per il liberismo in politica economica, che pur aveva ispirato il centrodestra ai tempi di Forza Italia? Forse no. Perché quella ricetta - riassumibile nella formula meno Stato e più mercato - non era (o forse non è mai stata) adatta per un paese come il nostro, che notoriamente non vuole essere governato. Basta guardare l’esito del primo confronto interno alla maggioranza sulla manovra da 43 - 47 miliardi per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.
L’unico elemento chiaro del dibattito sulla manovra economica è che alla fine, a dispetto dei becchini che prevedevano l’implosione della maggioranza, il governo tiene e che il braccio di ferro tra Tremonti e Berlusconi sembra essersi concluso, non con le dimissioni del numero uno di via XX Settembre, come scriveva Repubblica un giorno sì e l’altro pure, ma con una sintesi che sembra accontentatre tutte le anime della maggioranza. Il duello è finito (per ora) con un sorriso, una battuta (quella del Cav: «Lei è il signor Tremonti?») e un abbraccio tra i due. Ma al di là dei rapporti tra gli esponenti del governo, il risultato del primo compromesso tra leghisti, pidiellini e tremontiani ha deluso molti osservatori.
In primis quelli di centrodestra, che chiedono il taglio delle tasse dall’inizio della legislatura e che sono rimasti invece a bocca asciutta anche questa volta: la legge delega sulla riforma fiscale non prevede alcuna riduzione del carico fiscale, ma solo una «rimodulazione» per arrivare a tre aliquote Irpef nel 2014 (20, 30, 40 per cento). Un punto che fa felice Tremonti, che si è sempre opposto alla riduzione della pressione fiscale in nome del rigore sui conti pubblici (che tanto piace ora all’estero), ma che certo non soddisfa quel ceto imprenditoriale soffocato da uno Stato ben più rapace rispetto a quello di altri paesi (qui la differenza del peso fiscale nei paesi più sviluppati).
Altro punto critico, su cui si è scatenata la stampa di centrosinistra, è la distribuzione dei tagli nei quattro anni: poca cosa quest’anno (1,8 miliardi), qualcosina l’anno prossimo (5 miliardi), con la giustificazione di non soffocare la ripresa, la vera e propria stangata arriverà, infatti, solo nel 2013 e 2014: 40 miliardi da distribuire equamente nei due anni. Una legge che colpisce per la sua «slealtà», scrive Repubblica, perché serve a «galleggiare» fino alla fine della legislatura per poi andare a pesare su quelli che verranno dopo. Il salasso, infatti, è previsto a partire dal 2013, anno in cui sono previste le elezioni per il rinnovo del Parlamento: quale coalizione si augurerebbe di vincere sapendo che dovrà poi dissanguare gli italiani?
Ma alla fine, la vera sconfitta, per ora, è la politica liberale. Un esempio? La manovra fiscale allo studio di Tremonti e connessa alla manovra sui conti pubblici, prevede tra gli altri punti anche l’innalzamento dal 12,5 al 20 per cento l’imposta sulle rendite (Bot esclusi). E’ il ritorno della patrimoniale, in sordina, per recuperare risorse che altrimenti non sarebbe possibile trovare altrove, se non riducendo drasticamente la spesa pubblica. Vi ricorse, infatti, nelle scorse legislature il centrosinistra ed è stata riproposta da uno dei suoi principali fautori: l’ex premier Giuliano Amato. E pare piacere a molti negli ultimi tempi anche nell’area moderata. Senza contare che i veri beneficiari della manovra fiscale di Tremonti saranno le famiglie (medio - basse) a scapito dei consumi: si vuole alzare l’Iva di un punto sulle aliquote più alte.
Insomma, di liberale c’è davvero poco anche in questa riforma. Del resto la formula che rese famosa la Thatcher negli anni ‘80 era semplice, quanto brutale: favorire la crescita tagliando le spese. Sul primo punto, in Italia, sono ovviamente tutti d’accordo: si tratta di distribuire risorse e di diminuire le tasse. Quando invece bisogna prendere in mano le forbici tutti (ovviamente) si tirano indietro. Un altro risultato dell’incontro di ieri, infatti, è che Tremonti non potrà più decidere da solo i tagli ai dicasteri: potrà stabilire solo il budget da eliminare, perché sulle modalità avranno voce in capitolo anche gli altri ministri. Chissà cosa ne uscirà fuori nelle prossime settimane. Intanto, come ha scritto pochi giorni fa un liberale vecchio stampo come l’ex ministro Antonio Martino, «il tempo dei leader come Churchill, Reagan o Thatcher sembra essere tramontato». Martino chiedeva di tirar fuori il coraggio. Appello rimasto inascoltato.
- Mercoledì 29 Giugno 2011
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Commenti
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Il 29 Giugno 2011 alle 15:22 strangelove ha scritto:
Le campane suonano a lutto anche per il PdL, Lega inclusa, dopo una riforma di questo tipo.
Che differenza c’è tra Tremonti e Visco?
Questa segna una perdita di credibilità permanente per il PdL.
Non potranno mai più promettere alcunchè senza venire tacciati di essere dei semplici traditori e voltagabbana.
Il 29 Giugno 2011 alle 17:55 Manovra finanziaria: campane a lutto per il neoliberalismo | Notizie Più ha scritto:
[...] the original here: Manovra finanziaria: campane a lutto per il neoliberalismo Segnala presso: Articoli CorrelatiBattiquorumAlfano tranquilizza: «C’è l’accordo sulla [...]
Il 29 Giugno 2011 alle 19:37 pv21 ha scritto:
Trio Pomata >
BOSSI si mostra soddisfatto per l’ottenuta revisione del patto di stabilità per i comuni virtuosi.
BERLUSCONI è soddisfatto del clima di “coesione” che rafforza l’immagine del governo.
TREMONTI è soddisfatto di fare il “rigoroso” in un clima di “collegialità”.
TUTTI e 3 sono d’accordo nel privilegiare la “prudenza”.
Quella “prudenza” che suggerisce di “spalmare” nel tempo una “cura” da circa 47 miliardi.
Si parte con meno di 2 mld nel 2011 e si sale a 5 nel 2012. Il “piatto forte” della manovra (40 mld) viene “rinviato” a fine legislatura.
Resta da capire il peso e la portata di aliquote fiscali “rimodulate”.
In autunno toccherà anticipare i “sacrifici” da fare?
Oggi è vitale non creare allarmismi prematuri.
Intanto la crisi, ex-ripresa passata a “semi-crescita”, continua a gravare sul paese come SE FOSSE STAGNAZIONE …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 30 Giugno 2011 alle 7:51 boghero ha scritto:
Ora abbiamo la prova che non esiste proprio un partito liberale in Italia. Il partito più a destra è comunque più a sinistra dei Laburisti Inglesi.
Grandissima delusione, prevedo severa batosta alle prossime elezioni, con tasso di astensione discretamente elevato. L’unica differenza tra i due schiramenti è la maggiore omogeneità nei partiti.
Con questa pressione fiscale sulla produzione, il tradimento del centrodestra porterà sicuramente “a diversificare” la produzione, non c’è più speranza, non vedo occasione di crescita.
La nostra “sala macchine” produrrà meno ciccia.. e poi avanti con tagli lineari e patrimoniali, giusto per non fare i Greci… senza capire che se non si taglia e di brutto spesa pubblica per dare slancio alla produzione, prorpio in grecia si va a finire.
Silvio, se hai un po’ di coerenza e dignità.. non ti candidare la prossima volta.. evita stà figuraccia.
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