Processo Eternit: nel pullman dell’amianto


Il Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, oggi 14 giugno 2011 durante la requisitoria contro gli imputati del maxi-processo, in corso a Torino, ai dirigenti della multinazionale svizzera Eternit per migliaia di persone morte e ammalate per l'amianto. ANSA/DI MARCO

Il Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, oggi 14 giugno 2011 durante la requisitoria contro gli imputati del maxi-processo, in corso a Torino, ai dirigenti della multinazionale svizzera Eternit per migliaia di persone morte e ammalate per l'amianto. ANSA/DI MARCO

Lo chiamano «polverino». Doveva essere la svolta, la polvere per il paradiso, la magica sostanza come quella che sparge la fatina Trilly per dare benessere a tutti. E invece è diventata la maledizione di una città intera. A 25 anni dalla chiusura dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato si continua a morire. Se ne sono andati già in 1.800, altri 1.200 sono malati di mesotelioma o di asbestosi. Muoiono al ritmo costante di 50 all’anno perché queste due malattie si manifestano molto tardi e quindi tremano i tanti che hanno lavorato per l’Eternit o più semplicemente hanno abitato nelle strade vicine allo stabilimento dove il «polverino» veniva diffuso dagli impianti di aerazione senza filtri di alcun tipo. Muoiono le mogli degli operai, quelle che lavavano le loro tute piene di polvere letale. Le sorelle, i figli, le cognate, i suoceri. Muoiono i parenti. E nessuno sembra fermare questa strage che continua e continuerà, perché a Casale di amianto e di polverino ce n’è ancora ovunque.

Al processo di Torino, iniziato un anno e mezzo fa, c’è sempre la tribunetta del pubblico piena. Sono i malati e i familiari delle vittime di Casale che a ogni udienza partono alle 7 del mattino con i pullman e si siedono lì con un cartellino giallo attaccato alla maglietta che dice: «Eternit: giustizia!». È la stessa scritta che campeggia su migliaia di bandiere tricolori appese alle finestre in città. Giustizia, una parola che invocano sui pullman che corrono verso l’aula bunker.

«Pensi che per anni l’Eternit regalava ai dipendenti i sacchi di polverino come una specie di benefit aziendale: per rifare l’aia, coibentare i tetti e proteggere dal freddo. Una sorta di polvere magica che con l’acqua diventava dura come un cementino sottile»: lo racconta Bruno Pesce, ex sindacalista, segretario della Camera del lavoro di Casale per 15 anni, in prima fila nella battaglia contro i dirigenti dell’azienda e che oggi dà una mano all’Associazione vittime dell’amianto.

La presidente si chiama Romana Blasotti, ha più di 80 anni e per l’amianto ha perduto nell’ordine: il marito, la sorella, la nipote, la figlia e un cugino. Di solito viene anche lei sul pullman, ma oggi non se l’è sentita. «Non siamo mai meno di due pullman, spesso ne riempiamo cinque, sei, 10. Vedrà che il giorno della sentenza porteremo a Torino migliaia di persone». Lo promette Susanna Balzarro, 44 anni, titolare di un bed & breakfast in collina. Suo padre è morto di mesotelioma: «Mai lavorato all’Eternit, è bastato respirare l’aria intorno allo stabilimento». Sui pullman l’età media è alta. Vittime tra i bambini non ce ne sono e la fabbrica ha chiuso nel 1986. Però questi anziani non sono né stanchi né rassegnati. Magari molti sono malati, fiaccati dalla corona di lutti, ma credono che si farà giustizia. Per loro la giustizia può coincidere solo con la condanna dei due imputati e, poi, con un cospicuo risarcimento.

Maria Ottone ha 76 anni e ha perduto suo fratello, sua cognata e suo padre: «Mio fratello se n’è andato in 50 giorni: mesotelioma al peritoneo. Sua moglie poco dopo: lavava gli abiti da lavoro di mio padre e mio fratello. Mio padre si è ammalato di asbestosi. Ci tengo a dire che non ho accettato la loro offensiva proposta di risarcimento (qualcuno ha firmato anche per poche migliaia di euro pur di non costituirsi parte civile, ndr) e mi aspetto che vengano condannati e siano costretti a spendere per bonificare il territorio».

Mentre il mesotelioma è un tumore maligno ai polmoni, che spesso colpisce altri organi ed è dovuto proprio all’amianto, la asbestosi è un’infiammazione della pleura e si manifesta anche 30-40 anni dopo l’inalazione dell’asbesto, il nome greco dell’amianto. Come vive un malato di asbestosi? Giovanni Amich ha 85 anni ed è anche lui sul pullman: «Non la auguro a nessuno, nemmeno ai dirigenti dell’Eternit. Dormo un’ora e poi mi devo alzare. A letto devo avere tre cuscini e quindi riposo da seduto tanto è forte la tosse. Sembra di avere migliaia di spilli nei polmoni. Mi ha salvato il mio amore per la libertà. Prima di entrare all’Eternit guidavo il camion della Shell. Però quel posto era ambito, mi davano più soldi per sole otto ore e poi niente più strade, pioggia, neve. Ma dopo tre anni mi mancava la strada e mi sono licenziato. Quelli mi dicevano che ero matto, ma non li ho ascoltati. Oggi dei compagni del mio reparto non ne è rimasto vivo nessuno».

Un altro vagamente fortunato è Renato Palazzo, 71 anni: «Mio fratello è morto di asbestosi e io ho la stessa malattia. Mi ha salvato il licenziamento. Mi avevano trasferito al silos, dove si lavorava l’amianto puro, quello blu, il peggiore. Io lo sapevo che era pericoloso e me ne sono andato». La moglie Giovanna Marchisio lo abbraccia: «Avremo giustizia, perché la gente di Casale, come quella di Bagnoli, Avagnolo e Rubiera (le sedi dei quattro stabilimenti Eternit in Italia, ndr) se lo merita». Tra i tanti nomi dei parenti sul pullman, tra Arcangelo Palladino (suocero morto) e Laura Giordano (mamma e sorella), tra Rosangela Cammino (padre e zio) e Pietro Condello (malato di asbestosi), tra Lidia Zanellato (mamma e papà) e Luisa Ungarelli (marito), c’è anche un uomo che non è malato e non ha alcun parente scomparso per l’amianto. Si chiama Valentino Francese, 41 anni, originario di Tremonti, Salerno. A Casale ha una pizzeria che di lunedì è chiusa. E lui, da due anni, ogni lunedì viene sul pullman: «Lo faccio per solidarietà con i miei concittadini. Ho capito che questo è il problema di Casale e voglio che sia risolto. Penso ai miei figli».

L’amianto terrorizza ancora generazioni di casalesi. Che sperano in un futuro diverso e quando Raffaele Guariniello, pm di lungo corso, prende la parola per la seconda udienza di requisitoria, lo ascoltano con attenzione e fanno di sì con la testa. Perché hanno capito che il polverino e i suoi fantasmi possono forse essere sconfitti.

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Il 13 Febbraio 2012 alle 15:41 Torino, processo Eternit. Condannati i manager a 16 anni di reclusione « IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI ha scritto:

[...] nei mesi scorsi, dal settimanale Panorama e pubblicato anche sul sito di cui indico il link: http://blog.panorama.it/italia/2011/06/29/processo-eternit-nel-pullman-dell%E2%80%99amianto/ Share this:TwitterFacebookEmailStampaLike this:LikeBe the first to like this [...]

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