

"In quattro cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura" aveva detto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, poco dopo l'elezione. ANSA/CESARE ABBATE/
Alessia Schisano, una dirigente provinciale del Partito democratico che votò per lui nel ballottaggio, glielo aveva detto un minuto dopo la vittoria che non sarebbe stato facile. Anzi, tenuto conto del contesto, Napoli e la sua eterna emergenza monnezza, aveva fatto di più: gli aveva regalato un corno. Un corno di plastica rossa, che oltre alla funzione scaramantica, se palpato, può averne pure una antistress. Lui l’aveva guardata con sufficienza: «Io un “occhi secchi”?», modo di dire partenopeo che significa più o meno: sguardo che lascia stecchiti. Un menagramo, insomma.
Ma alla vigilia dell’insediamento il neosindaco Luigi De Magistris non si era ricordato di quel preziosissimo scacciaguai. E così aveva annunciato baldanzoso che in cinque giorni (riquadro a pagina 66) avrebbe tolto dalle strade le colline di sacchetti di plastica, che in alcuni punti del centro storico erano arrivati ai primi piani dei palazzi. Beh, si sa come vanno certe cose, soprattutto a Napoli. Alle promesse la gente non crede più, visto che da quasi vent’anni l’immondizia si accumula come le chiacchiere a vuoto. E nessuno ha preso sul serio la guasconata del nuovo primo cittadino.
Sì, «poteva risparmiarselo quell’annuncio populista, neppure richiesto: non gli ha fatto fare una bella figura» dice Daniele Sepe, il musicista jazz che non fa mistero delle sue simpatie per la sinistra radicale, una delle componenti della giunta De Magistris. «E poi» aggiunge «ha cercato di metterci una pezza parlando di sabotaggi contro di lui e chiamando in causa regie invisibili della camorra e di poteri occulti. Ma davvero pensa che i napoletani non sappiano come stanno le cose, che se avesse vinto il suo avversario, Gianni Lettieri, avremmo avuto lo stesso la monnezza nelle strade?».
Già, gli fa eco un’altra icona dell’arte e della cultura napoletana, lo scrittore Raffaele La Capria, «in questo caso, i misteri non esistono: se 15 anni dopo la dichiarazione dell’emergenza rifiuti si è tornati al punto di prima, una ragione c’è. E qualcuno deve dire qual è». Uno che certo non si tira indietro, quando c’è da dire come stanno le cose, è Marco De Marco, direttore del Corriere del Mezzogiorno e autore di Terrorismo, un fortunato saggio uscito dalla Rizzoli sulla pessima abitudine dei meridionali di scaricare smpre addosso a qualcun altro la colpa dei propri guai. A volere sintetizzare brutalmente, senza però allontanarsi dalla realtà, «sì è tornati al punto di partenza perché si sono detti troppi no» dice con la consueta franchezza. Aggiungendo subito un pizzico di veleno: «Vogliamo dirla tutta sino in fondo? La causa dei nostri problemi non è la camorra, quella semmai è una delle conseguenze, ma la classe dirigente che noi abbiamo espresso e la sua cultura».
La sua cultura populista, per dirla con una parola alla moda. Il suo vizio di cavalcare le ondate emotive per trarne benefici elettorali, di invocare continuamente interventi dall’alto, invece di prendere decisioni dolorose quando è necessario. Insomma, la cultura dell’interdizione perpetua per paura di assumersi delle responsabilità. Non è così, forse? Non è proprio per questo motivo che i napoletani sono costretti a vivere questa ormai eterna emergenza rifiuti?
Si potrebbe fare la storia di questi ultimi 15 anni. Ma basterà ricordare gli episodi più clamorosi di protesta, per le discariche di Pianura (che neanche Rosa Russo Iervolino voleva riaprire), Chiaiano, Terzigno, Serre e Ariano Irpino, ma anche per il termovalorizzatore di Acerra, sul quale si scatenò l’inferno. E meno male che la politica non sempre si è fermata.
Perché questo chiedevano i capipopolo: di fermarsi. Tra i più noti, passati e presenti, spiccano l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, l’ex assessore comunale Giorgio Nugnes (poi morto suicida), il consigliere comunale Marco Nonno («Le periferie sprofondano sempre nei rifiuti ma non si vedono soluzioni» dice oggi, beffardo), Carlo Migliaccio dell’Idv, Rosario Lopa del Pdl, tutta la sinistra radicale, da Fausto Bertinotti in giù. E tanti altri ancora.
Nel 2008 Silvio Berlusconi nomina commissario straordinario Guido Bertolaso. Che trova i siti. Ma quello che succede dopo lo racconta, ancora adesso incredulo, Virman Cusenza, direttore del Mattino. Cusenza vede realizzarsi l’incredibile: in tutte le aree destinate a ospitare gli impianti esplode la rivolta, a guidarla sono ancora i sindaci, a cui si aggiungono, questa volta, anche i parlamentari locali. Ci sono tutti: dall’estrema destra all’estrema sinistra.
È una protesta bipartisan.
Ma il più accanito di tutti è il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, ex Rifondazione, nemico giurato di Antonio Bassolino. Insieme a De Magistris, ora Sodano sostiene il no all’inceneritore nella zona di Napoli Est, ma dice sì ai siti temporanei di Acerra e Caivano, dove fino a qualche mese fa era una specie di eroe del popolo del no. La delusione è grande al punto che il commissario regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, ora ne prende le distanze: «Acerra non può avere un nuovo sversatoio e neanche Caivano. Sono due territori che hanno già dato tantissimo e Sodano lo sa bene perché abbiamo realizzato tante battaglie assieme. Ad Acerra c’è addirittura l’inceneritore di tutta la Campania». Contro il quale Borrelli e Sodano organizzavano i pullman da tutta Italia.
Il resto è la cronaca freschissima di questi ultimi giorni e settimane. I rifiuti per strada, l’emergenza, i no dei sindaci della provincia. Da Boscoreale il primo cittadino Gennaro Langella parla di «battaglia sacrosanta di cui vado fiero», Tommaso Esposito di Acerra insiste sulla «priorità della bonifica», mentre il sindaco di Caivano afferma: «Il nostro territorio non lo merita, abbiamo già Stir ed ecoballe. Altra spazzatura no!».
Intanto sono tornate in piazza anche la mamme vulcaniche, che si oppongono all’ipotesi di ampliamento della discarica del Vesuvio: «Si sono incatenate fuori dello sversatoio. Urlano che non permetteranno che i propri figli muoiano e che lotteranno per la difesa dell’ ambiente e della salute. Tutti condividiamo la protesta» dichiara Fernando Servino, dei Verdi dei paesi vesuviani. E da Giugliano Luigi De Martino, presidente della pro loco del litorale domizio, denuncia «i comportamenti contraddittori di sindaci e autorità locali che da un lato cavalcano le barricate e dall’altro avallano o accettano le decisioni contrarie, come quelle del presidente della provincia Luigi Cesaro».
Lo scrittore Erri De Luca, a suo tempo firmatario di appelli a sostegno delle proteste, ora fotografa così la situazione: «Questa spazzatura è diversa da tutte le altre, è campo di battaglia fra due poteri, quello nuovo di un’amministrazione eletta per fare piazza pulita non solo dei rifiuti di superficie ma degli affari illeciti che ingrassano sull’emergenza. È una spazzatura spartiacque: puzza lo stesso o peggio pure perché è estate piena, ma è contesa da due forze opposte: la nuova amministrazione e la camorra. Una delle due uscirà sconfitta. Perciò la vedo come spazzatura concime di futuro. La partita è aperta di fronte agli occhi del mondo e va vinta, a costo di buttare la spazzatura nel Vesuvio».
Il difetto, osserva con distacco un altro scrittore napoletano, Ruggero Guarini, «è quello che c’è a monte di tutti i guai napoletani: una cultura prevalentemente di carattere storicista che ha determinato una funzione di compensazione di fronte alla decadenza della città. L’intellettuale, che non è più al centro, compensa il senso di frustrazione salendo sui trampoli. E così si è portati all’astrazione, si è incapaci di percepire l’importanza del presente e di sporcarsi le mani con i problemi dell’amministrazione».
Già. Si è accorta anche la curia che adesso è giunto il momento di sporcarsi davvero le mani con i problemi della città. «La situazione è diventata insostenibile» dichiara l’arcivescovo Crescenzio Sepe. «Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Noi per primi siamo pronti a fare la nostra parte attraverso la comunità parrocchiale». Insomma, ora è scaduto il tempo dei no.
(ha collaborato Maria Pirro)
- Venerdì 1 Luglio 2011
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Commenti
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Il 2 Luglio 2011 alle 7:42 Napolibit » De Magistris: Soddisfatto dalle parole del Presidente Napolitano – diariodelweb.it ha scritto:
[...] del primo cittadino di Napoli è …Napoli, sceneggiata leghistaEuropaquotidiano.itNapoli, la capitale dei rifiutiPanorama (Blog)De Magistris ha convinto Napoli a produrre meno rifiutiLinkiesta.itil [...]
Il 2 Luglio 2011 alle 12:31 lapolide ha scritto:
Napoli con i suoi rifiuti è stata premiata:
“Pullecenè” gli ha regalsto persino il “sindaco” che non capisce niente di come si fa il….Sindaco; che fa promesse da “Ridi Pagliaccio” sapendo di non poterle mantenere.
Così i napoletani con il loro fare guascone e scanzonato, lo stanno prendendo per i “glutei” da tutte le parti; me lui, il sindsco, per la sua limitata intellighenzia, non se ne accorge neppure.
Ma lo sa il “Demagistrisgiudicea riposo” che esistono scuole specializzate che insegnao a come fare il sindaco di una Città ?
Si informi quel presuntuoso Sinistro “so-tutto-mi”, prima di chiedere i soldi al Governo ( leggi Italiani) per poi destinarli altrove.
Ma non c’è da preoccuparsi perchè, secondo me, i Napoletani sono più furbi di lui e lo manderanno a…..”Chillo Paese” al momento giusto ( l’Uomo del Colle permettendo).
Ve lo dice un figlio di Napoletano verace qual sono; Ad maiora guagliò……
lapolide
Il 2 Luglio 2011 alle 15:45 indigesto ha scritto:
Bel titolo, giovanni.fasanella!
Si sa benissimo quale Capitale prestigiosa fosse Napoli prima dell’unità d’Italia.
Solo di recente è diventata la capitale della politica delinquenziale della penisola, contigua alla malavita a cui è stato dato modo di allignare. Ma questo alla magistratura poco interessa, figuriamoci ai media!
Può essere consolante che in Italia ci siano tante altre capitali di rifiuti..umani!
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