
Sicuramente è un record planetario. Nelle 14.952 pagine dell’inchiesta sulla cosiddetta P4, depositate dai due pubblici ministeri napoletani Francesco Curcio e Henry John Woodcock, si scopre che le telefonate intercettate, fra il luglio 2010 e il febbraio 2011, sono oltre 70 mila su una quindicina di utenze. Il numero è approssimato per difetto: sono più di 38 mila solamente le conversazioni registrate a Luigi Bisignani, l’imprenditore romano agli arresti domiciliari dal 15 giugno, l’indagato di favoreggiamento che i pm considerano come il ragno «al centro di una fitta tela di oscuri interessi».
Ma sono addirittura 4.415.628 le conversazioni (ambientali o realizzate attraverso internet), i messaggi di posta elettronica e i file che sono stati monitorati e registrati di nascosto dagli inquirenti in una stanza al terzo piano di piazza Mignanelli numero 3, l’ufficio romano di Bisignani. A renderlo possibile è stato il sistema informatico Querela, un virus inoculato nel pc dell’indagato, un Sony Vaio: con quel cavallo di Troia la Guardia di finanza è riuscita a trasformare l’elegante laptop del lobbista in un’eccezionale spia.
La statistica napoletana surclassa così il record delle circa 100 mila conversazioni registrate in sei mesi da un’altra inchiesta famosa, quella sul caso Ruby (Panorama 5 del 27 gennaio) che vede Silvio Berlusconi rinviato a giudizio per concussione e prostituzione minorile: tra luglio e dicembre 2010 gli inquirenti milanesi erano riusciti a intercettare le telefonate di una ventina di persone.
In comune le due indagini hanno non soltanto numeri da follia, ma anche una clamorosa ricaduta mediatica. Così com’era accaduto in gennaio per il Rubygate, dal 16 giugno i quotidiani (scegliendo in base al proprio orientamento) hanno pubblicato a decine le conversazioni registrate dagli inquirenti napoletani. In massima parte si è trattato d’intercettazioni penalmente irrilevanti: una serie d’illazioni senza alcuna prova e di pesanti scurrilità ha comunque riempito le pagine dei giornali e riacceso l’infinita polemica sui limiti entro cui contenere le violazioni giudiziarie della privacy di indagati e non indagati.
Si è letto così di un ministro della Repubblica apostrofata come «troia, la più troia di tutte». Ma a scorrere tra le quasi 15 mila pagine depositate c’è davvero di tutto. Spiate totalmente inutili, in 99 casi su 100: come la telefonata in cui un interlocutore di Bisignani gli racconta che un famoso manager, ormai privo di aziende da amministrare, gira «con la borsa piena di giornali» per darsi un tono. Oppure là dove, conversando con un’amica, Bisignani le rivela di avere fatto la spesa: «Ho trovato la verdura, la carta igienica…». O ancora là dove, parlando con un amico politico del sindaco di una città pugliese, i due si dicono che «è un pazzo, un casinaro, una cosa bestiale». La privacy è continuamente violata.
In un solo caso gli inquirenti cancellano il numero del telefono di chi conversa con Bisignani. Chissà perché: è nell’intercettazione dove un tale (non si fa il suo cognome) parla di «sondaggi su di me, incredibili» e a Bisignani chiede «se magari senti Gianni», per sapere «che aria tira, cosa pensa lui». Anche se, aggiunge il tale «chi l’ha visto l’ha trovato molto… non suonato, ma frastornato».
Chiacchiere in libertà, insomma. Le prove della presunta P4 non si vedono, e comunque sono annegate in un mare di bla bla ininfluenti. Intanto, però, il sistema Querela adottato da Woodcock e da Curcio ha costi elevati: a sottolinearlo, in una lettera indirizzata ai due pm, è il comandante del gruppo di polizia tributaria napoletana, Luigi Acanfora, che il 16 marzo 2011 ricorda loro come il dispositivo sia attivo dal 13 dicembre, mentre «risulta che da circa 29 giorni il pc oggetto di monitoraggio non viene utilizzato (dall’indagato, ndr)». Il colonnello conclude: «Valutino le signorie vostre l’opportunità di cessare le operazioni, considerato l’elevato costo del sistema d’intercettazione telematico». S’ignora la risposta.
Dall’altra parte della barricata, i legali di Bisignani contestano intanto come illegittimo questo tipo d’intercettazioni, appellandosi a una sentenza con cui la Cassazione, nell’aprile 2010, aveva stabilito che potesse essere adottato soltanto per i pc della pubblica amministrazione. Si vedrà in tribunale.
- Lunedì 4 Luglio 2011

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Commenti
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Il 14 Luglio 2011 alle 9:44 giaguaronero ha scritto:
Partiamo da Bertolaso , Anemone e c’è stranamente sempre di mezzo lo IOR ( deve essere sicuramente il classico ” fumus persecutiones ” ), c’è anche un don bancomat di cui il Vaticano l’ha fatto espatriare e che l’Interpool non interferisce, abbiamo po i New - Entry che sono Istituzionalizzati Milanese,Bisignani, Papa , Romano e la comitiva di Generali della guardia di Finanza + qualche altro nome che ne è immischiato a Sua insaputa come Tremonti & Berlusconi ! Proprio una bella Compagnia di amici e parenti con le più alte cariche dello Stato ! Ma stiamo parlando di Repubblica Italiana o della Triade Cinese ?
Il 15 Luglio 2011 alle 14:30 Papa sì all’arresto, la Lega si astiene | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] le Autorizzazioni della Camera ha detto sì all’arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa, coinvolto nell’inchiesta P4. Alla votazione hanno preso parte Pd, Idv, Fli e Udc mentre il Pdl ha lasciato l’Aula della [...]
Il 22 Luglio 2011 alle 22:02 Zione ha scritto:
Genesi del rosso Giudiciume.
Ma come osi, mascalzone; ma come ti permetti di rispondere con tanta insolenza, scostumato che non sei altro; adesso ti faccio vedere IO chi sono e come si risponde alle Autorità col dovuto rispetto e pertanto ti faccio mettere subito ai topi, gridò paonazzo il feroce Fellone.
Così sbottò tutto incazzato, il Pavido Miserabile, che in quella fetida Cloaca (della bella e sfortunata Turin) la faceva da padrone, rivolto al povero Cristo, che per sua disgrazia gli era capitato fra le grinfie, quel maledetto giorno.
Al che il tapino chiese, per sua somma sventura, se il tizio oltre ad essere una celestiale potenza, fosse anche un terreno; immantinente, il vile Giudicione asserì che lui era un uomo (senza meglio chiarire …) e questa inattesa e sconcertante risposta subito lo sbalordì, ma dopo un attimo di riflessione gli diede la forza di rispondergli : “Strunz, allor si si n’omm, parl cu l’OMM, nun parlà che pann !!!”.
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