

L'arrivo nel marzo scorso del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Lampedusa accolto dal presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo
a cura di Paola Sacchi
Silvio Berlusconi è vivo e lotta insieme al centrodestra? A sentire i suoi oppositori, soprattutto quelli accecati da un odio irriducibile, gli schiaffoni presi con le amministrative e con i referendum avrebbero dovuto seppellire il Cavaliere e un’intera maggioranza di governo. Ma il 21 giugno, alla Camera, la fiducia sul decreto per lo sviluppo economico è andata oltre ogni aspettativa, con 317 voti favorevoli. Non solo, il capo dello governo ha pronunciato un discorso così pacato e responsabile da indurre anche i critici più severi a parlare di riaffermazione di una leadership politica, della resurrezione di un’immagine che troppo frettolosamente qualcuno aveva definito bolsa e appannata. Certo, Berlusconi e il berlusconismo non navigano in acque tranquille: la crisi economica (e la difficile gestione dei rapporti con il ministro Giulio Tremonti) pone il governo di fronte a sfide sempre più difficili e la gente chiede risposte sempre più immediate. Ma la batosta elettorale non è rimasta priva di conseguenze. Il presidente del Consiglio ha tentato di cogliere il messaggio arrivato dai propri elettori e ha accelerato il passo sia sulle riforme, a cominciare dal fisco, sia sulla riorganizzazione di quella macchina del consenso che va sotto il nome di Popolo della libertà: la nomina di Angelino Alfano alla segreteria unica sta lì a dimostrarlo. Riuscirà dunque il Cavaliere a invertire la rotta o è venuto il momento di mettere nel conto la fine irreversibile del suo regno? «Panorama» lo ha chiesto a 15 esponenti di prim’ordine del mondo del giornalismo, dell’imprenditoria, a economisti, sociologi, sondaggisti. La risposta che li accomuna è che Berlusconi è vivo, anche se «non vegeto», come dice Paolo Del Debbio. Su una cosa quasi tutti concordano: il Cavaliere c’è anche perché, a sinistra, non esiste un’alternativa in grado di trasformarsi in maggioranza di governo.
Nicola Piepoli, sondaggista.
Silvio Berlusconi non è morto: questo è lapalissiano. C’era, appunto, una volta il capitano Jacques de La Palice che morì in battaglia. I suoi soldati, per ricordarlo, misero questo epitaffio: «Il signor de La Palice è morto davanti a Pavia, ma un quarto d’ora prima di morire era vivo e combatteva bene». Dunque Berlusconi è vivo e se la cava come uno che combatte alla grande. Alle amministrative e ai referendum stava perdendo la battaglia, ma ora sta continuando a lottare. Un consiglio? Deve essere lapalissiano fino in fondo. Combattente
Giampaolo Pansa, giornalista.
Non è morto ma sta morendo. Il Pdl è in pezzi, il rapporto con la Lega è logorato. Per di più i problemi politici e finanziari che ha di fronte sono enormi. Dovrebbe ritirarsi e prima scegliere un delfino. Questa è l’unica strada per salvare sia il centrodestra sia la sua immagine personale e politica. L’ultima carta che può giocare ancora è la crisi del blocco opposto delle sinistre che non ha un leader e non ha un progetto. Questa è ancora l’unica arma di salvezza di Berlusconi. In bilico
Alessandro Campi, politologo e direttore della «Rivista di politica».
È vivo, ma è in grandissima difficoltà su molti fronti. Le vicende legate al gossip ne hanno colpito il prestigio nella considerazione degli italiani. Per salvare la sua maggioranza, dopo la rottura con Gianfranco Fini, ha dovuto mediare, convincere, fare insomma quella politica di Palazzo che non è mai stata la sua dimensione o quella che ha sentito come più autentica. Il suo problema è uscire dall’eterno gioco dell’oca di annunci e promesse. E stavolta ha margini davvero molto stretti. Colpito, ma non affondato
Emanuele Macaluso, direttore del «Riformista».
Il Cavaliere non è né morto né resuscitato: la fase che l’ha visto protagonista della politica italiana è conclusa. E lui stesso dovrebbe trovare la via d’uscita. Ma intanto c’è, ed è questa la contraddizione. E dal momento che il governo c’è, l’opposizione dovrebbe operare per realizzare le riforme istituzionali, che Berlusconi ha definito il punto fondamentale del suo programma: il Senato delle regioni, la riduzione dei deputati, l’accrescimento dei poteri dell’esecutivo. E io aggiungo la legge elettorale. Presente
Marcello Veneziani, giornalista e storico.
È già morto cinque o sei volte. Poi si rigenera. Anche stavolta reagisce, rimedia, muta stile e mostra energie. Però l’età avanza e il consenso arretra. L’Italia vive l’alternativa fra il vecchio e il nulla, tra il declino di un leader e il frastagliato niente. Un ciclo sta finendo; non subito, siamo forse all’inizio della fine. Ma in quel ciclo c’è dentro anche l’antiberlusconismo. Muore Sansone con tutti i filistei. Sorprendente
Stefano Folli, giornalista.
Ha rappresentato la personalità più forte di una lunga stagione, con la parziale eccezione di Umberto Bossi. Ha n’età importante e subisce l’usura di 17 anni al centro della scena, nel bene e nel male. Immaginare che sia in grado di ripartire con il dinamismo del 1994 è fuori dalla realtà. Egli stesso ne è consapevole e infatti il suo principale obiettivo è restare a Palazzo Chigi fino al 2013, fidando sulla carenza di un’alternativa. Però avrebbe bisogno di investire con più decisione sul suo successore. L’emergenza economico-finanziaria non lo favorisce. Resistente
Nicola Rossi, economista, ex consigliere di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi.
È vivo, ma galleggia. Penso che non abbia più nulla da offrire al Paese in termini di visione, la sua epoca è finita. Potrà galleggiare ancora un po’, com’è accaduto ad altri leader in passato. Ma galleggiare non è vivere. E oggi il Paese ha disperato bisogno di una politica che non si limiti a questo. Berlusconi però si può permettere di rimanere a fior d’acqua perché un’alternativa concreta non c’è. E di solito l’alternativa in un paese normale la offre l’opposizione.
Galleggiante
Matteo Colaninno, deputato del Partito democratico e imprenditore.
La fragile maggioranza potrà anche prolungare un governo allo stremo. Ma si respira un crescente desiderio di cambiamento e di affrancamento dal berlusconismo. La vittoria alle amministrative, il Pd primo nei sondaggi, gli esiti dei referendum fissano un trend che apprezza e sostiene sempre più Pier Luigi Bersani, mentre gli italiani non rispondono più alla chiamata di Berlusconi. Questo è il tempo della politica sobria e concentrata sulla soluzione di problemi enormi e complessi. Stremato
Mario Sechi, direttore del «Tempo».
È vivo, ma è ferito, deve riprendersi. Il premier e il Pdl vivono un momento difficile. Le sconfitte di Milano e Napoli e l’esito dei referendum pesano. Ma Berlusconi ha dimostrato di avere ancora una solida maggioranza parlamentare. Può dunque continuare a governare. Ho scritto: «Io sono ancora berlusconiano, è Berlusconi che non lo è più». C’è stato un dibattito online con centinaia di interventi a favore della mia tesi. Questo significa che il berlusconismo è vivo e sta a Berlusconi recuperarne la guida. Ferito, ma vivo
Franco Debenedetti, economista, ex senatore ds.
È entrato nella fase finale della sua parabola politica, che è sempre più turbolenta. Ma altri sono gli interrogativi. Quanto tempo durerà? Continuerà il percorso che ha portato il centrodestra al potere, e a opera di chi? Durerà il bipolarismo, una delle non molte cose positive che si devono riconoscere a Berlusconi? Riuscirà il centrosinistra a darsi una politica diversa dall’antiberlusconismo che per 17 anni è stato il suo faro? Destabilizzante
Luca Ricolfi, sociologo.
Berlusconi, più che essere morto, sta invecchiando inesorabilmente. Lo si vede dalla faccia, dalla cadenza delle sue parole, ormai indistinguibile da quella dei professionisti della politica. Ma soprattutto da quel che dice: Berlusconi, ma lo stesso vale per Umberto Bossi, ha perso completamente il contatto con la realtà, non ha ormai la minima idea di quel che passa per la testa dell’italiano medio. Invecchiato
Marco Tarquinio, direttore dell’«Avvenire».
Di sberle elettorali non è mai morto nessuno, certo non chi le ha prese con serietà. La storia dice che Berlusconi a ogni svolta è riuscito a interpretarne momento e prospettiva. Ora deve fare i conti con la crisi, probabilmente definitiva, di questo ciclo e del ruolo cardine che (nel bene e nel male) ha svolto. Vivo è chi guarda al domani. Il premier può, lo dicono i numeri, governare il presente col «suo» centrodestra e ha ancora la forza per accompagnare una forte riorganizzazione del campo moderato. Prospettico
Paolo Del Debbio, politologo, docente universitario, conduttore tv.
È politicamente vivo, un po’ meno vegeto. Che cosa sconta? Sicuramente l’avere guidato un governo che ha attraversato la più grande crisi dopo quella del 1929. È eccellente la scelta di Angelino Alfano perché raccoglie i tre motivi per i quali Berlusconi vinse nel ‘94: linguaggio pragmatico e non retorico pur essendo uomo del Sud; programmi precisi; è una figura di potenziale leader che non ha il carisma di Berlusconi, ma nel quale il popolo di centrodestra si riconosce. Vivo, ma meno vegeto
Giordano Bruno Guerri, storico.
Non è morto. È soltanto stato ferito dagli ultimi avvenimenti, a partire dalla defezione di Gianfranco Fini. Ma ha dimostrato, come ogni volta che si trova in difficoltà, una straordinaria capacità di ripresa e abilità mediatica nel comunicare l’intenzione di realizzare la riforma più desiderata dagli italiani, cioè quella delle tasse. Inoltre l’alleanza con la Lega e con gli altri esponenti della maggioranza è salda nel comune interesse di portare a termine la legislatura. Per cui ritengo che potremmo votare nel 2013. Rilanciato
Piero Sansonetti, direttore di «Gli Altri», ex condirettore dell’«Unità».
Non è morto, è semplicemente in agonia. Quando si è in agonia, poi si muore, però non sempre, ci sono le eccezioni. Berlusconi ci ha abituati alle eccezioni. Era un antipolitico ed è stato un grande uomo politico; era un nemico dello Stato ed è stato un uomo di Stato; era un grande conservatore e ha fatto la guerra alla magistratura. Da lui ci si può aspettare di tutto meno che l’ovvio. È ovvio che deve morire e quindi non è detto che morirà.
Extra- ordinario
- Martedì 5 Luglio 2011
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Commenti
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Il 6 Luglio 2011 alle 8:36 cini ha scritto:
Tra tutte, trovo che l´analisi di Piero Sansonetti sia quella più realistica, mentre quella del Colaninno che si è sognato segnali di apprezzamento e sostegno da parte degl´italiani per il Bersani quella più assurda se non addirittura ridicola.
Il 6 Luglio 2011 alle 10:56 sgarikka68 ha scritto:
Berlusconi è stato e continua ad essere un grande sulla scena politica. La fortuna è stata congrua con lui sul piano economico, non lo è stata sul piano politico, infatti berlusconi ha dovuto difendersi da terremoti, politici, giornalisti, opinionisti, giudici, crisi, moglie, e per finire prostitutine o che dir si voglia escort. La sua situazione al momento è critica in quanto non ha molto tempo ancora per decidere se passare alla storia come un grande o se finire come masaniello schiacciato dal fango del suo stesso popolo che lui ha avuto l’ardire di voler guidare o quantomeno guidare in compagnia di qualche persona che lui riteneva solidale con le sue idee, ma che in effetti non lo era neppure in teoria infatti berlusconi è stato e lo è tutt’ora trattato come nella favola del somaro e della carota, da somaro che tira avanti il carretto col sogno di mangiare la carota. Ora sta a lui decidere se staccarsi dal carroccio e mangiarsi la benedetta carota o se continuare a tirare avanti e finire così come masaniello.
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