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- Un commento

Un momento della manifestazione contro la realizzazione della Tav, 30 giugno 2011 a Roma (ANSA/CLAUDIO PERI)
Facciamo un gioco. Un gioco di fantasia, un gioco di ruolo. Supponiamo che il 14 dicembre del 2010 il governo Berlusconi fosse caduto sulla mozione di sfiducia presentata dal Fli di Gianfranco Fini con la partecipazione di tutte le opposizioni (mia compresa, essendo io allora vice segretario del Pli e socio fondatore del terzo polo di cui già vedevo il fallimento). E immaginiamo che il presidente Napolitano avesse trovato una nuova maggioranza ibrida, ma dominata dalla sinistra: PD e IDV, con Casini, Rutelli e naturalmente Fini.
Ora immaginiamo che tale governo, dopo aver faticosamente trovato la quadra di ministri e sottosegretario per dare un posto a tutti, fosse arrivato fino ad oggi e avesse dovuto affrontare due emergenze infernali. La prima quella della manovra economica senza la quale ci buttano fuori dall’Europa e poi la crisi della Tav con gli scontri, le sassaiole, gli attacchi “militari” contro la polizia che hanno fatto gridare all’eversione il presidente Napolitano, mentre Beppe Grillo chiamava “eroi” gli ammutinati dell’alta velocità.
Il gioco è questo: in tale scenario, reale e realistico, che pesci avrebbe preso un tale governo? Mi spiego meglio, partendo dall’economia. Quando si parla di economia e di Europa tutti sbadigliano e girano la testa dall’altra parte perché ognuno vuole solo sapere se gli vengono a prendere dei soldi in tasca e di tutti il resto se ne infischia.
Ma la questione è che la manovra annunciata da Berlusconi e il suo governo, e che dovrebbe cominciare a funzionare fra un anno in modo molto soft per dare i suoi frutti nel giro di due, tre anni, è giudicata in Europa moscia, flappa, troppo blanda, tant’è vero che in pagella hanno scritto che l’Italia ha una probabilità su tre di vedersi nuovamente declassata, con conseguente catastrofe. C’è di più: cresce e si rafforza la corrente degli economisti tedeschi e nord-europei secondo cui per Paesi malati come Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e persino la Francia, non c’è niente da fare salvo abbandonarli al loro miserabile destino e lasciare che si affoghino nei loro debiti.
La questione della Tav è nota: senza linee ferroviarie veloci che permettano il trasporto delle merci e degli esseri umani in maniera tale da integrare l’Italia col resto continente, il nostro Paese è già morto e potrà baloccarsi con i mulini a vento e la mozzarella di bufala, predato da flussi migratori incontrollati e in una recessione permanente che metterà sul lastrico generazioni su generazioni.
I due problemi, manovra economica e Tav, si somigliano perché entrambi comportano una linea dura e sgradevole, tipica dei governi conservatori, quando invece i governi di sinistra devono gratificare il loro elettorato esaltando i luoghi comuni dell’ecologismo facile, e far credere che basta aumentare le tasse per chi è più ricco, per risolvere i problemi. Teoricamente i governi di destra impongono sacrifici per accumulare ricchezza e i governi di sinistra allargano i cordoni della borsa per spendere la ricchezza ed essere di manica larga. Quando la ricchezza è finita vengono i governi conservatori che stringono i freni e i cordoni, impongono misure impopolari e spesso odiose, curano il male e poi cadono per farsi sostituire dai governi della spesa pubblica.
E’ così: sono cicli inevitabili in cui ognuno fa la sua parte e recita il suo ruolo, secondo come gira l’economia. Oggi l’economia (non) gira nel modo tipico che storicamente richiede come cura un governo di destra che imponga provvedimenti impopolari “lacrime e sangue”: Tav e manovra economica per esempio.
E allora, ecco il gioco, che cosa farebbe oggi un governo di sinistra dovendo affrontare situazioni che richiedono certamente risposte “di destra”? Ora, è vero che il vecchio Pci si è sempre dichiarato disponibile per politiche occasionalmente conservatrici, ma oggi il PD non ha la cultura né la coesione per travestirsi da cerbero di destra, per quando il suo massimo rappresentante istituzionale, il Presidente Giorgio Napolitano, si sia indignato per l’eversione anti-Tav e abbia invocato lo stesso senso dello Stato e del sacrificio collettivo che richiede anche la manovra economica.
Paradossalmente il problema italiano consiste nel fatto che ha un governo di centro-destra che però spesso deve fungersi di sinistra, anche perché la maggioranza dei suoi ministri e sottosegretari è di formazione socialista. La Lega, poi, ha assunto un atteggiamento decisamente pacifista riguardo alla questione libica e afgana, dunque dando mano all’armamentario di sinistra.
Dunque, l’esercizio di fantasia è questo: che avrebbero fatto Bersani e Casini, Fini e Rutelli, sostenuti da Vendola e Grillo, con un Di Pietro presumibilmente ancora sulle posizioni precedenti quelle della svolta centrista che ha assunto dopo il referendum? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma non può sfuggire alla domanda, perché lo scontro sulla Tav è oggi e la necessità di una importante e impegnativa manovra economica è oggi.
In genere la gente di sinistra aggira l’ostacolo ficcando la testa sotto la sabbia e parlando d’altro, che è un buon esercizio retorico, ma nel nostro caso non vale. Davvero potremmo immaginare un governo di sinistra affrontare a muso duro i rivoltosi delle valli e con altrettanto muso duro andare a tagliare risorse e pensioni? Diciamo che non basta mantenere viva la polemica, peraltro sacrosanta, contro le auto blu e i costi della politica. Ma pensare di raddrizzare l’economia castigando assessori e deputati per tutti i loro peccati, è come pensare di poter davvero produrre con il vento l’energia do cui ha bisogno un grande Paese industriale.
E dunque apriamo per chi ci sta questo gioco: provate a immaginare un governo di sinistra all’opera oggi e dite secondo voi come avrebbe fronteggiato e risolto positivamente le due emergenze, Tav e manovra, restando un governo di sinistra e non di destra. Il gioco è aperto.
- Martedì 5 Luglio 2011

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Commenti
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Il 5 Luglio 2011 alle 10:18 bicio66 ha scritto:
.. SEMPLICEMENTE NON SAREBBE SUCCESSO NIENTE, AVREBBERO FATTO PASSARE TUTTO SOTTO SILENZIO E NESSUNO SAREBBE SCESO IN PIAZZA….MOLTO “ANGUILLA” COME I PROVVEDIMENTI DEI GOVERNI DINI SULLE PENSIONI, AMATO SULLA SCALA MOBILE E PRODI CON LA MANOVRA PER GARANTIRCI L’AGGANCIO ALL’EURO…. MOLTO SFUGGENTE E …. COME OGNI PROVVEDIMENTO DELLA SINISTRA
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