Speculazione: Italia col fiato sospeso

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ı ANSA / ALESSANDRO DI MEO

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - ANSA / ALESSANDRO DI MEO

Il Financial Times ieri ha avvertito l’Italia: i fondi di speculativi di New York, gli hedge fund, stanno piazzando massicci ordini scommettendo sul calo dei titoli di stato emessi dal governo. Sono gli avvoltoi che speculano sull’imminente crisi che potrebbe colpire, dopo Grecia e Portogallo, anche il nostro paese?

Forse no. Tuttavia i segnali non sono positivi: venerdì, infatti, la distanza tra i rendimenti dei bond italiani, il cui ammontare esprime il debito del paese (il più grande mercato di bond d’Europa), e i bund della Germania, benchmark della regione, ha toccato il livello più alto dall’ottobre 2002. Oggi, in apertura delle borse, quel record è stato doppiamente infranto. Che cosa significa tutto questo? Lo spiega proprio il quotidiano della City:  il valore del debito in circolazione sale (prezzo in calo e tassi in salita), se prima bastavano quaranta miliardi entro il 2014 oggi non bastano. Chi ci guadagna in questa situazione? Ci guadagna chi prende in prestito i titoli governativi per venderli e per poi ricomprali in un secondo momento ad un prezzo migliore. Come fanno appunto gli hedge fund, la cui caretteristica è effettuare vendite allo scoperto a scopo ribassista, ovvero la cessione di titoli che non sono in possesso del venditore.

La Consob è corsa subito ai ripari ieri (che era pure domenica e i mercati erano chiusi): per proteggere i nostri titoli, in particolare del comparto bancario, dalle speculazioni al ribasso, ha stabilito che queste vendite dovranno essere comunicate all’Authority nel caso superassero determinate soglie quantitative. Una norma che blinda l’Italia dagli attacchi speculativi e allinea il nostro paese alle normative degli altri paesi europei, come la Germania. Tuttavia potremmo chiederci perché queste regole, che varranno fino al 9 settembre, non siano state introdotte prima.

Ma c’è un probloema a monte: quali sono, infatti, le cause che rendono l’Italia ora un possibile bersaglio dei fondi speculativi? Nelle scorse settimane, infatti, si era puntato il dito contro due agenzie di rating che hanno minacciato di rivedere il giudizio sul nostro paese in ribasso. Ma stavolta, secondo FT, Standard’s and Poor e Moody’s non c’entrano: il movimento di rialzo dei tassi e calo dei prezzi si è verificato a seguito dell’affiorare di tensioni la scorsa settimana tra Silvio Berlusconi, il primo ministro dell’Italia, e Giulio Tremonti, il ministro delle Finanze, in merito alla proposta di piano di austerità. Senza contare che l’opposizione, invece di fare quadrato in nome dell’interesse comune, pare sguazzarci nei momenti di debolezza del paese: il suo obiettivo primario è abbattere il Cavaliere. L’Italia viene dopo.

Perché anche la politica destabilizza i mercati, non solo le società che emettono rating sui titoli: quando ministri o capi di stato rilasciano dichiarazioni poco gradite ai mercati, gli spread tra bond italiani e bund tedeschi si allargano di 36 punti base il primo giorno e di 43 in una settimana. Quando un’agenzia di rating boccia un paese, gli spread si allargano di 39 punti basi il primo giorno e di 33 dopo una settimana. Il presidente Napolitano ha rivolto un appello al Parlamento: «Se siamo seri non dovremmo preoccuparci». L’Italia rimane col fiato sospeso.

Commenti

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Il 13 Luglio 2011 alle 0:02 Speculazione: fermare le vendite allo scoperto non basta | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] Consob domenica ha imposto nuovi paletti alla vendita allo scoperto a scopo ribassista (short selling), ossia la cessione di titoli che non [...]

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