

Giulio Tremonti, ministro dell’Economia
In tasca il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha una “cosa”. La chiama proprio così: “cosa”. Che tira fuori, spolvera e lucida nei momenti di difficoltà politica. Ossia quando ha la sensazione che vogliano farlo fuori. Questa “cosa”, appunto, sarebbe un partito tutto suo. Come quello di Gianfranco Fini.
Lo ha scritto domenica l’Unità, ora diretta da un bersaniano tosto come Claudio Sardo (ex Messaggero), secondo cui nome e simbolo sarebbero già pronti. Un partito che, prosegue il quotidano fondato da Gramsci, sarebbe dovuto essere finanziato col “tesoretto di Milanese”, il deputato del PdL e consigliere fidato di Tremonti per il quale la procura di Napoli ha chiesto l’arresto per associazione a delinquere. Già, Milanese: il ministro sospetta che per affondare lui, abbiano voluto colpire prima il suo braccio destro, usando la Guardia di finanza. Ieri la compagna di Milanese, Manuela Bravi, ha lasciato il ruolo di portavoce del ministro dell’Economia. Dimissioni che è difficile non legare alla vicenda Milanese. Sentita dai pm nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge il parlamentare del PdL, ha commentato al Corsera: «Bugie, tutte bugie che saranno smentite una dopo l’altra». Intanto a Montecitorio, scriveva la scorsa settimana Federico Geremicca su La Stampa, si attende l’Incidente (con la “i” maiuscola) una «slavina di accuse» che potrebbero travolgere il ministro dell’Economia e assieme a lui il governo intero, trascinando il paese verso le urne.
Tremonti, però, ha messo le mani avanti scrivendo a Sardo che Milanese con l’idea del suo partito non c’entra (sarà…). Anzi, non sarebbe un partito «ma una “cosa” al quale era stato dato nome “Futuro”, cambiato poi in qualcosa di molto vicino a “Positivo”». Sembra un indovinello. Come lo scenario politico di oggi. «Nell’autunno del 2004 dopo essere stato lievemente messo fuori dal Governo - ha proseguito il ministro dell’Economia - e similmente ostracizzato nel/dal partito, ho costituito una “cosa”; il nome della “cosa” era “Futuro”. Nell’autunno del 2010, a seguito dell’apparizione di “cose” diverse e certo con maggiore intensità politica (”ItaliaFutura”, “Futuro e Libertà per l’Italia”), ma comunque insistenti sulla parola futuro, in alternativa a polemiche iniziative difensive ho pensato più logico procedere ad una semplice operazione di manutenzione conservativa, mettendo alla vecchia “cosa” un nome nuovo, variante intorno alla parola “Positivo”. Tutto qui. Dall’autunno del 2004 ad oggi non me ne sono mai altrimenti occupato, la “cosa” è rimasta a dormire nel pubblico archivio».
I mercati ieri non hanno affatto gradito la manovra finanziaria, approvata in tempi da record la scorsa settimana in soli tre giorni. Tremonti ha incontrato i banchieri (suoi amici), tra i più colpiti dalla speculazione. La maggioranza è in subbuglio: c’è l’affaire Papa da risolvere in aula e la Lega ancora non sa che fare. Poi, a seguire toccherà al ministro Romano. E, infine, a Milanese. «Tremonti è appoggiato dalla Lega, non lo uccide nessuno, Tremonti non si tocca», ha assicurato il Senatùr. Però il governo è a un bivio: rimpasto, con la speranza di durare fino al 2013, o elezioni anticipate? E chissà che Giulio nel frattempo non rispolveri la sua “cosa”.
- Martedì 19 Luglio 2011
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