Ha vinto la Lega di Maroni, ma Alfano fiuti il vento e faccia un repulisti

Roberto Maroni mentre suona con il suo gruppo DISTRETTO 51 (ANSA/LAIACONA ENZO)

Roberto Maroni mentre suona con il suo gruppo DISTRETTO 51 (ANSA/LAIACONA ENZO)

Paolo Guzzanti
di Paolo Guzzanti

Tutti credevano che la Lega scherzasse, o meglio che concedesse ad alcuni dei suoi la libertà di salvare il deputato Alfonso Papa, ma era stata un’illusione: i “maroniani”, contrapposti ai “bossiani” avevano vinto e il voto spediva Papa in galera e il governo agli arresti domiciliari. La mattina del 21 luglio vede il deputato del PdL in una cella di Poggioreale dopo la prima notte insonne e il governo con la sua maggioranza in uno stato di fragilità. E poco consola il fatto che nessuna forza politica sia oggi vincente e in grado di rivendicare la successione al governo, benché crescano i “rumors” su un governo tecnico.
Berlusconi ha visto il sogno della lunga sopravvivenza assottigliarsi e tornare lo spettro del 14 dicembre: proprio quello di un governo “tecnico” con il mandato presidenziale di riscrivere la legge elettorale, fatta la quale (ma quale legge elettorale? maggioritaria, proporzionale? Il ritorno al vecchio Mattarellum?) il Parlamento si dovrebbe sciogliere e andare a casa, segnando la fine del ciclo storico del centro-destra. Questo è almeno il sogno dell’opposizione.
Ma il fatto politico generale e sotto gli occhi di tutti è che non esiste ad oggi una alternativa politica all’attuale governo (non una nuova possibile maggioranza politica, non una nuova e indiscussa leadership, non un chiaro e definito programma) ma soltanto un riscaldamento al calor rosso degli umori del Paese, gli stessi umori già sperimentati nel 1992, alimentati da fatti e comportamenti gravi e spesso incomprensibili.
Ma andiamo per ordine: tutto quel che è successo il 20 luglio, è successo perché la Lega lo ha voluto. E la Lega lo ha voluto non perché abbia, a quanto si capisce, una strategia chiara e definitiva, ma perché in quel partito è in corso una travagliata guerra di successione: quella di Roberto Maroni e dei suoi seguaci, contro Umberto Bossi e le vecchie strutture del partito di Pontida. E tutto cominciò infatti proprio a Pontida quando comparve lo striscione che inneggiava a “Maroni Presidente del Consiglio”. Bossi rimase raggelato e rispose che era pronto cacciare dalla Lega chiunque osasse mettergli di traverso.
Ma la folla del grande prato, ogni volta che lui tentava di spiegare le ragioni per cui occorreva stringere i denti e sostenere il governo, gridava “Secessione, secessione”. Umberto, scherzando amaramente, dirà: “Gridavano secessione, non successione”. Era chiaro che Bossi tentava di mediare, e che la folla seguace di Maroni chiedeva una politica radicale e di ritorno alle origini: lasciare Berlusconi, far cadere il governo e agitare di nuovo lo spettro della secessione.
Ma poiché la secessione oggi è totalmente fuori moda e fuori tempo, ciò di cui realmente si parla nella Lega è la guerra di successione incarnata dalle due anime: quella dell’intransigenza maroniana e quella delle ragioni della politica espresse da Bossi. Quel conflitto per ora si è risolto con una vittoria del ministro degli Interni e una sconfitta del fondatore e leader storico della Lega: ed è quella sconfitta ad aver determinato il quarto colpo che ha messo quasi in ginocchio Berlusconi. I primi due colpi erano stati quelli delle brucianti sconfitte di Milano e Napoli, il terzo colpo fu la vittoria dei referendum ed ora arriva la sconfitta sull’arresto di Papa ottenuta con il voto della Camera e contrapposta, paradossalmente, al voto che ha negato al Senato, l’arresto per il senatore Alberto Tedesco del PD, per il quale la procura di Bari aveva chiesto gli arresti domiciliari dopo le accuse emerse da un’inchiesta sulla sanità in Puglia. Papa dentro e tedesco fuori è un risultato che si offre ad alcune considerazioni: Papa che aveva chiesto un voto che gli evitasse le manette, va in prigione e Tedesco, che aveva chiesto l’arresto di se stesso, resta libero. In entrambi i casi il comportamento della Lega è stato determinante e il risultato finale è talmente asimmetrico che da lasciare i dirigenti del PD perplessi.
Prima del voto si era assistito infatti all’intemerata di Franceschini che aveva preventivamente accusato la Lega di voler barattare il voto a sostegno di Papa in cambio dell’annullamento del decreto che ordinava l’esportazione delle immondizie di Napoli nelle altre regioni, quelle del Nord incluse.
Il voto ha dimostrato che Franceschini aveva torto: lo scambio non c’era. Ma ha anche dimostrato che la Lega incassava entrambi i risultati: quello che blocca le immondizie di Napoli e quello dell’arresto di Papa, per il quale aveva lavorato Maroni senza tentennamenti. Invano Papa si è difeso davanti all’aula raccontando di non essere stato ricevuto dai suoi accusatori, tutti suoi ex colleghi della Procura di Napoli con cui era da tempo in lite feroce e che dunque erano e sono suoi nemici personali e le sue parole hanno fatto dubitare della necessità di metterlo in cella: un provvedimento che si prende soltanto in caso di possibile fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato: tre condizioni che sembrano contrastare con la situazione e l’atteggiamento del deputato che si è proclamato totalmente innocente.
L’aula aveva ascoltato le sue parole con rispetto, se non con velata solidarietà, ma non era in gioco la sua innocenza o la sua colpevolezza, ma la demolizione di un principio non scritto che aveva finora costituito una regola aurea della democrazia parlamentare. E la regola era questa: il Parlamento (Camera e Senato) non concede mai l’arresto di un suo membro, se non nei casi in cui l’accusa implichi fatti di sangue: chi è accusato di aver versato sangue (per motivi personali o più spesso politici, come nel caso degli accusati di terrorismo nero o rosso) può essere arrestato, tutti gli altri no.
Questo principio era stato sempre rispettato ed ha un senso etico che oggi sfugge totalmente alle folle infuriate contro la “casta”. E il senso etico è che in ogni democrazia parlamentare, a partire da quella inglese nel cui rituale la Regina è costretta a bussare per tre volte alla porta prima di essere ricevuta dall’aula, l’assemblea degli eletti dal popolo non consente agli altri poteri – l’esecutivo e il giudiziario – di limitare la libertà dei suoi componenti di fronte a qualsiasi tipo di accusa, vera o falsa, pretestuosa o no. E il motivo costituzionale appare evidente: se si consente l’arresto di un rappresentante, sia pure per validi motivi penali, poi non si potrà più negarlo in ogni altro caso.

E dopo il primo arresto ottenuto, è inevitabile che il potere giudiziario cerchi di allargare quel varco con nuove e tambureggianti richieste d’arresto di ogni rappresentante che il potere giudiziario vorrà intimidire o mettere a tacere. Questo, come si vede, è un punto politico e non giudiziario: si tratta di stabilire se gli eletti del popolo possono essere revocati per via giudiziaria o no. E’ una questione che esiste in ogni democrazia e che è affrontata e risolta in modi diversi, ma tutti codificati e consolidati dalla tradizione. In Italia non esiste codice di comportamento stabilito e la tradizione che ha retto per oltre sessanta anni ora è andata in frantumi
Questo argomento di tenore istituzionale e costituzionale è oggi assolutamente invendibile sul piano mediatico: le folle irate per le malefatte, non tutte e non sempre reali, della casta, vuole i politici in galera e non sente ragione. Gridare “in galera” è popolare, mentre invitare al ragionamento e alla pacatezza è perdente e suicida. Cavalcare l’onda dell’odio nei confronti del Parlamento santifica, mentre difendere il Parlamento può portare soltanto alla morte politica o alla galera. E nessuno si nasconde oggi il fatto che dopo il caso Papa arriveranno i ben più consistenti e devastanti casi di Marco Milanese e Saverio Romano. Quest’ultimo, ministro dell’agricoltura. è accusato di reati di mafia e anche nel Pdl pochi sono disposti a battersi per la sua libertà. Il che vuol dire che con ogni probabilità i due saranno sottoposti alla stessa procedura appena inaugurata per Papa e si apre dunque una nuova stagione di arresti chiesti dalla magistratura e concessi dal Parlamento.
Quale governo potrebbe resistere a una cura del genere? E’ ovvio che la prima obiezione che si può fare a questa preoccupazione politica è: potevate pensarci prima. Potevate evitare di trovarvi in questa situazione imbarazzante: dal punto di vista politico è semplicemente folle che il governo Berlusconi, non ancora uscito dalle strette della vicenda Ruby, si sia ficcato in una serie di guai terribili che potevano e dovevano essere evitati. E adesso si trova a pagare pegno di fronte a una situazione nuova che mette in una pessima posizione anche Angelino Alfano e il suo sogno di un partito degli onesti, perché allo stato attuale il Paese e il Parlamento devono affrontare un percorso infernale in cui si alternano le conseguenze devastanti della crisi economica e della stretta della manovra, con i passaggi giudiziari cui sono sottoposti sia il presidente del Consiglio che alcuni dei suoi uomini.
Che fare dunque? Avanzo una proposta che già so che avrà poche chances di essere ascoltata: il PdL di Alfano dovrebbe dare segni importanti, ma diciamo meglio clamorosi, e anche demagogici, di aver capito quale sia il nuovo vento e procedere preventivamente e autonomamente a un repulisti radicale, una vera e propria purga, accompagnando questa manovra a un rilancio dell’orgoglio liberale che oggi è totalmente perso e dimenticato. Riuscirà, o anche semplicemente vorrà Alfano procedere in questa direzione puntando sulla riconquista del terreno della credibilità di fronte a un Paese ferito e allo stesso tempio intortato dai guru dell’antipolitica? Secondo noi quella è l’unica strada e può essere al principio un sentiero angusto. Ma quel sentiero potrebbe diventare un’autostrada. Dipende dal coraggio e dalla reale libertà di movimento del nuovo segretario del Pdl, nei cui panni non vorremmo trovarci, ma che ha scelto di essere in quei panni. Dunque, se non ora quando, è il momento delle scelte drammatiche e degli annunci forti. Se non ci saranno, la fine è nota.

Commenti

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Il 21 Luglio 2011 alle 11:51 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:

Ma che razza di “Onorevoli ” sono se sono Giustizialisti?
Vergogna per gli “Onorevoli ”che hanno votato sì per arrestare Papa, ma soprattutto per Casini$C. che si professano Cristiani Democratici ma SMEmorati dei Cannoli e Babà alle Mele!Che cosa dire del Marco il digiunatore di professione che elesse RNP un terrorista omicida, forse, perché proveniva dalla Via di Damasco, entrato dalla porta di Caino, ma se ne fotte di Abele che bravi pacefinti, né?

Il 21 Luglio 2011 alle 11:52 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:

Ebbe?La colpa non è di Berlusconi che non ha voluto battere il pugno sul tavolo prima della Legislatura?
Bastava che a Bossi e suoi di varale le Leggi sull’intercettazione e quella della Giustizia,poi quelle economiche altrimenti si votava di nuovo,no?Così,ora abbiamo noi pensionati da 1400€ da pagare i ticket, oppure, un ammalato non può pagare l’elettricità per le macchine che lo mantengono in vita,mentre gli“Onorevoli$Magistrati”lauto assegno di pensione come Scalfaro,Veltroni e in più siccome è stato“bravo Cattolico”di ospitare esseri umani sotto i ponti di Tor di 5°,cloaca,concedere medaglia di Cavaliere&9000€ di assegno pensionistico,poi abbiamo il furbino D’Alema oltre la Barca riceve il leasing per pagare i debiti$vigne Rosse ed un commerciante de affidarsi agli strozzini,ultimo il più bravo che intelligente Bersani con Di Pietro uno collezionato regalie,l’altro da fare Pena-ti con milioni di presunte tangenti?Partito Novo CAF delle Tangenti Parallele Convergenti di De Mita?

Il 21 Luglio 2011 alle 14:43 indigesto ha scritto:

Tutti i partiti dovrebbero procedere ad un repulisti, egregio Sen. Guzzanti! ed avere il buongusto di darsi uno Statuto ferreo comune, almeno nella parte che riguarda le canditature ed al minimo significativo di iscritti per potersi definire tali.
Ma dimentichiamo i portatori di voti, quali i poteri forti, le mafie, le consorterie e le clientele. Ma allora? che razza di democrazia è ormai questa?

Il 22 Luglio 2011 alle 0:02 bacchette ha scritto:

Non capirò mai, e mai accetterò, che i politici possano esprimere il voto segreto.

Come può un cittadino scegliersi il candidato, quando questi a parole dice una cosa, poi nel segreto del voto fa il contrario?

Comunque, l’autorizzazione all’arresto di Papa (colpevole o innocente non importa) è il segno che la politica italiana sta toccando il fondo.

Sono veramente deluso, e credo che uno statista italiano, che fece molti errori, disse l’unica cosa giusta del nostro parlamento (notare la iniziale minuscola), quando lo definì “Aula sorda e grigia”.

Da allora, di fatto, non è cambiato nulla. La Storia non ha insegnato nulla a questi inetti, dediti più all’interesse privato che all’interesse del popolo.

Giancarlo
http://ilmosta.blogspot.com

Il 4 Agosto 2011 alle 14:37 nicksergio ha scritto:

il governo in realtà non esiste da mesi…solo convulsioni,tentativi di salvare il gran capo dall’ennesimo processo penale…zero iniziative in campo politico-economico,una manovra economica che sposta la gran parte dei sacrifici al prossimo governo(molto prob. di centrosinistra),penose figure in politica estera(Libia in primis)….

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