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di Caris Vanghetti
Qualcuno l’ha ribattezzato «il deputato invisibile». Perché Antonio Gaglione del gruppo Misto si è defilato dalle votazioni della Camera 93 volte su cento, seguito dall’avvocato Niccolò Ghedini del Pdl con il 76 per cento di assenze. Sono 62 i parlamentari che in 38 mesi di legislatura hanno disertato in media il 46 per cento delle 8.677 votazioni alla Camera. Un assenteismo che non ha impedito a tutti loro di intascare complessivamente, solo a titolo di indennità, 27,5 milioni lordi di euro.
Scenderebbero, secondo una simulazione di Panorama, a quasi 15 milioni di euro se si applicasse la bozza di riforma costituzionale presentata dal ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli. Cercando di mettere un freno all’assenteismo dei parlamentari, Calderoli punta a rapportare una parte della loro retribuzione, l’indennità appunto, al tempo trascorso realmente a lavorare. Quasi un pagamento a cottimo, insomma. Si legge nella bozza: «I componenti della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica hanno il dovere di partecipare ai lavori dell’assemblea e delle commissioni. Ricevono un’indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti».
La proposta di Calderoli, però, non stabilisce in dettaglio quanti euro i singoli parlamentari perderanno per ogni giorno di assenza dalla Camera di appartenenza. Panorama ha fatto una simulazione sui deputati: detraendo la percentuale per assenze dall’indennità percepita, il calcolo vuole stimare quanto si potrebbe risparmiare con l’approvazione della norma. Prendendo in esame tutta l’attuale legislatura, iniziata il 29 aprile 2008, e considerando che ogni mese solo a titolo di indennità i deputati percepiscono circa 11.700 euro lordi, da inizio legislatura a oggi ognuno di loro ha intascato solo grazie a questa voce poco più di 440 mila euro. Denaro che va ad aggiungersi alla diaria, al rimborso spese per il rapporto fra eletti ed elettori, alle spese di trasporto e viaggio, a quelle telefoniche, all’assistenza sanitaria, oltre che all’assegno vitalizio e a quello di fine mandato.
La simulazione ha preso in esame i deputati con non più del 70 per cento di presenze e ha detratto dalla loro indennità la percentuale delle assenze. I dati delle presenze utilizzati sono quelli del sito della Camera dei deputati, che tengono conto delle missioni, ma non evidenziano quando la mancata partecipazione a votazioni è dovuta a malattia o altre cause giustificate.
I grandi assenteisti sono 62 su 630, un partito trasversale che comprende sia big sia peones. Tra i grandi nomi spiccano quasi tutti i leader del Pd, a cominciare dal segretario Pier Luigi Bersani con il 70 per cento di assenze nel corso della legislatura. Se fosse stato pagato per il numero di votazioni cui ha effettivamente partecipato, sarebbe costato poco più di 133 mila euro invece dei 440 mila. Più presente Massimo D’Alema: 49 per cento di «bigiate» ai lavori. Secondo la simulazione gli sarebbero toccati 226 mila euro lordi. Seguono nella lista dei più assenti del Pd: Giuseppe Fioroni, con un tasso di assenza del 47 per cento, Piero Fassino con il 46, Livia Turco con il 41, Enrico Letta con il 39 e Dario Franceschini con il 36 per cento. Si sarebbero meritati rispettivamente 236 mila, 240 mila, 262 mila, 271 mila e 284 mila euro.
Non vanno meglio le cose in casa Pdl. La simulazione di Panorama non ha incluso il premier e i ministri, spesso assenti dal Parlamento per impegni istituzionali. Il portafoglio più decurtato lo avrebbe l’avvocato del premier Ghedini, che con il suo tasso di partecipazione del 24 per cento incasserebbe quasi 107 mila euro lordi. Ad Antonio Angelucci, che non arriva neanche a un terzo di presenze, sarebbero andati invece 133 mila euro. Fra gli altri big del Pdl che avrebbero subito i maggiori tagli dall’applicazione della norma Calderoli spiccano Denis Verdini con il 70 per cento delle assenze, Lucio Stanca con il 40 per cento e Mario Baccini con il 56 per cento. A loro sarebbero rispettivamente spettati 133 mila, 267 mila e 196 mila euro.
Anche i volti noti dell’Udc, Lorenzo Cesa, Antonio Merlo e Ferdinando Adornato, subirebbero tagli significativi. Il primo con il 59 per cento delle presenze avrebbe diritto a 262 mila euro, Merlo che ha partecipato a meno di un terzo delle votazioni prenderebbe 138 mila euro, mentre ad Adornato il suo 64 per cento di interventi ai lavori frutterebbe 285 mila euro. Pure in casa dell’Italia dei valori ci sarebbero vistosi tagli: il numero uno del partito, Antonio Di Pietro, con il suo 56 per cento di assenze avrebbe diritto a 196 mila euro, mentre ad Aniello Formisano, con un tasso di presenza del 70 per cento, andrebbero 311 mila euro.
Tra i leghisti il più colpito dai tagli sarebbe Ettore Pirovano: assente nel 38 per cento dei casi, avrebbe diritto a 276 mila euro lordi. Nelle file dei deputati di Futuro e libertà i più danneggiati nella simulazione risultano Mirko Tremaglia, Francesco Divella e Alessandro Ruben che, rispettivamente, con una partecipazione alle votazioni del 25, del 59 e del 68 per cento, avrebbero un’indennità pari a 111 mila, 262 mila e 302 mila euro.
Tra i membri del gruppo Popolo e territorio i parlamentari con i tagli più vistosi sarebbero Maria Grazia Siliquini e Paolo Guzzanti che, rispettivamente con il 34 e il 41 per cento di presenze, incasserebbero 151 mila e 182 mila euro. Nel gruppo misto, Gaglione, con il suo misero 7 per cento di presenze alle votazioni, è quello che con la remunerazione «a cottimo» ci rimetterebbe di più: dall’inizio della legislatura avrebbe percepito poco più di 30 mila euro.
Gli altri membri del gruppo misto che avrebbero la peggio sono Italo Tanoni, Calogero Mannino, Gianni Vernetti e Giorgio La Malfa con, rispettivamente, un’indennità di 156 mila, 178 mila, 204 mila e 218 mila euro, visto che alla Camera hanno disertato il 65, il 60, il 54 e il 51 per cento delle votazioni.
Se tutti i 62 deputati presi in esame dalla simulazione di Panorama avessero subito il taglio dell’indennità proporzionalmente alla loro assenza, la Camera avrebbe risparmiato 12,6 milioni di euro dall’inizio della legislatura. Ma i deputati sono 630, i senatori 315 e se la riforma Calderoli entrasse in vigore il risparmio sarebbe ben maggiore: i parlamentari con il 100 per cento delle presenze sono, infatti, mosche bianche.
- Giovedì 4 Agosto 2011

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Il 12 Agosto 2011 alle 14:39 pligg.com ha scritto:
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