Cento giorni di De Magistris: il tricolore dell’emergenza sventola ancora su Napoli

Luigi De Magistris, neosindaco di Napoli - ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Luigi De Magistris, neosindaco di Napoli - ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Maria Pirro Di Maria Pirro - Gli altri articoli sul caos immondizia

Cento giorni di passione tricolore. Con esordio drammatico: Napoli sommersa da quasi tremila tonnellate di rifiuti. La priorità, dunque: ripulire le strade. Priorità cui è seguita la deriva degli annunci: promettere di risolvere l’emergenza in 5 giorni s’è rivelata una missione impossibile anche per l’outsider Luigi de Magistris.

Ex pm, già eurodeputato dell’Italia dei valori e, dal 30 maggio 2011, sindaco della tormentata città. Napoli tormentata dalla spazzatura: al giro di boa dei tre mesi di amministrazione - cento giorni il 9 settembre, il primo cittadino naviga in acque ancora agitate. Restano a galla i problemi strutturali nella gestione del ciclo di smaltimento, in un intreccio di responsabilità che attraversa più istituzioni e competenze. Ed emergono altre difficoltà, in coincidenza con il primo bilancio a Palazzo San Giacomo. Inevitabile affrontare anzitutto questo tema.

Differenziata, la panacea di tutti i mali che non passano. Sul sito dell’Asìa, la società di igiene urbana, anche i dati di rilevazione mensile sono fermi. Ultimo aggiornamento: giugno 2011, la raccolta non arriva al 18%. Obiettivo in un anno, fissato da de Magistris, superare la soglia del 60. Non a caso, la delibera numero 1 targata programma di estendere il “porta a porta” in 8 quartieri, da 146 mila a 325 mila abitanti. A partire dal 1° settembre, la sfida lanciata al momento dell’approvazione dell’atto, il 16 giugno scorso.

Ma alla vigilia della scadenza fissata, il via alla differenziata nel 1° lotto di Scampia viene rinviato alla seconda settimana del mese, gli altri quartieri andranno a regime «gradualmente». «Entro fine anno», poiché le casse dell’amministrazione sono vuote e, sostiene de Magistris, la Regione non ha sbloccato otto milioni di fondi destinati al piano. Operativi sono invece i centri di raccolta itineranti, dal 1° agosto e fino al 1° ottobre, individuati in tutte le 10 Municipalità cittadine.

Termovalorizzatore, altra causa persa (almeno per ora). Nel primo round nel contenzioso è stata sconfitta l’Asìa, che aveva fatto ricorso al Tar per bloccare la costruzione dell’impianto. Opera sotto l’egida della Regione, nell’era post-Iervolino contestata dal Comune. Secco il no anche dopo la pronuncia dei giudici: «La sentenza del Tar del Lazio non fa retrocedere di un millimetro dall’intento che da sempre anima questa amministrazione: opporsi in tutte le sedi, politiche ed istituzionali, alla costruzione di un nuovo inceneritore a Napoli Est». Questo il commento a caldo del sindaco e del suo vice, Tommaso Sodano. E il nuovo annuncio: «Il Comune percorrerà tutte le strade possibili, anche a livello legale ed amministrativo, per impedire che sia costruito un impianto costosissimo, sovradimensionato e nocivo, per altro in una zona già martoriata dal punto di vista dell’inquinamento ambientale». Ma quali sono le alternative oggi? Senza impianti di compostaggio in funzione, si parla - da mesi oramai - dell’esportazione dell’immondezza.

Navi per l’estero, cariche di spazzatura partenopea, da far salpare quanto prima, secondo i piani condivisi dagli enti locali e dalle società impegnate nel trattamento dei rifiuti. E invece, la Germania (land di Brema) potrebbe non accogliere la frazione umida trattata nell’impianto stir di Caivano. Per l’Olanda, è stato siglato un pre-contratto: Comune e Provincia sono impegnati a creare una società ad hoc per chiudere l’operazione. Ancora da inaugurare il sito dove stoccare le balle di spazzatura da imbarcare. Individuato in via Brin, vicino al porto, era occupato da immigrati senzatetto sgomberati dai vigili urbani nel corso dell’estate (e non senza polemiche, tanto che proprio de Magistris ha annunciato verifiche interne per chiarire i metodi usati nel blitz).

Provvedimenti della politica, ultima spiaggia. Se i tempi si allungano per soluzioni diverse, si accorcia la scadenza di efficacia, fissata al 6 settembre, dell’ordinanza firmata dal governatore Stefano Caldoro, il provvedimento per trasferire i rifiuti di Napoli nelle discariche delle altre province campane. Per effetto della decadenza di un decreto del governo, però, potrebbero riprendere i viaggi anti-crisi verso gli sversatoi delle altre regioni italiane. Soluzione adoperata in Campania, e non da oggi. Anche perché il divieto di volantinaggio, il no allo smaltimento selvaggio di imballaggi per i commercianti e la plastica, dai bicchieri ai piattini, messi al bando in città, pure imposti da de Magistris (con disposizione ad hoc prorogata sino a metà ottobre), si sa, non bastano a risolvere il caso.

Con il rientro dalle vacanze, sebbene non per gli assessori comunali - pure i lunghi soggiorni estivi sono stati proibiti alla sua giunta dal pasionario primo cittadino che non ha mai lasciato il palazzo, ecco infiammarsi questa Napoli, ancora fasciata dal tricolore dell’emergenza, il caos spazzatura: rosso, è il rischio di un altro allarme, verde chiaramente la speranza che possa essere scongiurato. In mezzo, il bianco: candida aspirazione di una città vivibile. Dopo 100 giorni. Anche 101.

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Maria Pirro (Napoli, 1981) ha studiato storia, giornalismo e pianoforte. Lavora per Panorama e Il Mattino; ha scritto per l’Ansa, il Corriere del Mezzogiorno, la Repubblica e ha realizzato inchieste televisive per la Rai. Nel 2009 ha vinto il premio cronista Piero Passetti nella categoria Unci speciale.

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