Da garantista, manifesto vicinanza nei confronti di Filippo Penati. Indagato a Monza per corruzione, concussione e finanziamento illecito dei partiti, accusato di illeciti legati a grande business dell’ex area siderurgica di Sesto San Giovanni, l’ex presidente della provincia di Milano martedì ha scritto una lunga lettera al Pd, il suo partito, rivendicando per sé «il diritto di ogni cittadino a poter svolgere una difesa efficace e a non subire pressioni politiche o non politiche di alcun genere».
Parole importanti, giuste, condivisibili, sacrosante. Penati dice anche di non avere mai avuto conti all’estero o tesori nascosti: «Non mi sono arricchito». Anche queste parole sono importanti e pesanti per il Pd. Perché l’inchiesta monzese ormai sta coinvolgendo il partito e le cooperative rosse. Ed è questo che provoca l’imbarazzo del Pd su Penati: prima difeso, poi abbandonato, poi ri-difeso. Si ha come l’impressione che il partito di Pier Luigi Bersani, di cui Penati è stato capo della segreteria politica fino a 8 mesi fa, non sappia proprio che cosa fare… Intanto, annunciando che «alla fine delle indagini» non si «nasconderà dietro alla prescrizione», Penati ha disinnescato la mina del Comitato di garanzia del partito, che il 5 settembre avrebbe potuto decidere (forse) di espellerlo. Così l’imbarazzo non potrà essere allontanato.
- Giovedì 1 Settembre 2011
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