

L'Agenzia delle Entrate: "Lo scudo fiscale è la cerniera per mettersi in regola"
Il nuovo giro di vite contro l’evasione prevede, oltre al carcere qualora l’imposta evasa sia superiore al 3 milioni, anche la possibilità per i Comuni di pubblicare sui loro siti i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi.
In Finlandia, per esempio, come ricordavano molti quotidiani, basta un sms al costo di 2 euro per sapere il reddito del vicino. Ma anche questa non è una novità.
Nel maggio del 2008 i quotidiani avevano già scritto che a Helsinky e d’intorni (qui per esempio su Repubblica) tutti possono sapere tutto di tutti. E che anche in Italia avremmo dovuto fare altrettanto: l’Agenzia delle entrate, infatti, aveva pubblicato online, ma solo per alcune ore, le dichiarazioni di tutti gli italiani (relative al 2005).
Vi ricordate però come andò a finire? Il sito dell’Agenzia andò in tilt: tutti vollero sapere il reddito del vicino di casa o magari dei vip del momento. Poi intervenne il garante della privacy che bloccò immediatamente l’iniziativa.
Eppure l’Agenzia delle entrate si giustificò spiegando che gli elenchi nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista da un decreto della Presidenza della Repubblica del 1973 (l’articolo 69 del Dpr numero 600) e che tali elenchi, un tempo realizzati in forma cartacea, erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell’Agenzia sia nei Comuni; elenchi puntualmente pubblicati in passato sui quotidiani locali.
L’allora viceministro Vincenzo Visco (Pd) disse che iniziative analoghe ci sono in tutto il mondo, “basta vedere qualsiasi telefilm americano”.
Ma il Garante sospese lo stesso l’iniziativa: “Una forma di conoscibilità e trasparenza è garantita da anni e anni, attraverso i Comuni e l’Agenzia delle Entrate. Ma è completamente diverso pubblicare i dati in Internet, mettendoli così in condizione di essere consultati in ogni parte del mondo, di finire nei motori di ricerca, di rimanere in Rete per un periodo che nessuno è in grado di controllare, laddove la legge prevede al massimo un anno”, la sua spiegazione. E secondo voi cosa deciderà questa volta?
- Venerdì 2 Settembre 2011
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Commenti
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Il 2 Settembre 2011 alle 15:46 Notizie | Redditi online e privacy: finirà come nel 2008? ha scritto:
[...] Leggi Articolo Completo [...]
Il 2 Settembre 2011 alle 18:02 pv21 ha scritto:
TREMANZA >
Nel 2006 BERLUSCONI tuonò forte contro la “tracciabilità” con cui il Ministro Visco voleva “sorvegliare e punire” il cittadino contribuente e “costruire uno Stato di polizia tributaria”. Allora non c’era la “crisi planetaria” e Visco non era il “creativo” Tremonti.
Con TREMONTI chi aggira il fisco “merita il carcere” se l’imposta evasa o non versata supera i 3 milioni. Anche chi compirà da settembre 75 anni di età come il Premier?
Ma c’è di più.
D’ora in poi i Comuni pubblicheranno on line le dichiarazioni Irpef di “categorie di contribuenti o di redditi” e nelle stesse dichiarazioni “dovranno” essere indicate le Banche con cui si hanno rapporti.
Anche quelle dei capitali “occultati” all’estero?
Non serviranno più i condoni fiscali e gli evasori “irriducibili” saranno costretti a espatriare.
Per certo sappiamo che remore e limiti non fanno parte del vocabolario di un DOSSIER ARROGANZA …
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