Ma guarda chi versava soldi a Penati (ora indagato anche per la Milano-Serravalle)

Filippo Penati (Foto Ansa)

Filippo Penati (Foto Ansa)

Filippo Penati, l’ex uomo forte del Pd lombardo, ora è indagato  per concorso in corruzione anche per il filone dell’inchiesta dei pm di Monza sull’acquisto della Milano-Serravalle, la società di cui la Provincia di Milano (quando lo stesso Penati era presidente) acquistò il 15% delle azioni nel 2005 dal gruppo Gavio.

Una quota del presunto sovrapprezzo stabilito per l’acquisizione della quota di proprietà dei Gavio, secondo i Pm, finì secondo i magistrati allo stesso Penati e al suo capo di gabinetto Giordano Vimercati, già assessore all’Economia e al Lavoro della giunta  di Sesto San Giovanni. Una tangente mascherata - sempre secondo i Pm - i cui particolari sono stati rivelati ancora una volta dall’imprenditore Piero Di Caterina, ex candicato sindaco del centrodestra del comune alle porte di Milano. In questo capitolo è indagato anche il manager di Banca Intesa Maurizio Pagani, tirato in ballo dallo stesso Di Caterina, che però tranite il suo avvocato ha negato qualsiasi partecipazione ai presunti incontri dove sarebbe stato stabilito il pagamento della tangente.

Dell’inchiesta che rischia di travolgere, insieme a Penati, anche il vertice del Pd nazionale, Panorama si è ampliamente occupato in una serie di inchieste pubblicate nelle scorse settimane. Alle quali si aggiungono, nel numero in edicola oggi, giovedì 8 settembre, altri capitoli riguardante le società che versavano soldi a Penati durante le campagne elettorali e il sistema delle cooperative.

Ma guarda chi versava soldi a Filippo Penati

In esclusiva, l’elenco di società e privati che tra 2009 e 2010 hanno contribuito per 576 mila euro

Di Giorgio Sturlese Tosi (Panorama, numero 38)

Ecco i nomi dei finanziatori delle campagne elettorali e dell’attività politica dell’uomo forte del Partito democratico al Nord. A sostenere Filippo Penati, oggi sospeso dal Pd ma fino a otto mesi fa capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani e fino al 25 luglio vicepresidente del consiglio regionale lombardo, non erano i compagni di partito, i movimenti, le associazioni, ma banchieri, industriali, immobiliaristi…
Lo hanno verificato gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano: il 10 agosto, su mandato dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia che indagano Penati per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti, hanno perquisito un appartamento milanese in via Galilei 14, a un passo dalla centralissima piazza della Repubblica. Nessun campanello, né un numero di telefono: persino il custode dello stabile ha avuto difficoltà a indicare agli investigatori l’ufficio di Penati. I finanzieri cercavano le «casseforti politiche» dell’indagato.

Hanno trovato carte che certificano versamenti per quasi 600 mila euro in un anno, dal marzo 2009 al marzo 2010 (vedere la scheda a destra), e hanno così potuto tracciare la rete dei finanziamenti confluiti nei suoi due più recenti comitati elettorali e in un’associazione della quale, fino alla notizia della perquisizione, pochi addirittura conoscevano l’esistenza: Fare Metropoli, il cui presidente è Pietro Rossi, uomo di fiducia di Penati e consigliere d’amministrazione della società Tangenziali esterne di Milano.

Si tratta di bonifici, ma ci sono anche versamenti in contanti. In base ai primi accertamenti, il denaro è stato spesso messo regolarmente a bilancio da chi lo ha versato: quasi sempre aziende o società. Alla procura di Monza, comunque, quelle carte interessano molto. testo-penati Perché tra i sostenitori economici di Fare Metropoli e delle campagne elettorali dell’ex presidente della provincia ci sono alcuni coindagati per il cosiddetto sistema Sesto, vari beneficiari della benevolenza di Penati, sempre espressa coi soldi pubblici, e società sulle quali i magistrati vogliono vedere chiaro, se non altro per verificare che certi intrecci d’interessi siano solo coincidenze e non configurino ipotesi di reato.

A cominciare dai 45 mila euro versati, tramite le società Stilo Retail srl e Finser spa, da Antonio Percassi. Il presidente dell’Atalanta è soprattutto uno dei più importanti imprenditori del mattone in Lombardia. Il nome di Percassi nella lista dei finanziatori di Penati accende ora nuovi sospetti negli inquirenti. Perché fra gli indagati nell’inchiesta su Sesto San Giovanni che tanto imbarazza il Pd c’è anche l’ingegnere Michele Molina, consulente del gruppo Percassi nel «progetto Idroscalo Park», ovvero quello che dovrebbe diventare il più grande centro commerciale d’Europa, cuore della nuova Città del tempo libero. Il centro sorgerà nel territorio del Comune di Segrate, con l’avallo della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, competente per la rivoluzione della viabilità dell’area interessata dal progetto.

Molina è stato coinvolto da uno degli accusatori di Penati, l’imprenditore dei trasporti Piero Di Caterina, il quale ha raccontato di avere saputo di «passaggi di denaro» tra il collaboratore di Percassi e Penati quando questi era presidente della provincia, e proprio per l’Idroscalo Park.
I pm sono interessati anche ai 40 mila euro elargiti dalle società immobiliari Sma e Milano Pace, del gruppo barese Intini. La Milano Pace ha costruito a Sesto (dove Penati è stato sindaco dal 1994 al 2001) il complesso immobiliare Torri del parco. E il progettista è stato Renato Sarno, architetto tarantino, un altro indagato per le accuse lanciate da Di Caterina.

Sotto la lente dei finanzieri sono finiti poi i 60 mila euro donati dalla Tubosider di Torino, che ha recentemente vinto, assieme al Gruppo Gavio, la gara per rinnovare centinaia di chilometri di guard-rail sull’Autostrada Milano Serravalle e sulle tangenziali milanesi. L’appalto vale oltre 100 milioni di euro, ma da tempo pendono i ricorsi amministrativi dei concorrenti esclusi dalla gara. Verificare la correttezza dell’appalto, per i magistrati, significa anche poter escludere che i rapporti tra Penati e l’imprenditore Marcellino Gavio abbiano generato illeciti. Che invece ritengono siano stati commessi nel 2005 quando Penati, allora presidente della provincia, acquistò il 15 per cento della Milano Serravalle proprio dai Gavio, consentendo loro una plusvalenza di 179 milioni di euro.

Agli inquirenti interessa anche il finanziamento da 20 mila euro versato a Penati dalla Multimedica. Perché Di Caterina ha parlato del suo proprietario, Daniele Schwarz, attivo nella sanità privata lombarda e già coinvolto in passato in indagini su presunti rimborsi gonfiati chiesti alla regione. Di Caterina ha testimoniato che il direttore generale del Comune di Sesto, Marco Bertoli, gli avrebbe chiesto di andare da Schwarz per ritirare del denaro.
C’è poi il contributo elettorale di 5 mila euro dell’avvocato Paolo Manzato. Nel 2007 Penati lo aveva piazzato nel consiglio dell’Azienda sviluppo ambiente e mobilità della provincia, che tra l’altro controlla le quote della Milano-Serravalle. E ci sono i 10 mila euro di Sergio Corali, presidente della Banca di Legnano e nominato tra i rappresentanti dell’Expo 2015 sempre per conto della provincia guidata da Penati. Semplice appoggio politico pare invece quello relativo ai 10 mila euro bonificati dalla Fertisud srl.

Nelle carte ancora all’esame della Guardia di finanza ci sono poi altre società, ancora tutte da identificare. Come la Pca, che ha contribuito alla campagna elettorale di Penati con 20 mila euro: potrebbe essere forse la società in cui siede come consigliere Bruno Binasco, dirigente del gruppo Gavio indagato a Monza.
Tra chi ha sostenuto l’ex enfant prodige di Sesto oggi può sembrare strano che il Pd milanese in un anno elettorale gli abbia dato appena 15 mila euro. Non stupisce invece il ben più significativo appoggio delle cooperative rosse. La Legacoop della Lombardia, stando ai documenti sequestrati, nel 2010 ha versato a Penati 105 mila euro in tre distinti versamenti. A suggellare un rapporto consolidato da anni: almeno dal 2000, se è vero quanto sospettano i magistrati di Monza, quando Penati e il Pd avrebbero imposto la presenza del Consorzio cooperative costruzioni nel business delle ex aree Falck. Una presenza che, nonostante i diversi passaggi di proprietà delle acciaierie dai Falck a Giuseppe Pasini, a Luigi Zunino, fino alla Sesto Immobiliare, non è mai stata messa in discussione.

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