Marco Milanese: la vera storia dell’uomo ombra di Tremonti


Marco Milanese alla Camera dei Deputati  ANSA/SAMANTHA ZUCCHI

Marco Milanese alla Camera dei Deputati ANSA/SAMANTHA ZUCCHI

A Cervinara, paesone di 10 mila anime in provincia di Avellino, dove la lavanderia si chiama ancora La Modernissima, gli anziani, a caccia di refrigerio nella Villa comunale, scuotono la testa. Interpellati su Marco Milanese, vorrebbero parlare d’altro, non di processi o delitti. Qui dopo Ferragosto c’è stato un uxoricidio, ma soprattutto a Cervinara abita Pasquale Lombardi, giudice tributario, secondo la procura di Roma membro della cosiddetta P3, capace di decidere le carriere dei magistrati e di trarne beneficio. Lombardi ha l’obbligo di dimora e rifugge le domande. Ancor più quelle sul compaesano Milanese, l’ex consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, oggi accusato dalle procure di Roma e di Napoli di avere spifferato notizie su inchieste giudiziarie e di avere favorito nomine in aziende pubbliche in cambio di denaro, macchine di lusso, barche e gioielli.
Da una parte la ragnatela di Lombardi, dall’altra quella di Milanese. Due reti che, però, non si sarebbero intrecciate. Per esempio alle ultime elezioni comunali, quelle del 30 marzo 2010, Milanese ha sostenuto Filuccio Tangredi, ex assessore ed ex consigliere provinciale del Pd (oggi Udc), mentre Lombardi ha appoggiato Sergio Clemente, ex dirigente di Forza Italia, passato, per ripicca, al centrosinistra. Alla fine ha stravinto Tangredi, 62 per cento contro 35. E da Roma è sceso a festeggiare pure Milanese. Ma quei calici al cielo per la vittoria dell’ex sindacalista sono stati per il colonnello Milanese l’inizio della fine. Almeno questa è la sua convinzione.
Per scoprirlo basta rileggere le carte giudiziarie con cui il gip di Napoli Amelia Primavera ha richiesto alla Camera dei deputati di autorizzare l’arresto di Milanese. Un romanzo di paese che diventa dramma, faida. Il suo grande accusatore è l’avvocato Paolo Viscione, settantenne cervinarese. I Viscione e i Milanese si sono frequentati per decenni e ora hanno smesso di parlarsi. I genitori di Milanese vivono con la figlia e il genero in una piccola palazzina gialla sul rettifilo che porta alla stazione. Sulla stessa strada, a pochi metri, abita, in una villetta signorile, Viscione. La carreggiata è diventata una trincea: «Un tipo pittoresco, un pittore di Montmartre» così Milanese descrive ai pm il suo nemico. Viscione non è più tenero: per lui Milanese è uno «scapocchione» , un giovanotto senza testa «che ha avuto un bel successo perché la fortuna l’ha accompagnato». Viscione ai magistrati ha dichiarato di avergli donato oltre 1 milione di euro in contanti e pagato auto, barche, orologi e gioielli. Perché? Per evitare guai in due inchieste giudiziarie (poi archiviate) sulle quali Milanese lo avrebbe tenuto al corrente, offrendo trascrizioni di intercettazioni e insider giudiziari. Accuse gravi. Per Milanese dettate dal risentimento: Viscione è il suocero di quel Sergio Clemente che Milanese, responsabile del Pdl avellinese, non aveva voluto sostenere.
Davanti ai magistrati Milanese è dovuto tornare sui suoi rapporti personali con Viscione. «Siamo parenti, perché la moglie è la nipote di mia madre». Tutte e due Cioffi, storica famiglia locale.  «Nel paese si era tutti uniti, ma soprattutto l’avvocato Viscione, la sua famiglia, erano molto legati a mio padre». Raffaele Milanese, ex dirigente dell’Agenzia delle entrate trasferito al Nord, dove nel 1959 è nato Marco Mario, che a 12 anni è tornato a Cervinara con i genitori. E nella dimora dei Viscione all’epoca Marco andava a giocare a ping-pong e qui ha conosciuto l’ex moglie. Il pm scherza: «Per questo ha motivi di risentimento verso Viscione?». Milanese si addolcisce: «No, anzi. Un giorno uscendo da quella casa ho incontrato mia moglie e insieme abbiamo fatto il rettifilo. Scusi, ma sono un po’ emozionato, mi perdoni».
Lui ha 18 anni, la futura consorte 14. Rampolla di una ricca famiglia di commercianti, è una delle ragazze più desiderate del paese, mentre lui sino a quel momento non si è distinto. In quel periodo Marco frequenta ragioneria, e si candida per il consiglio di istituto. Lo batte proprio Tangredi, il futuro sindaco di Cervinara.
Dopo la maturità Milanese decide di entrare in accademia e di arruolarsi nella Finanza. Racimola 10 encomi solenni, 13 encomi semplici e sette elogi. Nel 1994, in piena Tangentopoli, viene inviato a Milano insieme ad altri ufficiali dopo il terremoto causato dall’arresto del generale Giuseppe Cerciello, accusato di corruzione. Sono gli anni più operativi, in cui si vanta di avere «collaborato con il dottor Di Pietro».
La carriera sembra procedere senza sussulti. Sino al 2001, quando all’improvviso viene nominato addetto del ministro dell’Economia e delle finanze Giulio Tremonti. Come conquisti l’incarico il quarantaduenne tenente colonnello Milanese non è chiaro. Per alcuni a segnalare il suo nome è un ex commilitone arruolato nello studio di commercialista di Tremonti. Dopo otto mesi, nel febbraio 2002, è promosso aiutante di campo del ministro: iperattivo e abbigliato come un bodyguard in carriera, diventa l’ombra di Tremonti. Spiccia faccende e accumula incarichi. Nel 2004 si congeda dalla Finanza e, sfruttando gli esami che vengono abbuonati a chi ha frequentato l’accademia, fa incetta di lauree e master.
Nel 2007 supera l‘esame da procuratore e grazie a una leggina tremontiana può diventare professore ordinario insegnando alla Scuola di formazione del ministero dell’Economia. Un piccolo vitalizio a cui si aggiungono le consulenze che gli offrono diverse aziende pubbliche, dall’Alitalia alle Ferrovie dello Stato. Nello stesso anno dichiara 713 mila euro di redditi. In un lustro incassa più di 1,2 milioni netti. Il consulente dei pm fa notare che sui suoi due conti principali passano nel medesimo periodo 6 milioni. Milanese spiega i movimenti con la compravendita di immobili. Per la procura mente e lo accusa di avere spremuto Viscione, a partire dal 2004, in cambio di notizie riservate.
In quegli anni, grazie a Tremonti, per molti il colonnello Milanese diventa il comandante ombra della Guardia di finanza. Al punto che recentemente il generale Cosimo D’Arrigo, dal 2007 al 2010 al vertice delle fiamme gialle, ha deplorato l’eccesso di potere delegato da Tremonti al suo consigliere. Sarà per questo che Luigi Bisignani, l’imprenditore considerato dai pm napoletani il fulcro della P4, ha dichiarato in procura di avere chiesto a Milanese notizie sulle inchieste che lo riguardavano. Milanese ha dirottato l’accusa su un altro generale, Michele Adinolfi. E pensare che in un noto ristorante di Roma c’è ancora una foto che li ritrae insieme sorridenti. Altri tempi.
Anche in politica Milanese sgomita. Quando nel 2008 al tavolo delle candidature con Silvio Berlusconi i maggiorenti del Pdl segnalano i nomi dei loro pupilli per le elezioni politiche, Tremonti, ricorda chi ha partecipato, indica un solo nome: Milanese. Nicola Cosentino, il coordinatore del partito in Campania, abbozza. Per molti il finanziere emergente è un suo figlioccio, in realtà si troveranno in competizione. Al ministero dell’Economia infatti c’è posto per uno solo di loro. E Milanese diventa il vero viceministro. Tremonti e Milanese sono inseparabili e a Roma finiscono a vivere sotto lo stesso tetto: 200 metri quadrati lussuosamente rifiniti dietro il Parlamento. Un appartamento da 8.500 euro al mese che per i magistrati potrebbe nascondere una tangente mascherata. Di certo, secondo la procura di Napoli, «tra i due politici» ci sarebbero «uno stretto rapporto fiduciario» e «rapporti finanziari poco chiari».
Sul loro legame iniziano pure a girare voci al limite della calunnia. Davanti ai pm Milanese preferisce approfondire il suo rapporto con le donne. Per esempio racconta di quando nel 2006 conosce Manuela Bravi, la portavoce del ministro. È colpo di fulmine: «Ho sempre considerato bianco bianco, nero nero e così dico a mia moglie che sono innamorato di un’altra persona e vado via di casa» dichiara. E aggiunge che in quel periodo tribolato l’unico con cui si confida è Viscione. Tanto da lasciare per qualche tempo la figlia Giulia a casa dell’avvocato.
Passa un mese e Milanese scopre il grigio: «Preso dai rimorsi ritorno a casa. Chiaramente sono un po’ squilibrato, non sono nel pieno delle mie facoltà». La moglie diventa sospettosa, «controllava gli assegni, le bollette, tutto». Per questo, sostiene Milanese, deve chiedere aiuto a Viscione, ricorrere ai suoi «regali». Assicura, però, che era sua intenzione risarcire l’amico e che, quando ci ha provato, Viscione ha rifiutato. I pm non gli credono. Nel 2009 divorzia dalla moglie e a Capodanno vola a New York con Manuela Bravi e altri amici, tra cui Christian De Sica e Sabrina Ferilli. A pagare  anche questa volta è Viscione, nonostante la consorte non sia più lì a controllare.
Milanese e Bravi vivono come in un film: aragoste, champagne e colazione da Tiffany. Subito dopo quel viaggio Viscione chiede a Milanese di sostenere il genero Clemente alle elezioni. L’avvocato bussa anche da Cosentino, il quale spiega che ad Avellino non comanda lui. E Milanese sceglie Tangredi. Dopo pochi mesi Viscione viene arrestato per una storia di frodi assicurative tra Italia e Malta e racconta la sua verità sul parlamentare. Lo assiste negli interrogatori l’avvocato Sergio Clemente, ovvero il genero trombato. Sembra Shakespeare, ma è solo Cervinara. Un rettifilo che a Milanese ha regalato l’amore, ma anche una richiesta d’arresto. Per cui il 19 settembre la Camera dei deputati dovrà votare. Con un pensiero a Tremonti.

Commenti

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Il 16 Settembre 2011 alle 11:52 Zione ha scritto:

Circa la Buffonesca e putrefatta notizia di voler ferrettare e mettere ai topi il Cavaliere; ma è mai possibile che questi Eccellentissimi Cialtroni, che defecano sui sacri Libri della Legge e che sono la Vergogna d’Italia, non pensino mai a LAVORARE un poco e seriamente; ma il turpe Giudiciume, non si accorge che lo Schifo, con cui finora, calpestando la Morale e l’Etica della vita ha vergognosamente premiato le malefatte e le Scelleratezze dei suoi Associati, presuntuosi Ignoranti o spavaldi Criminali, ha superato il limite della Civiltà; ma che aspettano questi Scellerati, che anche da noi scoppi un irreparabile e ignominioso “disastro civile”; possibile che questi Disonorati non abbiano una Famiglia in cui vi siano pure dei Bambini Innocenti, ai quali spetta di Diritto un domani sereno; ma possibile che nessun emerito Cornacopia pensi ai semi velenosi che ha instillato nell’animo dei probi Cittadini e che stanno germinando per produrre (di ritorno …) la loro stessa Barbarie ?

Il 23 Settembre 2011 alle 2:11 Immunità, è un bicchiere di vino con un panino, l’immunità | Dasarozzo ha scritto:

[...] di un 1 milione di euro in contanti e di avergli pagato pagato auto, barche, orologi e gioielli (fonte). Inoltre, in virtù della sua correttezza, l’ex aiutante di campo di Tremonti ha deciso di [...]

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