Expo 2015, parte il conto alla rovescia

Da sinistra, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, l'assessore alla Cultura Stefano Boeri, l'ad di Expo Giuseppe Sala, il presidente lombardo Roberto Formigoni

Da sinistra, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, l'assessore alla Cultura Stefano Boeri, l'ad di Expo Giuseppe Sala, il presidente lombardo Roberto Formigoni

Sabino Labia

Poco più di tre anni e mezzo e Milano ospiterà l’edizione 2015 dell’Esposizione universale. Secondo uno studio realizzato dall’Università Bocconi, l’Expo contribuirà fino al 2020 per uno 0,18% sul Pil italiano generando sull’intero sistema Paese fatturati di 69 miliardi di euro sull’indotto e immettendo nel mercato del lavoro mediamente 61 mila persone ogni anno, senza contare la parte legata all’immagine del nostro Paese. Numeri possono essere presi come manna dal cielo, in questo momento di crisi, tuttavia, sembrano non bastare.

In tre anni, dal giorno dell’assegnazione da parte del Bie, si sono avuti tre amministratori delegati. Prima Paolo Glisenti, vicino all’allora sindaco Letizia Moratti, poi Lucio Stanca scelto dal governo e adesso Giuseppe Sala che sembra essere riuscito nell’impresa di mettere la sordina alle polemiche hanno accompagnato l’organizzazione dell’evento sin dalle sue prime battute. Il 5 agosto scorso il consiglio dei ministri ha deciso di nominare Giuliano Pisapia e Roberto Formigoni in qualità di commissari al posto della Moratti che aveva rassegnato le dimissioni dopo la sconfitta elettorale. Nel mentre, l’architetto-assessore Stefano Boeri, dopo essersi scontrato con l’ex sindaco Moratti, con la quale aveva collaborato proprio per l’Expo, ha litigato con lo stesso Pisapia subito dopo le elezioni per la vicenda dei terreni e ha finito con l’attaccare il governatore Formigoni.
Trovata la quadra politica, in nome della realpolitik, ora bisogna affrontare il problema fondamentale che riguarda la copertura finanziaria. Negli ultimi giorni il consiglio d’amministrazione della società Expo Spa ha proposto una riduzione delle spese per un totale di 300 milioni di euro e l’amministratore delegato Sala ha tenuto a precisare che “la situazione è sotto controllo”. A questo punto si attendono le decisioni dei soci a cominciare dal Ministero del Tesoro. Ci saranno tagli ulteriori?

L’ultimo tassello riguarda la questione dei terreni dove costruire i padiglioni. Ai primi di agosto Arexpo, la società che al momento risulta ancora di proprietà della Regione Lombardia, ha sottoscritto l’opzione per l’acquisto delle aree di proprietà della famiglia Cabassi e tra un mese verrà effettuato il pagamento per una cifra di 49 milioni e 615 mila euro. Da quel momento potranno finalmente partire i lavori così come è stato garantito al Bie.
L’Expo rappresenta un banco di prova per tutti e il sindaco Pisapia lo ha dovuto capire in fretta visto che è stato costretto a sconfessare alcune sue posizioni iniziali scontrandosi anche con il suo assessore che aveva avanzato il sospetto che il prezzo stabilito per l’acquisizione dai Cabassi delle aree di Rho-Pero fosse eccessivo. Per il governatore Formigoni, invece, potrà rappresentare un trampolino di lancio per le future primarie del Pdl.

Vedremo come proseguirà questo processo d’avvicinamento al fatidico 2015, anche perché l’Expo è fondamentale soprattutto per Milano che, tra mille difficoltà, sta affrontando un’importante fase di cambiamento e che, soprattutto, merita di fare quel salto di qualità che la porti a competere, definitivamente, con le grandi metropoli internazionali.

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