
Il caporalmaggiore Giovanni Russo sta per tornare a casa dalla missione in Afghanistan e scrive ai suoi familiari.
Siamo agli sgoccioli ormai, chiunque incontri parla della sua partenza imminente. È come se sentissi già una sorta di malinconia per il distacco che sarà segnato dalla chiusura della rampa d’accesso al C 130 che ci riporterà verso casa. Niente più piste sconnesse, ore di blindato, di tensione, bambini a frotte all’arrivo nei villaggi. Cosa resterà quaggiù del mio passaggio, dei colleghi i cui nomi resteranno sulle lapidi, quelli che «sono andati avanti», quelli che noi non dimenticheremo mai? Non è facile esprimerlo senza essere retorici o addirittura noiosi, come il nonno che raccontava della sua guerra. Magari ora potrei capire meglio tante sfumature dei suoi discorsi, dei suoi ricordi interrotti, delle narrazioni mai completate. Oggi saprei comprendere, in silenzio, il suo silenzio improvviso.
- Lunedì 19 Settembre 2011

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