Parla Domenico Spadaro: Io, il primo accusatore sulla Milano-Serravalle


Parla Domenico Spadaro: Io, il primo accusatore sulla Milano-Serravalle

di Giorgio Sturlese Tosi

Per anni ha sentito il suo fiato sul collo. Inchieste, denunce, condanne: per Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, già capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani e oggi sospeso dal Pd, l’ex procuratore capo della Corte dei conti della Lombardia Domenico Spadaro è stato un vero incubo. Ancora fino allo scorso anno, quando Spadaro era già in pensione.

Il 24 giugno 2010 la Corte dei conti mette in mora la giunta provinciale di Milano guidata da Penati per continuare a indagare sull’acquisto, per 238 milioni di euro, del 15 per cento dell’autostrada Milano-Serravalle dal gruppo Gavio. Penati entra in agitazione. Pensava che quella spesa di 2 milioni 764 mila euro a chilometro
fatta nel 2005 fosse ormai acqua passata, la procura della Repubblica di Milano sembrava orientata verso l’archiviazione. Ma quel giorno il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano intercetta lo stesso Penati mentre chiede al suo braccio destro, l’ex segretario generale della provincia Antonino Princiotta, se «il pm è sempre lo stesso». Princiotta lo rassicura con queste parole: «Non c’è più Spadaro ed è la cosa migliore, perché con quello non potevamo nemmeno parlare».

Procuratore Spadaro, ma è vero che con lei non si poteva parlare?
Diciamo che quella era gente con cui era pericoloso avere contatti. Quando mi cercavano in ufficio, mi facevo sempre negare.

Perché tanta diffidenza?
Tanto per cominciare, le attività di Filippo Penati in provincia sono state nel nostro mirino anche da prima dell’acquisto dell’autostrada Milano-Serravalle.

E perché il presidente Penati era entrato «nel mirino» della Corte dei conti?
Aveva conferito una serie di consulenze da 100 e 150 mila euro a personaggi improbabili. E noi lo abbiamo fatto condannare più volte. Come Corte dei conti della Lombardia abbiamo agito più volte contro la gestione, a mio avviso francamente discutibile, di Penati. Questo è utile saperlo per valutare la serietà e le presunzioni d’innocenza che Penati avanza oggi. Princiotta, poi, lo conobbi a un convegno. Aveva un modo di fare, un’arroganza, come se fosse al di sopra della legge.

Come iniziò la vostra indagine sull’acquisto delle quote della Milano-Serravalle, deciso nel 2005 dalla provincia?
Con il sindaco di Milano, Gabriele Albertini: presentò un esposto per violazione del patto di sindacato che esisteva tra Comune e Provincia di Milano, che detenevano entrambi quote dell’autostrada. Secondo Albertini la provincia, procedendo autonomamente all’acquisto di quel 15 per cento dal costruttore Marcellino Gavio, aveva violato il patto.

Stabiliste che aveva ragione Albertini?
Percepimmo che vi furono gravissime irregolarità. Le quote possedute da comune e provincia assicuravano già la maggioranza assoluta del pubblico sulla società. Non aveva senso che questa maggioranza assoluta passasse alla provincia soltanto. Tra l’altro, a un prezzo spaventoso (238 milioni di euro, ndr).

Ma il comune e la provincia in quel momento erano di colore diverso e forse avevano visioni differenti.
Il conflitto tra enti ideologicamente lontani ci può essere, ed è legittimo che perseguano il fine pubblico con diverse modalità. Ma mi pare che oggi le indagini avviate dalla procura di Monza stiano scoprendo che all’origine di quell’operazione ci fossero altri motivi che nulla hanno a che fare con l’interesse pubblico. Non è una mia opinione, ma è quella degli inquirenti.

Poi che cosa successe della vostra inchiesta?
Noi cominciammo l’indagine e la provincia si difese. Ci spedirono carrettate di documenti per dimostrare che il patto di sindacato era già stato violato e che quindi l’ente si riteneva svincolato da ogni impegno. Senza questa interpretazione, la provincia non avrebbe mai potuto decidere autonomamente di acquistare o vendere azioni. Poi arrivò la perizia disposta dalla procura della Repubblica di Milano. Secondo la quale il prezzo pagato per l’acquisto delle quote era «congruo». Questa consulenza ci fermò. Perché, se non c’era danno erariale, noi non avevamo motivo di proseguire l’indagine.

A suo giudizio il prezzo pagato dalla provincia nel 2005, 8,9 euro per azione, era congruo?
Poteva anche essere congruo, ma che bisogno c’era di pagare tanto per assicurare la maggioranza assoluta alla provincia? La maggioranza della Milano-Serravalle era già pubblica.

Proprio nei giorni scorsi la gara per il 18 per cento della Milano-Serravalle detenuto dal comune, in vendita per 170 milioni, è andata deserta.
Ma certo! Chi può essere interessato a comprare quelle azioni, e a quel prezzo, sapendo che la maggioranza resta comunque della provincia? Ecco a che cosa ha portato quell’operazione di sei anni fa.

Commenti

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Il 8 Dicembre 2011 alle 15:54 zione ha scritto:

Oltre alla crisi, agli sfratti e Iniquitalia che butta sciabolate alla cieca, c’è pure la grande Vergogna d’Italia che sta finendo di mandarci in rovina; perché il deleterio Giudiciume (come certi Politici Mariuoli) mentre succhia peggio di una mortifera MIGNATTA la linfa vitale della Nazione con Privilegiati e superpagati Incarichi, spesso inutili o dannosi, ma sempre Prestigiosi e “discreti” (infra nos e Aumm, aumm; per sé e per i suoi …) continua pure a sperperare tempo e pubbliche risorse, che provengono in massima parte dai tartassati e poveri Cristi, che pur buttando il sangue tutti i giorni a Lavorare e fare il proprio Dovere, respirano con affanno, perchè stentano a portare avanti dignitosamente la Famiglia e in molte case c’è SOFFERENZA, perché non si riesce nemmeno a comprare un paio di scarpe ai Bambini, a riscaldare i Nonni, a pagare il pigione o ad arrivare a fare la spesa fino alla metà del mese; mentre questi Infingardi Legulei, con stupidi e pretestuosi comportamenti delinquenziali di chiaro andazzo Politico e Mafioso dissipano milioni.

Questi sciagurati, si sollazzano sadicamente con queste folli spese che includono pure schifose Intercettazioni di comodo; invece di pensare a lavorare almeno un poco, seriamente ed essere grati per il Lauto Stipendio che viene loro puntualmente, immeritatamente e peggio ancora, molto Immoralmente pagato da questo Sventurato Popolo, di cui brigantescamente ne Usurpano spesso il nome per personali vigliaccate da Fuorilegge, a danno di persone a loro “antipatiche”, trascinandole in Barbari Processi, dove assoluzione o condanna rispecchiano solo il loro porco comodo, in base a scellerati calcoli di convenienza per la loro Setta di appartenenza.
Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.

E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.

http://www.moscati.it/Italiano.....sieri.html

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