Mary Liguori, giornalista e figlia di una vittima di camorra: “Chi sa ci aiuti a fare giustizia”

La marcia anti clan in ricordo di Vincenzo Liguori, il meccanico ucciso per errore in un agguato a San Giorgio a Cremano, il 13 gennaio scorso, oggi 12 febbraio 2011, a Pollena Trocchia, paese del vesuviano. ''Se non poniamo fine alla camorra, la camorra porra' fine a noi'. E ancora, 'la camorra si combatte con l'amore'. Sono alcuni degli slogan scelti dagli studenti delle scuole di Pollena Trocchia (Napoli). ANSA/CIRO FUSCO

La marcia anti clan in ricordo di Vincenzo Liguori, il meccanico ucciso per errore in un agguato a San Giorgio a Cremano, il 13 gennaio scorso, a Pollena Trocchia, paese del vesuviano. '' ANSA/CIRO FUSCO

Maria Pirro Di Maria Pirro

«Scrivo questo articolo perché me lo ha chiesto mia madre che in questo momento, forse più di me, crede nel potere dei mezzi di comunicazione. Mia madre spera che un appello possa smuovere le coscienze di testimoni che hanno visto il marito morire da innocente. “Chi sa parli, collabori con i carabinieri, ci aiuti a fare giustizia”, dice mia madre. Faccio mio quest’appello e non da giornalista, ma da figlia. La figlia di un uomo che ha cominciato a fare il meccanico ad appena otto anni ed è morto mentre lavorava».

Vincenzo Liguori, 57 anni, è l’ultimo nome nell’elenco delle 900 vittime delle mafie, Giorno della memoria promosso da Libera, anno 2011. L’elenco è sempre più lungo, ma l’Italia è distratta. Anche questa volta non vede, o non osa guardare. Come avverte Mary Liguori: è la figlia di Vincenzo. Ed è la mano che scrive sul Mattino di Napoli, nove mesi fa, da protagonista e vittima insieme. Perché alle volte il destino è feroce: «Quando i killer sono entrati nell’officina, per scovare l’uomo che cercavano e trucidarlo, mio padre stava cambiando l’olio ad un motorino. È morto lavorando, mio padre. Ed è morto per errore, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era un uomo onesto, che amava vivere in disparte, stare lontano dai riflettori». Invece la figlia è dietro la scena: da sempre. Per guardare, per capire, per poter raccontare. Per inseguire una passione che non cede. Nonostante il precariato che per tanti, troppi ragazzi si rivela senza via d’uscita.

Tredici gennaio 2011: Mary Liguori sta raccogliendo le notizie da bollettino di guerra che arrivano da San Giorgio a Cremano (Napoli), quando si ritrova sul luogo del delitto. Lì dove hanno ucciso suo padre: «Vittima inconsapevole di una violenza inaudita e noi non possiamo che sperare che un giorno si trovino i suoi assassini, che la giustizia possa prevalere sull’omertà». Silenzio colpevoli, oggi come ieri. «Quante volte, da giornalista, ho raccolto appelli del genere… Oggi tocca a me e alla mia famiglia fare i conti con questo sentimento. Posso solo dire che sto vivendo un incubo, il peggiore degli incubi».

A 25 anni si può raccontare l’orrore, senza perdere la tenerezza. Così: «Per anni i cronisti come me coltivano il sogno della firma in prima pagina, oggi mi è toccato finirci nel modo più orrendo, quello che mai avrei voluto e nemmeno lontanamente immaginato». Dalle colonne del Mattino: «Sento intorno a me tanta solidarietà: i colleghi giornalisti, i fotografi, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il prefetto di Napoli mi ha inviato un telegramma, che mi ha molto colpito. Ripenso a quello che mi diceva sempre mio padre: “Non importa il lavoro che fai né quanto ti pagano, l’importante è che ti piaccia davvero”. So di non essere sola, ma so anche di essere molto più debole senza di lui».

Cronaca nera. Sul lavoro, nella vita: «Spesso, dinanzi alla prospettiva di andare via da qui, mi sono risposta: che andassero via gli altri, quelli violenti, quelli che hanno reso questa città invivibile! Perché dovrei essere io ad abbandonare il campo? Io faccio la giornalista anche per cercare di cambiare le cose, per migliorarle». E ora, dopo una tragedia così assurda? «Mi chiedo se vale ancora la pena lottare. Ma un secondo dopo mi rispondo che sì, vale la pena - avverte sul Mattino e conclude- . Devo farlo per mio padre, per mio marito che il suo papà l’ha perso appena un anno fa, per i miei fratelli. E per mia madre che, tramite me, vi dice: “Chi ha visto, parli”».

«Quante cose succedono intorno a noi. Cercheremo di raccontare che cosa manca agli italiani e di che cosa ha bisogno la gente» scriveva Enzo Biagi.

«Libertà è partecipazione» avvisava Giorgio Gaber.

Per ricordare Vincenzo Liguori attraverso la sua passione più grande è in programma un raduno di moto d’epoca, domenica 25 settembre, a Pollena Trocchia, provincia di Napoli.
 Evento organizzato dall’associazione Onlus «Liberi Pensieri», d’accordo con i familiari della vittima, a distanza ravvicinata dal giorno della memoria dedicato a Giancarlo Siani, 26 anni, giornalista anticamorra ucciso sotto casa, a Napoli, la sera del 23 settembre 1985.

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Il 26 Settembre 2011 alle 16:39 Ha visto uccidere suo padre. Ma non dimentica. La testimonianza della giornalista Mary Liguori | Editori Online ha scritto:

[...] Ha visto uccidere suo padre. Ma non dimentica. La testimonianza della giornalista Mary Liguori Posted in Uncategorized Tagged giorgio, headlines, liberi-pensieri, maria-pirro, notiziahome, [...]

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