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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, ritratti durante i lavori nell'aula della Camera, il 21 giugno 2011 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
Lui conferma di non volersi dimettere, anzi, di essere pronto a scendere ancora in campo alle prossime politiche. Ma prima il caso Tarantini, poi la nuova udienza del processo Mills, e la recente lite “in famiglia” con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti confermano il momento sempre più delicato di Silvio Berlusconi. Questo almeno sostengono i bookmakers internazionali che aprono nuove scommesse sulle dimissioni del presidente del Consiglio.
Sulla lavagna di Unibet la fine del Governo Berlusconi prima della fine del mandato, riporta Agipronews, è data a 1,65, mentre si sale a 2,10 per l’eventualità che Berlusconi porti a termine la legislatura. Di certo, secondo i bookie, non sarà lui a prendere la decisione finale. La possibilità che il premier si dimetta, prosegue Agipronews, è data a 6,00, mentre si scende a quota 1,65 per un addio “forzato”, dovuto alla sfiducia. Secondo Unibet in Italia si andrà ad elezioni anticipate (a quota 1,72), mentre la possibilità che le prossime elezioni si svolgano regolarmente alla fine del mandato è data a 2,00.
- Lunedì 26 Settembre 2011
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Commenti
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Il 26 Settembre 2011 alle 22:21 Zione ha scritto:
Signor Presidente, si ricordi che il suo sventurato Popolo aspetta da troppo tempo la Riforma della Giustizia; tenga duro e faccia schiattare così tutti i pusillanimi, gli infingardi, i lestofanti, i mascalzoni, i farabutti e i Mafiosi che alimentano e sostengono il vile Giudiciume.
Il 28 Settembre 2011 alle 12:42 nhico ha scritto:
L’opposizione dice che in queste ultime ore la parola più gettonata in Transatlantico è «compravendita» . Forse, non è così. Forse, le parole più gettonate sono altre. E, precisamente, «mandiamo in galera il ministro Romano.» Perché, come spesso succede alle mute di cani randagi quando si azzuffano attorno ad un osso, dopo i primi digrignare di tenti, di unghiate e morsi, la cagnara va avanti da sola e l’osso diventa l’ozioso pretesto. Ma il nostro parlamento è fatto così. E capita molto spesso che i nostri parlamentari si azzuffano non per risolvere i problemi dello Stivale ma per portare avanti le loro tresche. L’ultima, quelle delle prossime ore, per la sinistra, è quella di disarcionare il premier. E così il ministro Romano è l’ozioso pretesto. Voleranno parolone, si lanceranno reciproche accusa di mafiosità, e in tutto questo casino tutti si dimenticheranno del vero problema. Che sta a monte. E’ stato creato dalla magistratura e non è stato creato per favorire questo o quello schieramento, ma semplicemente per portare avanti il suo progetto di egemonia. Sono segnali di fumo per dire alla classe politica che è la toga che comanda. E loro, i politici, non sono altro che dei burattini attaccati al loro filo di comando. Punto e basta. Ed è tutto scritto a chiare lettere nella storia giudiziaria di Francesco Saverio Romano. La procura su di lui ha indagano “quasi ininterrottamente per otto anni anche se l’indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007.” 4.380 giorni, 96 mesi, 416 settimane a rovistare a 360 gradi nella sua vita e poi, non avendo niente in mano di penalmente rilevante, ne chiede per due volte, al gip, l’archiviazione. Ma il gip Giuliano Castiglia, che non poteva, né può aver trovato, tra le pagine di quei faldoni, niente di più di quello che hanno scritto i pm, ha direttamente avanzato richiesta di imputazione coatta. Ad un non addetto ai lavori, all’uomo della strada, tutto ciò appare incomprensibile. Anzi irrazionale. Forse è per miopia giuridica, ma andando a braccetto con il buonsenso, all’uomo della strada, l’unica cosa incongruente non rilevata dal gip appaiono i quasi quattro anni d’indagini (dal novembre 2007 ad oggi) condotte non a norma di legge. Eppure, quegli stessi pm che ne chiedevano l’archiviazione, in punta di legge e di coscienza, in dieci giorni hanno dovuto inventarsi quel qualcosa in più per potere formulare, contro legge e coscienza, la richiesta di rinvio a giudizio coatto, come ordinato dal gip. Nei palazzi di giustizia di Palermo il teatro dell’assurdo continua. Per onorare e glorificare il non senso. Che è poi la fonte del loro potere. Inconsapevoli di cardare la corda che li impiccherà, in parlamento, gli eletti dal popolo, incensano quel non senso. Azzuffandosi. Invece di procedere velocemente ad una doverosa riforma della giustizia.
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