

Nouriel Roubini, professore di Economia all New York University (MATTEO BAZZI / ANSA)
“Sfortunatamente, la mancanza di serie riforme fa crescere il rischio che l’Italia possa finire come l’Argentina. Non è inevitabile, ma se l’Italia non intraprende le riforme necessarie, non si può escludere una sua uscita dall’Unione monetaria nei prossimi cinque anni”. Queste cose le scriveva l’economista Nouriel Roubini nel 2005 (qui il suo intervento su Businessonline). Ma passati sei anni, pare che la situazione italiana non sia affatto migliorata.
Stessa musica oggi dalle parti del governo Usa: il ministro del Tesoro,Timothy Geithner, ha parlato alcuni giorni fa senza mezzi termini del rischio di una immane “catastrofe”. E ha avvertito i colleghi del Vecchio Continente: “L’Europa deve fare di più per contrastare la crisi ed evitare la minaccia di default a catena”.
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, da parte sua, ha rassicurato che l’Italia “è vista meglio da fuori che dall’ interno del Paese” e che “i nostri conti sono valutati in modo positivo”, addirittura ai “primi posti per il livello di avanzo primario del deficit primario”. Il problema è la crescita.
E in questi giorni si sta discutendo cosa realmente si può fare su questo versante, anche se su alcuni temi si potrebbe dire poco. Prendiamo il capitolo pensioni: ancora sono in molti (sindacati, Lega) a mettere i paletti contro l’innalzamento dell’età per il ritiro dal lavoro. Il sospetto è che se non si è riuscito a fare qualcosa negli ultimi dieci anni, figuriamoci in poche settimane. Idem per quanto riguarda le liberalizzazioni.
Come andrà a finire? Roubini, concludeva il suo saggio di sei anni fa così: “Se l’Italia e altri paesi europei non cambiano le loro politiche per perseguire serie riforme economiche che garantiscano loro una rinnovata competitività e crescita, saranno alla fine costretti a uscire dall’Unione monetaria. Sarebbe un disastro, ma è un disastro inevitabile se le politiche non cambiano. Personalmente, sono pessimista sul fatto che tali cambiamenti possano esserci”.
L’economista, figlio di ebrei iraniani e cresciuto in Italia, dove ha studiato alla Bocconi, ha la fama di Cassandra: aveva previsto la bolla immobiliare negli Usa e la crisi finanziaria del 2008. A Cernobbio, poche settimane fa, ha detto di vedere oltre il 50% di probabilità di una recessione nelle economie avanzate entro l’anno prossimo.
- Lunedì 26 Settembre 2011
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Commenti
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Il 26 Settembre 2011 alle 12:20 degrel0 ha scritto:
Da tempo associo gli economisti alle cartomanti:quando ci azzeccano è pura combinazione!
Il 26 Settembre 2011 alle 18:17 pv21 ha scritto:
Rewind >
Berlusconi ora E’ SICURO di fare le riforme, in programma dal 1994, riguardanti la giustizia, il fisco e l’architettura istituzionale dello stato.
Perché non le ha fatte prima?
Perché gli italiani non gli hanno mai dato il 51% dei voti e perché nelle coalizioni che l’hanno portato al governo “ci sono sempre state persone che si sono sempre opposte”.
C’è da chiedersi su quale “patto di coalizione” ha ottenuto milioni di voti.
Ora cosa è cambiato?
Ora Berlusconi ha acquisito dentro al Parlamento una maggioranza “purchessia” disposta a “TUTTO tranne elezioni”. Una maggioranza che è tale anche per il pugno di voti legati al Ministro Romano.
La storia insegna che la FEBBRE DEL TRIBUNO non conosce limiti o rinunce fino a …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
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