

Gli italiani hanno scoperto un nuovo genere letterario: le intercettazioni d’appendice, irrilevanti ai fini delle indagini, ma utili per indagare i costumi meglio di un testo di Honoré de Balzac. Le trascrizioni delle telefonate del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vengono servite su giornali e tv in mille modi: vietate ai minori, apocrife e persino a puntate, come dimostrano le recenti pubblicazioni delle telefonate registrate dalla procura di Bari. Un’orgia di chiacchiere che spesso viene contrabbandata come «pistola fumante», o prova definitiva, e distribuita nelle case degli italiani dai cronisti-postini delle procure. E invece le intercettazioni andrebbero gestite con molta cura, non propalate come se fossero prove certe.
Emblematico è il destino di un’ironica affermazione di Berlusconi («Faccio il premier a tempo perso»), pronunciata per arginare l’insistenza di una fanciulla e invece rivenduta sui mass media come certificazione del suo disimpegno politico. Purtroppo non si tratta di un’eccezione: spesso al riascolto dei periti o al vaglio dei giudici le frasi intercettate assumono un significato diverso, a volte addirittura opposto, rispetto a quello che avevano secondo l’accusa. A rendere ancora più rischioso questo strumento d’indagine sono le possibili traduzioni sbagliate (come nel caso che ha portato all’arresto del marocchino Mohamed Fikri, indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio) o il non raro scambio di persona. Senza contare le manipolazioni. Per esempio quella avvenuta nell’indagine contro il giudice Renato Squillante, quando gli appunti di un investigatore vennero spacciati per un’intercettazione ambientale.
La preistoria di questa commedia (o tragedia) degli equivoci risale ai tempi del terrorismo, quando i periti fonici riconobbero in una telefonata delle Brigate rosse durante il sequestro di Aldo Moro la voce del padovano Toni Negri, che il 7 aprile 1979 venne arrestato. In realtà il telefonista era il romano Valerio Morucci; del resto, il suo accento non era certo veneto.
Dieci anni dopo, una delle prime grandi inchieste a basarsi sulle intercettazioni fu la cosiddetta Duomo connection, sulla penetrazione della mafia a Milano. Anche in questo caso le captazioni fecero una vittima: Sergio Coraglia, noto immobiliarista. Al telefono il geometra siciliano Antonino Carollo millantava di essere il «socio occulto» di Coraglia. I magistrati milanesi gli credettero: fecero arrestare Coraglia e affidarono al custode giudiziario le sue 35 società. Salvo scoprire in seguito che Carollo non possedeva neppure una quota di quelle aziende.
Non fu più fortunato l’ex direttore generale di una banca in odor di mafia, Salvatore Nicolosi. La Repubblica nell’ottobre del 1995 titolò: «Scoperta la banca di Cosa nostra» e citò una presunta intercettazione di Nicolosi: «No, nei gabinetti della sala bunker non lo possiamo fare per motivi di sicurezza… andare a mettere la bomba, io non lo faccio». Nicolosi giurò di non avere mai detto quelle parole. Il gip ordinò una perizia e scoprì che Nicolosi in effetti aveva chiesto di mettere «i bagni nella sala pubblico ». L’errore era stato causato dal dialetto siciliano dell’indagato, mal compreso (e tradotto) dal tecnico piemontese. Dopo 11 anni di processo, i magistrati decisero che Nicolosi non solo non era uno stragista, ma neppure un mafioso né un riciclatore.
In Calabria l’associazione Vittime di Luigi De Magistris non ha scordato una vecchia inchiesta del pm che oggi è sindaco di Napoli. Nel 1996 un carabiniere, trascrivendo un’intercettazione, aveva trasformato per errore le parole «provveditore generale» in «procuratore generale», appuntando di fianco il nome di Giuseppe Chiaravalloti, l’ex governatore della regione all’epoca procuratore generale di Reggio Calabria. Così Chiaravalloti fu indagato. Venne prosciolto già nell’udienza preliminare, però solo dopo lunghi mesi.
Ma è nelle inchieste per droga che fioccano gli errori. Anche perché i trafficanti usano spesso un linguaggio cifrato. C’è chi è stato arrestato per avere comprato dei «gamberetti » (i crostacei) o chi è finito sotto accusa per il desiderio di cambiare la «maniglia» della moka per il caffè («vaniglia» è in gergo la droga). A Milano un uomo andò in galera per avere detto che la marmitta era «roca». Secondo i magistrati aveva parlato di «coca».
L’attrice Serena Grandi, per colpa delle intercettazioni, nel 2003 è finita in carcere come spacciatrice. Nel giugno scorso lo Stato l’ha risarcita con 60 mila euro e tante scuse.
Di un equivoco sono stati vittime anche diversi dirigenti e giocatori dell’Inter, fra cui l’ex allenatore Roberto Mancini, sbattuto in prima pagina sui giornali per avere parlato di «appendiabiti» con il titolare di un negozio di sartoria, ma anche spacciatore. «Mi servono due stampelle con urgenza» aveva reclamato Mancini al cellulare. Per gli inquirenti le «stampelle» erano dosi di cocaina. La realtà si rivelò diversa.
Le intercettazioni hanno causato altri danni collaterali nel mondo del pallone. Nel 2006, quando scoppiò Calciopoli, nelle edicole finì il Libro nero del calcio, trascrizione di tutte le chiamate registrate dai carabinieri. Eppure alcuni dei protagonisti dopo pochi mesi furono prosciolti. Persino Luciano Moggi, oggi radiato dalla giustizia sportiva, ha di che lamentarsi. Lui e l’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo furono indagati per sequestro di persona (l’arbitro Gianluca Paparesta) a Reggio Calabria. Alla base di tutto, una spacconata telefonica di «Lucky Luciano»: «Gli ho fatto un mazzo così, l’ho chiuso nello spogliatoio e ho buttato la chiave».
Henry John Woodcock, nel 2006 pm a Potenza, fece arrestare Vittorio Emanuele di Savoia e il sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi mentre andavano in smoking a una serata di gala. Le accuse? Gravissime: associazione per delinquere, corruzione, sfruttamento della prostituzione. In realtà a innescare i provvedimenti erano state le sbruffonate di un intermediario. I magistrati di Como scrissero: «Dalle conversazioni emerge una condotta tecnicamente definibile come millanteria, dettata vuoi da diplomazia, vuoi da amor di tranquillità».
Nell’inchiesta fu coinvolto e mandato ai domiciliari anche l’ex portavoce di Gianfranco Fini, Salvatore Sottile. Per lui Woodcock ipotizzò l’accusa di concussione sessuale per alcune telefonate colorite riguardanti soubrette a caccia di spintarelle. Pure in questo caso tutto si è risolto con un’archiviazione.
Lo stesso pm due anni dopo richiese le manette per il parlamentare pd Salvatore Margiotta. Il motivo? Un imprenditore, conversando con un’amica, aveva raccontato il discorso fatto a un certo Salvatore: «Salvato’, io ti porto 200 mila euro il giorno in cui mi assegnano definitivamente…». Woodcock si convinse che il citato Salvato’ fosse Margiotta e ne domandò l’arresto. Dopo appena due settimane il tribunale del riesame annullò il provvedimento per mancanza di gravi indizi e il 4 maggio scorso Margiotta è stato assolto «per non aver commesso il fatto».
Ora Woodcock è stato trasferito a Napoli, dove indaga sulla presunta estorsione ai danni di Berlusconi. Anche in questo caso la pistola fumante sarebbero alcune telefonate. Grazie alle quali la «parte lesa» (il premier) è stato messo alla berlina. Recentemente, sotto il Vesuvio, è andata meglio ad altri due parlamentari, Renzo Lusetti dell’Udc e il futurista Italo Bocchino, accusati di affari illeciti con l’imprenditore Alfredo Romeo: la loro posizione è stata archivata dal gip Paola Russo anche per «l’inutilizzabilità delle intercettazioni indirette dei deputati stabilita da una sentenza della Corte costituzionale».
Per ora resta un mistero, infine, la presunta battuta di Silvio Berlusconi sul «lato B» di frau Angela Merkel, contenuta in una telefonata «apocrifa» (non esiste una versione ufficiale) pubblicata da molti giornali in barba alle verifiche e alla carità di patria. «In questo momento di crisi economica e di rapporti delicati con la Germania, io non l’avrei pubblicata nemmeno se avessi avuto l’audio originale, figuriamoci così» ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino. Purtroppo inascoltato.
- Giovedì 29 Settembre 2011
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Il 29 Settembre 2011 alle 18:04 Tecniche d’indagine. Quando il telefono è un bluff | Editori Online ha scritto:
[...] rest is here: Tecniche d’indagine. Quando il telefono è un bluff Posted in Stampa Tagged giustizia, headlines, intercettazioni, nicolosi, notiziahome, panorama in [...]
Il 29 Settembre 2011 alle 19:18 Notizie e Cronaca : Tecniche d’indagine. Quando il telefono è un bluff ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 29 settembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
Il 29 Settembre 2011 alle 19:46 Zione ha scritto:
Vergognati, ributtante Piaga del Giudiciume; affamatore della povera GENTE e inveterato Assassino, anche di questo sventurato Stato, a cui ignobilmente succhi il Sangue, peggio del più infame usuraio.
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Questa Triste Genia che non sa o non vuole Lavorare Onestamente, invece di andare a sentire i “suoi Carcerati”, a volte anche Torurati … continua Scelleratamente a Sperperare con boriosa albagia e supponenza; senza rendersi conto che il Popolo non può sopportare oltre questi Masnadieri Giudiziari, che avvelenano persone e Istituzioni.
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Governo, invia la Guardia di Finanza, per accertare come hanno fatto a “risparmiare tanto” a cominciare da certi miserabili Vermi “Piemontesi” e metti al BANDO le loro Criminale Associazioni, che fruttano grosse carriere e importanti(?) incarichi di arricchimento soltanto per i loro Capizona e recano enormi danni alla Società Civile; a cominciare dai Magistrati Seri, che sono i primi a subire le Nefaste conseguenze dei loro intrallazzi di Mafia.
Il 30 Settembre 2011 alle 14:23 Zione ha scritto:
Ignoranti e Spavaldi, Presuntuosi e Prepotenti, Sciacalli e Scellerati; questa mortale Cancrena del GIUDICIUME non vuole capire che è giunta l’ora di chiudere bottega e di ritirarsi in buon ordine, nell’interesse del Popolo Italiano, di cui indegnamente fanno parte anche loro, questi Emeriti Cialtroni, che defecando vergognosamente sul sacro Libro della Legge, contaminano d’Infamia anche la gloriosa e nobile Toga del tempo che fu e che la stragrande maggioranza dell’Onesta Magistratura, continua ad indossare con Dignità, seppure con sofferenza per la triste situazione in cui versa la Giustizia del nostro sfortunato Paese, creata per ignobili e reconditi loro fini Politici da questa Masnada di Barbari, i quali non sono neanche degni di pulire le scarpe ai veri Magistrati, oneste persone che LAVORANO con Coscienza, parlano solo attraverso le loro Sentenze e ciò malgrado, sopportano anche loro in silenzio angherie da passati Conquistatori, con prevaricazioni e Usurpazioni varie.
Il 6 Ottobre 2011 alle 0:45 Zione ha scritto:
Caso escort, denunciati i tre magistrati di Napoli; la Camera penale di Bari contro i pm Woodcock, Piscitelli e Curcio.
http://www.lettera43.it/attual.....napoli.htm
Puh, ma che tanfo ! — Vergogna, Eccellentissimi Cialtroni !! — Governo, urge Rivoluzionaria Riforma del Miserabile Giudiciume; grazie dal tuo Oltraggiato Popolo; stop !!!
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