

«Visto chi sono, e visto quante me ne fanno, si potrebbe almeno smettere di chiamarle “intercettazioni” e cominciare a chiamarle “milancettazioni”». Dicono che Silvio Berlusconi non abbia perso il gusto della battuta, per quanto amara, perfino sotto il peggiore bombardamento giudiziario di questi ultimi 17 anni: proprio mentre i giornali e le tv iniziavano a pubblicare i testi più pruriginosi delle sue conversazioni private, depositati il 16 settembre dalla procura di Bari nella richiesta di rinvio a giudizio contro l’imprenditore Gianpaolo Tarantini.
Il presidente del Consiglio non ha torto. Da Bari a Milano, da Napoli a Pescara, da Trani a Palermo (e chissà in quante altre procure), sono centinaia se non migliaia le sue telefonate intercettate da orecchiuti inquirenti: registrate, sbobinate e infilate in una serie d’inchieste che lo vedono a volte come indagato, a volte come parte lesa. Il risultato è stato un profluvio di conversazioni pubblicate sui giornali e sul web: sono una settantina dal 2008 a oggi, per circa 4 ore di dialoghi privi di rilievo penale. Conversazioni private, utilizzate al solo scopo di esporre alla gogna il premier. Che non per nulla si è lamentato di questo «regime di piena e incontrollata vigilanza».
«Quante sono in tutto le telefonate intercettate del presidente? Non ne ho idea» risponde Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e con Piero Longo avvocato di Berlusconi. «Del resto, abbiamo dovuto scoprire soltanto il 17 settembre che il suo telefono due anni fa era stato spiato indirettamente anche dalla procura di Pescara». Ghedini parla della conversazione tra il premier e Valter Lavitola, diffusa con tanto di audio dal sito online di Repubblica. È l’ultima telefonata apparsa, oltre 6 minuti di conversazione su temi politici e del tutto irrilevante dal punto di vista penale, e risale all’ottobre 2009: la procura di Pescara indagava su una presunta evasione fiscale da 90 milioni. Un anno dopo era finito in carcere l’imprenditore Giuseppe Spadaccini. Lavitola non era indagato, ma era stato intercettato perché Spadaccini finanziava L’Avanti!, il giornale di cui Lavitola è editore.
Nei tribunali italiani, insomma, si può dire che galleggi un vero iceberg di parole di Berlusconi, spiate e trascritte: e anche se il vertice che ne emerge è piccolo, in proporzione, scongelandosi basta a provocare sconquassi.
E ci sarà anche chi apprezza la prevalenza della giustizia sostanziale sui formalismi della legge. Ma certo questa situazione non ha precedenti, né in Italia né all’estero. Non è mai accaduto, nella storia, che un parlamentare fosse sottoposto a un controllo tanto intrusivo: figurarsi un premier. Lo dice forte e chiaro Gaetano Pecorella, deputato del Pdl e uno dei più noti penalisti italiani: «Da giurista e da avvocato non posso non sorprendermi che centinaia d’intercettazioni di un parlamentare, per di più capo del governo, siano passate senza l’autorizzazione della Camera».
È più che perplesso anche Marco Boato, l’ex deputato dei Verdi che nel 2003 fu il primo firmatario della legge 140, il tentativo di recuperare in parte l’equilibrio dei poteri cancellato 10 anni prima con l’abolizione dell’immunità parlamentare: «Si è aggirato il divieto d’intercettare un parlamentare» protesta. «Perché se poni sotto controllo chi gli parla abitualmente, e così ascolti decine o centinaia di sue telefonate, la norma e la Costituzione vengono ugualmente violate».
La legge 140, in effetti, vieta l’utilizzo processuale delle intercettazioni di un parlamentare, se non in presenza dell’autorizzazione della Camera o del Senato. Se questa non viene data nei modi prestabiliti e in tempi congrui, le intercettazioni sono illegittime e gli atti realizzati dall’accusa sono nulli, così come tutto quel che ne deriva. Nel novembre 2007 la Corte costituzionale ha però attenuato il divieto, stabilendo che se l’intercettazione di un parlamentare è «fortuita», cioè «casuale e occasionale», e se ne emerge la potenziale prova di un reato commesso da un’altra persona, può essere utilizzata penalmente senza l’autorizzazione preventiva.
È stato questo il grimaldello legale impiegato dalle procure di Bari e di Napoli, dove le intercettazioni formalmente non hanno colpito Berlusconi, ma alcuni suoi interlocutori. Va detto, però, che la Corte costituzionale nella sentenza di quattro anni fa (la numero 390, redatta dall’ex ministro prodiano della Giustizia, Giovanni Maria Flick) ha sottolineato comunque che «quello che conta non è la titolarità o la disponibilità dell’utenza captata, ma la direzione dell’atto d’indagine. Se quest’ultimo è volto, in concreto, ad accedere nella sfera delle comunicazioni del parlamentare, l’intercettazione non autorizzata è illegittima, a prescindere dal fatto che il procedimento riguardi terzi o che le utenze sottoposte a controllo appartengano a terzi».
Quindi, insiste la corte, anche le intercettazioni «effettuate ponendo sotto controllo le utenze degli interlocutori abituali» di un parlamentare devono essere sottoposte all’autorizzazione del Parlamento.
La regola, però, non è stata rispettata né a Bari né in alcuno dei processi nei quali è stato coinvolto il deputato Berlusconi. Sono molti, del resto, i trucchi impiegati nell’assedio giudiziario. L’ultimo è arrivato il 19 settembre da Milano, dove i giudici del processo Mills hanno addirittura deciso con un’ordinanza a sorpresa di tagliare una decina di testi della difesa e di sopprimere una rogatoria già prestabilita a Londra, che il pubblico ministero Fabio De Pasquale aveva solo chiesto di anticipare.
A Napoli, contro Berlusconi, è stata usata invece la tecnica del «salto della quaglia»: qui il premier non è l’indagato, ma la parte offesa. Così, proprio mentre la procura partenopea lascia sorprendentemente cadere in prescrizione altre inchieste «pesanti» come quella sull’immenso traffico camorrista di rifiuti tossici che pure durava da 8 anni e aveva fornito la prima ispirazione a Gomorra, isolato bestseller letterario di Roberto Saviano, la polizia giudiziaria investiga con dispendio di energie su Tarantini e Lavitola, personaggi della cerchia del premier, e per due mesi ne mette sotto controllo i telefoni accusandoli di estorsione: con almeno tre conversazioni di Berlusconi inserite negli atti.
Eppure a Napoli nessuno, all’inizio dell’inchiesta, interroga la vittima del presunto reato (Berlusconi), nemmeno per accertare se effettivamente di reato si tratti. Si pretende poi di sentirla, invece, eventualmente anche con l’accompagnamento coatto da parte dei carabinieri, quando ormai il clamore dell’indagine è stato garantito dalla pubblicazione di quel che è stato raccolto nella «pesca a strascico» degli ascolti telefonici.
Questo «trucco» è stato contestato dall’Unione delle camere penali: «Ciò che sta accadendo a Napoli» hanno scritto gli avvocati associati, prima che il gip Amalia Primavera stabilisse il 20 settembre che la competenza territoriale dell’inchiesta spetta alla procura di Roma, «permette al pubblico ministero di giocare letteralmente al gatto con il topo con chi è oggetto di attenzione nell’indagine; all’occorrenza, ignorandone la veste sostanziale d’indagato, o d’indagato in un procedimento connesso o collegato, per poterlo ascoltare in assenza di garanzie di difesa».
Qualcosa di simile accade a Bari: su circa 100 mila telefonate appena depositate agli atti, sono 33 quelle passate per il cellulare del presidente del Consiglio, che al telefono parla spesso con Tarantini indagato per sfruttamento della prostituzione. Altre quattro sono le telefonate di Berlusconi che la procura di Milano ha reso pubbliche lo scorso marzo, nel processo immediato aperto un mese prima contro di lui sul «Rubygate»: se ne sta ancora occupando la procura generale della Corte di cassazione, in aprile incaricata d’indagare dal Consiglio superiore della magistratura, mentre la difesa di Berlusconi continua inutilmente a chiedere che siano rese «inutilizzabili».
Nel marzo 2010, poco prima dele elezioni regionali, altre 18 telefonate di Berlusconi erano emerse dalla procura di Trani, dove a suo carico era stata avviata un’inchiesta per concussione (poi archiviata a Roma) a causa delle presunte pressioni esercitate su Giancarlo Innocenzi, ex commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sulla trasmissione Annozero di Michele Santoro. Nel dicembre 2007 aveva tenuto banco la questione delle registrazioni di altre due lunghe telefonate (oltre 7 minuti la prima, 4 minuti e mezzo la seconda) tra il premier e Agostino Saccà, captate su richiesta della procura di Napoli: in quel caso, l’indagine cercava di dimostrare che Berlusconi avesse indotto l’ex direttore generale della Rai ad assumere alcune attrici in cambio di favori. Nell’aprile 2009 quell’inchiesta è stata archiviata dalla procura di Roma, la cui competenza territoriale era prevalsa, e un giudice ha disposto la distruzione di tutte le intercettazioni. Va detto, per gli amanti del genere, che gli ascolti integrali sono tuttora disponibili su internet, nel circuito Youtube.
Del resto, che le intercettazioni illegittime siano dure a morire lo dimostra un’altra vicenda. A Palermo, nel maggio 2008, il giudice Fabio Licata aveva dichiarato inammissibile un’istanza della procura, che insisteva a utilizzare senza autorizzazione alcune telefonate captate tra il 2003 e il 2004: al telefono, Berlusconi e l’ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, parlavano anche d’indagini in corso contro Cuffaro. Così il giudice aveva ordinato di distruggere quei nastri. Eppure un anno e mezzo più tardi si era scoperto che le stesse intercettazioni erano entrate a sorpresa nella nuova inchiesta per mafia aperta contro Cuffaro. Corsi e ricorsi delle intercettazioni…
- Venerdì 30 Settembre 2011
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Commenti
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Il 30 Settembre 2011 alle 14:03 Zione ha scritto:
Ignoranti e Spavaldi, Presuntuosi e Prepotenti, Sciacalli e Scellerati; questa mortale Cancrena del GIUDICIUME non vuole capire che è giunta l’ora di chiudere bottega e di ritirarsi in buon ordine, nell’ interesse del Popolo Italiano, di cui indegnamente fanno parte anche loro, questi Emeriti Cialtroni, che defecando vergognosamente sul sacro Libro della Legge, contaminano d’Infamia anche la gloriosa e nobile Toga del tempo che fu e che la stragrande maggioranza dell’Onesta Magistratura, continua ad indossare con Dignità, seppure con sofferenza per la triste situazione in cui versa la Giustizia del nostro sfortunato Paese; creata per ignobili e reconditi loro fini Politici da questa Masnada di Barbari, i quali non sono neanche degni di pulire le scarpe ai veri Magistrati, oneste persone che LAVORANO con Coscienza, parlano solo attraverso le loro Sentenze e ciò malgrado, sopportano anche loro in silenzio angherie da passati Conquistatori, con prevaricazioni e Usurpazioni varie.
Il 1 Ottobre 2011 alle 1:18 Notizie e Cronaca : Giustizia & politica. Caccia al Premier ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 01 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
Il 1 Ottobre 2011 alle 16:44 prestopd ha scritto:
Secondo me c’è un pò di accanimento e non è più politica ma uno scontro diretto con la persona del premier..
Io penserei di più al nostro paese.
A presto
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Il 2 Ottobre 2011 alle 11:44 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:
Dalla Via di Damasco“Onorevolizzati”in Parlamento,sognando Marx con Scaramella al polonio 210?
Altri non si possono sognare la Secessione?Così fan tutti,che dalla Via di Marx,risultano ultimi indirizzi conosciuti:Camera dei Deputati,Viminale,Quirinale nell’attesa di Beatificazione?Intanto,il mio amico Walter Tobagi uccisi da Comunisti,mentre il sottoscritto porta sul cranio i segni,salvo che Battisti$Kompagnuzzi scomunicati,mentre con più spanne da Statista,il mio amico Bettino Craxi voluto morto!Io non ci sto!Chi per decenni incassava miliardi dal Kgb che con ferocia far fallire la Commissione Mitrokhin,minacciando anche uccidendo con Scaramella al polonio 210.Senza contare martiri come Bettino Craxi Walter Tobagi,ed altri Magistrati che con botteghino si professano amici e prima,li screditavano in Piazza ed in talk show nei network,pagati persino da Pantalone che,è il Popolo che,come sembra conta meno dei Comunisti che hanno partorito Brigate Rosse ed insanguinando il Paese?
http://www.splinder.com/myblog.....iew/659606
http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/
http://www.ilgiornale.it/inter.....comments=1
Il 20 Ottobre 2011 alle 0:36 zione ha scritto:
Compagni; se ce ne è rimasto ancora qualcuno di quelli Originali, che avendo avuto come me l’Onore di conoscere e di frequentare anche qualche stimata e grande colonna del P.C.I. (Ernesto Mollar, Cesare Bianco …) e che hanno creduto che “forse” l’Utopia Rossa sarebbe stata possibile, ed hanno partecipato per Coscienza e dovere alle LOTTE nelle Officine e nelle Fabbriche del Piemonte, principalmente per dare un aiuto a chi era più debole e più ricattabile dal “Padrone” (le Maestranze generiche) ma spesso sono diventati loro stessi il capro espiatorio della repressione congiunta esercitata dalla Proprietà, dal “Sindacato”, dal Partito e dal Giudiciume Politico.
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Ciò premesso, mi piacerebbe leggere (se ci siete …) un vostro giudizio su quanto è successo ultimamente a Roma e sui Falsi rivoluzionari, che hanno vigliaccamente aggredito la Democrazia (e lo Stato), distruggendo anche l’unica ricchezza rappresentata da una vecchia bicicletta che un dignitoso Invalido con 250 Euro al mese, nostro fratello (e Compagno?) teneva per la necessità di andare a curarsi, dopo che usciva dalla Mensa dei Poveri; hanno dato fuoco anche a qualche vecchia auto che forse serviva a qualche povero Cristo per andare a LAVORARE, anche se stentando e buttando il sangue in qualche modo, pur di guadagnare la zuppa giornaliera da portare a casa, specie quando la truppa è grossa ed è preoccupata dalla lunga attesa …
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Certo è che se questi stupidi e controproducenti distruttori, fossero cresciuti in Famiglie morigerate e Lavorerebbero, oppure si Arrangerebbero a fare o a cercare di fare qualcosa per sopravvivere, certamente non avrebbero fatto tante CAROGNATE, incluso il sacrilegio alla Madonna e l’oltraggio a Pannella, che a viso scoperto, ha sempre lottato per la Libertà; questo solo perchè la percentuale degli Scellerati in campo sarebbe stata irrilevante.
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Pertanto ora non ci sarebbe qualche ignobile individuo che dopo aver istigato la Canea, si finge indignato e chiede Leggi Eccezionali, affinché poi la Turpe Giudiceria organizzata continui a fare il suo porco comodo, con tutte le nefandezze a cui ci ha abituato da tempo, già nella CLOACA del Tribunale di Torino (con la scusa del Terrorismo e a cominciare da Mario Longobardi, Socialista …), per continuare con Mani Sporche e per non finirla più a tuttoggi, di comportarsi impunemente da Miserabili Vermi; o Banditi Giudiziari che dir si voglia.
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Si prega, nel comune interesse, qualche giovane, gagliardo e stoico Avvocato alle prime armi (“d’Ufficio” e nel caso fosse pure Volontario all’assistenza dei Poveri Vecchi, sarebbe ancora meglio) di seguire i Forum ed anche di approfondire la Legge sui SEQUESTRI di Persona, da parte di Banditi, Briganti e Affini, che razzolano temerariamente nei luoghi sacri più impensati; perché può darsi che a breve si possa anche guadagnare la giornata, ovviamente dallo Stato e in più la riconoscenza personale con qualche decina di Euro; situazione finanziaria del momento permettendo ed in caso di esito positivo.
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Per totale adesione. — A. V. G. — Associazione Vittime dei Giudicioni — Il Fondatore e socio unico, solo, acciaccato e in teoria facile da ferrettare (e da far scomparire e forse anche per sempre), se solo si trovasse, per Improvvisa Pazzia, in una qualsiasi Fogna Tribunalizia (Torino insegna …) invece di trovarsi a combattere in buona compagnia su questa BARRICATA della Libertà, dove si lotta per l’Onore e la Giustizia del Popolo Italiano.
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