Divisi su tutto, in scena sempre il solito Pd

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (Ansa)

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (Ansa)

Il maggiore partito dell’opposizione, il Pd, ricorda quegli adolescenti tormentati dalla paura di prendere la decisione sbagliata. Soprattutto in queste ultime settimane, con i dirigenti divisi sull’ipotesi di un governo di transizione, sulle ricette economiche dettate dalla Bce e dagli industriali e sull’appoggio al referendum che ha raccolto oltre un milione di firme.

Del resto il rischio di mettere assieme ex democristiani ed ex comunisti in uno stesso contenitore era proprio questo. Prendiamo, difatti, le posizioni dei principali dirigenti piddini (riunitisi ieri) in questi ultimi giorni.

Il Corriere ieri faceva notare come il partito sembri ormai “un’orchestra in cui ognuno va per conto suo”. E i pomi della discordia, oggi, si chiamano appunto Bce, Confindustria e referendum (ossia legge elettorale, un tema su cui il Pd già si divise lo scorso anno).

Se i democratici fino a pochi mesi fa rimproveravano al governo la sua ostilità verso Bruxelles, e anzi chiedevano di “fare come l’Europa”, come sottolineano in via Solferino, oggi hanno cambiato idea: l’invasione di campo della Bce (la famosa lettera inviata ad agosto da Trichet e Draghi a Berlusconi) negli affari interni non è stata gradita da tutto il partito.

Solo Enrico Letta, il vicepresidente “moderato” che preferisce i banchieri alle case del popolo, l’ha accolta con soddisfazione. “La lettera - ha detto - ci pone davanti a una svolta: crescere e diventare una forza di governo riformatrice”.

Peccato che a smentirlo sia stato il suo collega Stefano Fassina, responsabile economico del partito: la lettera, a suo avviso, proprio “non funziona”. Bersani, il segretario, ha provato a fare una sintesi: il Pd accetta le compatibilità di bilancio per la finanza pubblica indicate dalla Bce al governo, ha spiegato, ma sulle sue “ricette” per arrivarci “vuole discuterne”.

Passiamo alla Confindustria, che in questi giorni scotta lo smacco dell’uscita della Fiat, preannunciato da tempo, e che ha presentato un manifesto per la crescita. Un piano che piace molto a Bersani (Vi sono molti punti in comune tra il nostro programma e il loro), così così alla presidente Rosy Bindi (Sulle privatizzazioni ci vuole prudenza) e per niente all’ex ministro Vincenzo Visco (Quella di Emma non è una buona proposta).

In ultimo il referendum, che vorrebbe ripristinare il Mattarellum, un sistema maggioritario corretto con una quota di proporzionale, al posto dell’attuale Porcellum, un sistema proporzionale con liste bloccate, in cui l’elettore non esprime preferenze e i candidati vengono eletti secondo l’ordine di presentazione.

Bene, anche qui il Pd si è presentato in ordine sparso. L’ex ministro Arturo Parisi ha sparato a zero contro la decisione del partito di non sostenere il referendum, fino ad arrivare ad ipotizzare le dimissioni del segretario, che piccato ha risposto di non essere un “optional”. Anche se la maggiore preoccupazione del Pd, per ora, non sembra essere la legge elettorale, ma la scelta tra l’appoggio a un governo di transizione o il ritorno immediato alle urne, al quale poi non sarebbe ancora pronto. “Il vero problema è chi farà il leader in caso di elezioni”, ha detto Pippo Civati, consigliere piddino alla Regione Lombardia.

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Il 4 Ottobre 2011 alle 11:09 Divisi su tutto, in scena sempre il solito Pd | Editori Online ha scritto:

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Il 4 Ottobre 2011 alle 19:17 Notizie e Cronaca : Divisi su tutto, in scena sempre il solito Pd ha scritto:

[...] Italia Pubblicato: 04 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]

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