Antonello Venditti: “Il diritto d’autore in rete va tutelato, ma senza caccia alle streghe”

Antonello Venditti sta preparando un album (Unica) che uscirà il 29 novembre - ANSA

Antonello Venditti sta preparando un album (Unica) che uscirà il 29 novembre - ANSA

Intervista di Marco Morello

Diritto d’autore: le opinioni di Matteo Mille (BSA) e Ivan Scalfarotto. A Bergamo un convegno sul tema

«Non confondiamo la libertà con la correttezza: se qualcuno pubblica sul web contenuti protetti da diritto d’autore e ne trae profitto, allora è giusto che paghi una percentuale al creatore di quei contenuti. E se agisce in modo illecito, allora deve essere sanzionato». Antonello Venditti, artista di punta della musica italiana, entra nel dibattito dallo studio di registrazione del suo prossimo album, Unica, in uscita il 29 novembre. La sua è un’opinione consolidata, già nel 2004 aveva firmato una petizione contro il download illegale promossa dalla Fimi, l’associazione di riferimento dell’industria discografica.

Ha una ricetta da suggerire?
box_battaglia-web «Premetto che in questo quadro deve rientrare qualsiasi mezzo di diffusione digitale. E aggiungo che ci vuole ordine: i diritti possono essere riconosciuti al singolo artista o collettivamente alla casa discografica, ma occorre trovare un sistema unico, uniforme, che funzioni».
Secondo lei vale l’assunto secondo il quale chi scarica illegalmente un album poi non lo acquista?
«Non sempre, magari se gli piace alla fine lo compra anche. Certo, se fosse la regola sarebbe uno straordinario incentivo alla creatività, dovrebbe spingerci a scrivere canzoni sempre più belle. In generale, comunque, io non scaricherei mai un mp3. Rimane un compromesso, una perdita sul piano della qualità».
Cosa dice di chi pubblica un link, magari a una sua canzone, su un social network o su un blog? Dovrebbe pagare?
«Certo che no, nemmeno un centesimo. Non scherziamo, qui si rientra nella libera diffusione delle idee, della cultura. Perché la musica è cultura. Il pagamento o la sanzione scattano se c’è uno sfruttamento economico, diretto o tramite guadagni pubblicitari. Non è una caccia ai fantasmi, mi sembra si ragioni su due piani molto diversi».
La tendenza, invece, è fare di tutta l’erba un fascio?
«Penso che a volte manchi la consapevolezza di come vanno certi fenomeni. Se un utente crea da zero un suo video su internet, fa 800 mila contatti e ci guadagna solo la piattaforma che lo ospita, qualcosa non quadra. Non è accettabile che continuino a esistere sul web dei casinò in cui il banco vince sempre. E non si chiami in causa la libertà: da quella, quando è vera, non ci guadagna nessuno».

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Il 21 Marzo 2012 alle 21:31 Diritto d’Autore e Internet: l’Agcom prende tempo - Cronaca | Allnewz.it ha scritto:

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