

I ministri Giulio Tremonti e Renato Brunetta
Il ritorno alle urne potrebbe allentare la pressione sul nostro debito pubblico? Secondo il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, è difficile che un cambiamento di questo tipo possa avere successo, perché “i mercati sono intelligenti e sanno che è meglio questo governo che un futuro governo di questa opposizione indecisa su tutto”.
Ieri, infatti, il ministro Tremonti si è lasciato sfuggire una frase sibillina sullo spread, che in Spagna sarebbe più basso che in Italia per l’annuncio di elezioni anticipate. Brunetta non la pensa affatto così: “Abbiamo bisogno di stabilità: chi verrebbe dopo di noi? Vendola, il Pd spaccato?”, ha detto, per poi bacchettare il collega: “Ogni tanto anche i professori seri come Tremonti dicono qualche stupidaggine”.
Del resto negli ultimi quindici anni si sono alternate maggioranze di centrodestra e di centrosinistra, ma nessuna di queste è riuscita a portare a termine (nemmeno l’attuale, nonostante i numeri) una delle riforme che da tempo ci chiedono l’Europa e i mercati. Basta leggere la lettera inviata dalla Bce al governo ad agosto, in cui a ben guardare non vi è contenuta alcuna novità. Ma dove, anzi, venivano ribaditi concetti ormai noti all’opinione pubblica italiana.
Quali? Per esempio, alzare l’età pensionabile ai livelli europei, portare a termine la liberalizzazione dei servizi pubblici locali (che gli italiani vorrebbero ancora in mano allo Stato, stando al referendum della scorsa primavera) e delle professioni, e mettere mano alla contrattazione collettiva, anche per unire un Paese spaccato in due, da una parte quarantenni e cinquantenni iper protetti, dall’altra il precariato diffuso degli under 40.
La Bce, su quest’ultimo punto aveva indicato una possibile strada da seguire, partendo dall’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali. Il governo ha deciso, invece, per l’articolo 8 del decreto che punta sulla contrattazione territoriale con i sindacati. E stando a molti esperti in materia, il segnale che manda la Fiat oggi è proprio quello di voler uscire da un sistema di relazioni sindacali complesse per puntare a una maggiore flessibilità, grazie a un rapporto diretto tra le parti nella contrattazione aziendale, come succede in molti altri Paesi.
“Io sto con Marchionne, sto con una grande multinazionale che è la Fiat. Sto con un’azienda che si misura con i grandi mercati internazionali, io sto con l’Europa”, ha detto Brunetta. Peccato, però, che la maggior parte di questi impulsi “propositivi” non abbiano origine nei partiti, nel Parlamento, ma nel mondo dell’economia e a Bruxelles. E la politica, sempre più spesso in questi ultimi mesi, va al traino.
- Mercoledì 5 Ottobre 2011
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Il 5 Ottobre 2011 alle 11:29 “Io tifo Marchionne e Bce” | Editori Online ha scritto:
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