
Credit: ANSA
Di Marco Morello
Le opinioni di Antonello Venditti, Matteo Mille (BSA), Enzo Mazza (Fimi), Ivan Scalfarotto
Gli italiani sono un popolo di predoni digitali? Dalle cifre sembrerebbe di sì: si stima che un software su due sia contraffatto (in Europa va meglio, è uno su tre) e che nel solo 2010 la pirateria informatica abbia provocato nel nostro Paese danni economici superiori a 1.400 milioni di euro. Di più: la pirateria digitale ha creato all’industria musicale perdite pari a 262 milioni di euro e, tra il 1999 e il 2009, ha fatto calare il mercato italiano del 73%, con ingenti danni alle imprese, perdite di posti di lavoro e, anche, un’evasione di Iva stimabile in 200 milioni di euro.
UN CONVEGNO SUL TEMA
Dati questi che sono stati presentati e discussi nel corso di un simposio organizzato a Bergamo presso la sede dell’Accademia della Guardia di Finanza, sul tema “Pirateria e contraffazione: strategie di contrasto e potenzialità degli organi di law enforcement”. Un momento di confronto sul tema del diritto d’autore sul web, moderato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, al quale non sono voluti mancare tutti i protagonisti del dibattito: l’industria musicale, con la presenza illustre del Ceo della Federazione mondiale, quella del software, rappresentanti delle istituzioni, autorità militari, del mondo della politica e della giustizia.
Il fenomeno della pirateria – è stato ricordato nel corso dei lavori – non è statico, si evolve e si adegua di pari passo con la tecnologia: assieme al download illegale, comprende oggi lo streaming e la pubblicazione sul web di musica, immagini, filmati protetti da diritti d’autore. Spesso con scopo di lucro, con guadagni che arrivano dai clic sulla pubblicità e sfruttano il grande richiamo di questo tipo di offerta. Oltre certi appigli, certi punti fermi, anche dal punto di vista normativo, il terreno si fa però scivoloso e non è semplice capire, a giudicare anche dal dibattito scatenato dal comma 29 del disegno di legge sulle intercettazioni in discussione alla Camera che imporrebbe ai siti l’obbligo di rettifica entro 48 ore, quando chiudere un occhio oppure mettere all’indice una galassia di contenuti che appaiono su siti improvvisati, blog, forum e persino sulle bacheche virtuali dei social network.

Un momento del convegno organizzato a Bergamo dalla Guardia di Finanza. Nella foto, Gianni Morandi
DELIBERA AG COM E MOBILITAZIONI
Chi ha deciso di fare ordine in una materia così magmatica, andando oltre il peer-to-peer, è l’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che a inizio luglio ha presentato uno schema di regolamento sul diritto d’autore in rete (eccolo). Un provvedimento che già prima della sua pubblicazione aveva suscitato moltissime polemiche, accompagnate da mobilitazioni nelle piazze reali e virtuali: secondo alcune indiscrezioni, infatti, avrebbe consentito all’Authority di oscurare in via preventiva i siti ritenuti colpevoli di violazioni, creando una procedura che da più parti è stata accostata alla censura.
Nel testo con i crismi dell’ufficialità si legge invece di un approccio più morbido, di un meccanismo articolato in due fasi: una prima in cui a dialogare sono solo la parte che si sente offesa, per esempio il publisher di un software, e il gestore di un sito italiano. Se quest’ultimo rimuove entro quattro giorni il contenuto in questione, il procedimento si arresta lì. In alternativa entrambe le parti si possono rivolgere all’Agcom che darà vita a un contraddittorio lungo 10 giorni e successivamente potrà decidere, in un tempo che va dai 20 ai 35 giorni, per la rimozione di quel contenuto. O per il ripristino, se chi gestisce le pagine «incriminate» lo aveva eliminato per cautelarsi, visto che per le trasgressioni accertate le multe arrivano a 250 mila euro. Per i siti stranieri c’è pure un margine di manovra, ma è più ridotto.
«La nostra proposta – ha spiegato il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò – ha una base giuridica solida e fondata. Tuttavia abbiamo adottato uno schema iper-garantista e blando, proprio perché c’è un tale intreccio di diritti e libertà. Volevamo eliminare ogni minimo dubbio sull’essere “gli sceriffi del web”». E infatti nel provvedimento, il cui testo finale dovrebbe essere presentato entro novembre dopo una fase di consultazioni con tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta, si sottolinea di non voler limitare in alcun modo la libertà d’espressione e informazione. È quello che gli anglosassoni chiamano il fair use, l’uso lecito dei contenuti.
IL NO DEL POPOLO DELLA RETE
Insomma, chi posta un video del proprio artista preferito sul suo blog non dovrebbe avere nulla da temere, ma la rete italiana resta inquieta, teme che certe interpretazioni troppo estensive della delibera possano creare incertezza e precedenti pericolosi, coinvolgendo soggetti che invece sulla carta non dovrebbero essere colpiti. Dall’altra parte c’è tutta un’industria in fermento, che esibisce i numeri del fenomeno come ferite e chiede qualche giro di vite in più, soprattutto sul piano dei tempi per l’intervento dell’Authority. Una sola cosa è certa: finché il provvedimento non diventerà definitivo, il dibattito è aperto. E tutto è ancora possibile. Panorama.it ha perciò preso spunto dal simposio e ha deciso di approfondire il tema con una serie di interviste, per ascoltare i punti di vista, anche discordanti, dei diversi attori coinvolti nel dibattito.
- Mercoledì 5 Ottobre 2011
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Commenti
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Il 7 Ottobre 2011 alle 9:26 I titoloni sulla pirateria musicale italiana: ragioniamoci - The New Blog Times ha scritto:
[...] E questi sono solo due esempi, ma ve ne sono molti altri.Molto più equilibrato è stato il report di Marco Morello su Panorama, che ha riferito l’evento con giusto equilibrio di dettaglio, [...]
Il 8 Ottobre 2011 alle 16:52 danraina ha scritto:
http://www.danraina.com/2011/1.....accademia/
Il 8 Ottobre 2011 alle 23:18 Notizie e Cronaca : La guerra d’Autore corre sul filo telematico ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 08 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
Il 28 Ottobre 2011 alle 9:17 Polillo, Galan e i numeri su pirateria: c’è qualcosa che non va - The New Blog Times ha scritto:
[...] proposito della pirateria multimediale? Citavo un articolo di Marco Morello su Panorama, nel quale si esordiva affermando, tra l’altro: “… nel solo 2010 la pirateria informatica abbia [...]
Il 26 Dicembre 2011 alle 3:10 Lotta a pirateria e contraffazione, la strategia si progetta in Accademia | DanRaina.com ha scritto:
[...] Mulè, direttore del settimanale Panorama, ha specificato quanto l’oggetto del dibattito odierno abbracci davvero a tutto campo il settore [...]
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