Gli vogliono togliere un figlio, perché “poco empatico”. L’incredibile storia di Vito Gigante

Vito Gigante, 69 anni, il padre cui i servizi sociali vogliono togliere il figlio più piccolo

Vito Gigante, 69 anni, il padre cui i servizi sociali vogliono togliere il figlio più piccolo

LEGGI ANCHE: Il padre sparito con la bambina: “Siamo in Belgio e stiamo bene ma il problema è la mia ex moglie”

Claudia Daconto «Quello che mi stanno facendo, oltre che ingiustamente punitivo nei miei confronti, è devastante per il bambino. Mi chiedo come la magistratura possa togliermi un figlio solo perché un’operatrice dei servizi sociali ha scritto nella sua relazione che io sarei un padre poco empatico».
Vito Gigante, 69 anni, è un papà non più giovanissimo. Luca e Gabriele (li chiameremo così) sono i figli di 9 e 16 anni del suo secondo matrimonio. A Cormons (Gorizia), dove risiede, lo conoscono tutti. Prima di lasciare l’azienda alla madre dei suoi ultimi due figli, produceva vino. L’etichetta Collio era la sua. Capelli bianchi, fisico ancora atletico e asciutto, Vito Gigante si definisce un perseguitato. Da due anni combatte una battaglia che gli sta costando tempo, soldi e salute. Da quando gli hanno detto che da un momento all’altro qualcuno verrà a bussare alla sua porta per portargli via Luca, non campa più.

Ad assisterlo è l’avvocato Daniele Milani che all’eventualità di poter assistere «al mirabile spettacolo di due persone che arrivano a casa del signor Gigante, incappucciano il figlio e se lo portano via» non crede. Anche perché, se così fosse, scatterebbe una denuncia per sottrazione di minore o addirittura per sequestro di persona nei confronti dei servizi sociali sui quali, Milani, non nasconde forti perplessità. Sono infatti oltre 32mila i bambini di cui si occupano e non sempre, o non solo, per spirito umanitario. Ciascun minore «costa» al proprio comune d’appartenenza circa 2.100 euro l’anno per un giro complessivo «d’affari» di mezzo miliardo di euro. «Parliamoci chiaro – interviene l’avvocato – qui c’è in ballo lo stipendio di un sacco di gente e quando qualcuno prova ad opporsi, questi si sentono togliere il pane di bocca e si accaniscono ancora di più». Dito puntato anche sulla condotta dei giudici «che sui pareri di queste persone, spesso poco preparate e poco controllate, si appiattisce del tutto nel prendere decisioni che condizionano pesantemente la vita, gli interessi e i sentimenti altrui».

Nel caso di Vito Gigante tutto ha inizio nel 2010 quando il suo secondo matrimonio finisce e il Tribunale dei Minori di Trieste decide di sospendere a entrambi i coniugi la potestà genitoriale a causa della loro alta litigiosità. Sulla base di alcuni episodi di maltrattamenti da parte della madre nei confronti del figlio più piccolo e del rifiuto da parte della donna di occuparsi dei bambini, il giudice decide che entrambi i minori vadano ad abitare con il padre. Almeno fino a quando il più piccolo sarà trasferito in un centro d’accoglienza di Porto Marghera a 130 km di distanza dalla casa paterna. Contro questa decisione Gigante fa ricorso in appello. E lo perde. Il giudice Vincenzo Colarieti prende per oro colato le relazioni dei servizi sociali. Ignora del tutto il parere del pediatra del piccolo e il fatto che, uno dopo l’altro, i tutori nominati si dimettano per manifesto disaccordo nei confronti del provvedimento.

Signor Gigante, lei ha mai fatto qualcosa di male ai suoi figli? Li picchia, gli fa mancare il cibo, i vestiti?
Mi guardi: le sembro il tipo? Pensi che mi è stato addirittura contestato il fatto di aver portato i miei bambini in vacanza per due mesi durante l’estate. Se fossi veramente un delinquente forse mi avrebbero aiutato invece che perseguitarmi in questo modo. L’invadenza nella vita privata delle persone, il prendere provvedimenti di tale gravità, basati solo sul parere di una parte, senza sufficienti verifiche, ha dell’inaudito.

Come mai le tolgono solo il figlio di 9 anni e non anche quello di 16?
Perché dicono che il grande è irrimediabilmente perso. Anche se non gli hanno mai fatto una visita.

Mentre Luca sarebbe recuperabile?
A patto che lasci al più presto la mia casa e sia trasferito in questa presunta splendida struttura di Marghera che, detto per inciso, è una delle zone più inquinate e malsane d’Italia.

E dove suo figlio non sembra proprio felicissimo di dover andare a vivere.
Lei pensi che nessun giudice gli ha mai chiesto se è d’accordo o meno. Io so solo che mio figlio è attaccatissimo a me e al fratello più grande e vive con angoscia questa prospettiva, se la fa addosso e ha paura anche di andare a scuola.

Ma a Marghera lei potrà comunque andarlo a trovare?
Non è detto. Saranno sempre giudici e servizi sociali a stabilire come e quando e se volessero potrebbero anche impedirmi del tutto di vederlo. Peggio del 41 bis.

La relazione dei servizi sociali dove sono indicate i motivi per i quali sottrarre il bambino al padre. Clicca qui.

La relazione dei servizi sociali dove sono indicate i motivi per i quali sottrarre il bambino al padre. Clicca qui.

Il ruolo della sua ex moglie quale è stato?
Lei non ha mai voluto esercitare i propri diritti nei confronti dei figli. Quando io proposi di affidare a lei i bambini pur di evitare il trasferimento a Marghera, si oppose. Voleva solo che Luca mi fosse tolto, nonostante l’assoluta contrarietà del bambino.

Lei si ritiene un buon padre?
Ho forse un carattere all’antica, ma dire che per questo non sono in grado di crescere mio figlio, che in un centro d’accoglienza starebbe meglio che a casa mia, mi sembra davvero troppo.

I servizi sociali scrivono che lei non è molto affettuoso, che è poco empatico.
E lo hanno stabilito dopo 8 sedute dallo psicologo? Le sembrano sufficienti per strappare il figlio a suo padre? Se fossi un violento, un pedofilo, un tossicodipendente riconosciuto all’ultimo stadio, allora capirei un provvedimento del genere, ma io non sono niente di tutto ciò e la misura mi sembra francamente incongrua.

Cosa la preoccupa di più in questo momento?
Che mio figlio sia stato già reso un diverso, un segnato, di fronte a una comunità dove ci si conosce tutti. Una volta che i bambini finiscono in questo tritacarne non ne vengono più fuori. Se noi adulti possiamo al limite ancora sopportare certe cose, certe invadenze, loro no.

Come crede che si troverà suo figlio a Porto Marghera?
Non lo so. Vorrei infatti proprio sapere quali sono gli organi che controllerebbero le strutture cui sono affidati questi bambini.

Sono due anni che lei combatte per tenersi suo figlio. Come si sente?
Sono veramente stanco. Per me è una persecuzione e per mio figlio è anche peggio. Ma se sto facendo tutto questo, come fanno a dire che non sono un buon padre?

Commenti

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Il 14 Ottobre 2011 alle 10:59 Gli vogliono togliere un figlio, perché “poco empatico”. L’incredibile storia di Vito Gigante | Editori Online ha scritto:

[...] here: Gli vogliono togliere un figlio, perché “poco empatico”. L’incredibile storia di Vito Gigante Posted in Stampa Tagged apertura#1, claudia-daconto, figli, gigante, porto-marghera, [...]

Il 14 Ottobre 2011 alle 21:21 Zione ha scritto:

Ma Boja faüss, non si sa che i figli devono stare coi Genitori ???

Ce ne sono tantissimi per la strada, trascurati, sbandati o abbandonati che andrebbero seguiti da qualcuno che non abbia niente di meglio da fare, che correre dietro alla quantificazione di “poca o molta empatia”.

Minchia, comunque in questi casi gravi, bisogna chiamare subito i “Mastuggiorgi” colla camicia di forza, i quali sanno bene come curare immantinente qualche triste individuo fuggito dal Mendicicomio e ricondurlo alla ragione.

Il 15 Ottobre 2011 alle 6:52 Gli vogliono togliere un figlio, perché “poco empatico”. L’incredibile storia di Vito Gigante | Notizie Più ha scritto:

[...] Gli vogliono togliere un figlio, perché “poco empatico”. L’incredibile storia di Vito Gigante Segnala presso: Articoli Correlati“Il 15 marciamo verso Montecitorio”. Massima allerta sui [...]

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