
«Quando hanno chiuso Napster, dissi che gli utenti sarebbero passati su Bittorrent. Mi risposero che quel programma era troppo complicato per l’utente medio e che il mercato legale, ora, sarebbe ripartito. Devo constatare che non hanno ancora imparato la lezione». È scettico Stefano Quintarelli, pioniere di internet e blogger fra i più seguiti in Italia. Le normative che gli stati stanno mettendo in campo per porre un freno alla pirateria online non lo convincono. «Sono inefficaci e sembrano scritte da chi sogna un impossibile ritorno ai bei tempi andati: le norme sono aggirabili con la tecnologia».
Le industrie della creatività dovrebbero dunque arrendersi al Far Web?
Ma si figuri. Devono però capire che il calo dei volumi continuerà. E che, per arginarlo, più che una punizione serve un’offerta digitale all’altezza, rapida, a prezzi ridotti ma superiore sul terreno della qualità.
Le stesse parole del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò.
In quella delibera c’è l’enforcement, ma mancano i diritti. Le sembra possibile che io possa regalare o vendere un libro di carta mentre, se presto una copia di un ebook a un amico, commetto un reato? La verità è che l’Agcom, impedendo la nascita di un mercato digitale secondario, fa un piacere non alle industrie creative, ma ai monopolisti delle tecnopiattaforme come Amazon o Apple.
La Apple però sta subendo un danno dai browser in html 5 dei nuovi iPad.
Avevano creato un ambiente chiuso per ricavare il 30 per cento su tutte le app vendute. Ora, grazie a una falla, alcuni grandi giornali come il Financial Times
e il New York Times hanno sviluppato le loro app in html 5 per non passare più dall’Apple Store. Lo stanno capendo anche i grandi editori di giornali italiani. La strada è questa: più idee, meno punizioni.
In Francia sono arrivati 600 mila primi avvisi ai presunti pirati.
I numeri dicono anche che sono quattro gatti gli utenti effettivamente disconnessi. Con incassi insignificanti. E poi c’è un problema.
La violazione della net neutrality?
No, la legge Hadopi non interviene sulla gestione del traffico dell’utente ma inibisce l’accesso alla rete di tutto il nucleo familiare. Niente homebanking e niente rapporti con la pubblica amministrazione: e questo mentre Barack Obama vuol far diventare l’accesso a internet un servizio universale.
- Domenica 16 Ottobre 2011

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