Black bloc a Roma: sbagliati i paragoni con l’organizzazione della guerriglia in Val di Susa

Roma, 15 ottobre 2011 REUTERS/Stefano Rellandini

Roma, 15 ottobre 2011 REUTERS/Stefano Rellandini

Ma che cosa è successo davvero a Roma sabato scorso? Chi ha messo a ferro e fuoco la città? E perché la polizia per ore non è intervenuta per fermare i manifestanti più violenti? Forse è presto per dirlo, anche se i giornali in questi giorni hanno scritto che il corteo degli indignati sarebbe stato infiltrato da falangi addestrate alla guerriglia in Grecia, hanno parlato di una rivolta studiata a tavolino, di ottocento giovani opliti coordinati da un’unica regia. Probabilmente la risposta è più articolata. E non può escludere che ci siano stati errori da parte delle forze dell’ordine nella gestione della piazza. Come hanno confermato a Panorama informalmente alcuni esperti dell’antiterrorismo italiano, sia a livello centrale che locale.
Chi era a Genova in piazza Alimonda il 20 luglio 2001, in occasione del G8, dieci anni dopo, in piazza San Giovanni a Roma, ha avuto la sensazione di un deja-vu: i blindati dei carabinieri incastrati l’uno con l’altro, gli Iveco con gli idranti della polizia agili come elefanti in una cristalleria, giovani con in mano gli estintori. Allora il ventenne carabiniere Mario Placanica sparò per difendersi contro Carlo Giuliani, due giorni fa Fabio T., dieci anni più grande di Placanica, invece ha avuto il fegato di buttarsi in mezzo alla folla con il casco indosso e di non fare male a nessuno.

Guarda il video dell’assalto ai mezzi blindati e dell’incendio

Certo a Roma i violenti erano molti meno rispetto a Genova, ma anche in confronto alla Valsusa dove in questi mesi si sta combattendo una guerra di trincea tra lo Stato e migliaia di valligiani, infiltrati da centinaia di estremisti. In Piemonte il livello dello scontro è salito a livelli di guardia, con 188 feriti tra le divise solo negli scontri del 3 luglio scorso: lassù gli antitav (tra cui militano anche due noti ex esponenti di Prima Linea) bucano le carrozzerie dei mezzi blindati sparando biglie calibro otto con fionde professionali, tirano bombe carta contenenti raudi con alto principio attivo riempite di chiodi e bulloni, usano tubi di plexiglass come mortai. Però a Roma una santabarbara del genere non si è vista.

Dopo la guerriglia per terra sono rimasti pezzi di cornicione e sanpietrini, cartelli stradali e travi per impalcature, facilmente reperibili lungo il percorso del corteo. Certo qualcuno brandiva mazze e bastoni, ma si trattava di una minoranza. Per qualcuno la prova di una raffinata organizzazione sarebbe un pullmino gonfio di aste e mazze parcheggiato in una traversa di San Giovanni. In realtà non si tratta di niente di originale: un furgone pieno di bastoni (noleggiato dagli autonomi del centro sociale torinese Askatasuna) era già stato ripreso dalle telecamere pure a Genova e comunque simili mezzi di appoggio logistico vengono utilizzati frequentemente, soprattutto negli scontri tra tifoserie. «Nella capitale i facinorosi hanno approfittato dei buchi che il Sistema ha concesso, dei momenti di impasse dell’apparato» analizza un poliziotto di grande esperienza. E così anche i manifestanti arrivati dalla Valsusa (ce n’erano molte decine) non hanno avuto bisogno di trasferire il loro know how in riva al Tevere. Si sono messi in coda e hanno approfittato dei disordini per mordere e fuggire. E se per la manifestazione di Roma sono partiti dai centri sociali più duri del Nord Italia, dall’Askatasuna (il più impegnato nella guerriglia in Valsusa) al Gramigna di Padova (intorno al quale è fiorito l’eversivo Partito comunista politico militare smantellato dal tribunale di Milano), negli incidenti, in prima linea, non si sono schierati i soliti noti. Anzi forse c’erano i più sconsiderati, gente pronta a saltare a mani nude sul cofano di un mezzo blindato, magari senza essersi nemmeno travisato.

«A molti dei ragazzi che ho visto a piazza San Giovanni bisognerebbe fare il test antidoping» riflette un investigatore, «anche perché certe azioni non si spiegano se si è lucidi». La cosa certa, fanno notare gli esperti, è che i membri di una falange militarizzata non sarebbero mai scesi in campo a torso nudo o a viso scoperto, come hanno fatto molti estremisti sabato scorso, rendendo semplice la loro identificazione da parte delle forze dell’ordine. «Se uno si è addestrato in Grecia non commetterebbe mai un errore del genere» sottolinea a Panorama una fonte qualificata. L’abbigliamento dei facinorosi indicherebbe un certo spontaneismo nella rivolta. A Genova, per esempio, i black bloc, soprattutto stranieri, erano quasi tutti vestiti di nero e ben armati. Al contrario i giovanotti in piazza a Roma, perlopiù italiani, sfoggiavano il look di chi non aveva preparato la guerra nei dettagli: nessuna protezione, pochissime maschere antigas, solo caschi da moto. A San Giovanni i violenti sono arrivati a piccoli gruppi, in un tempo molto dilazionato, come animali attirati dall’odore del sangue o eccitati dalle meraviglie che gli amici incollati davanti ai televisori riferivano a chi si trovava nel corteo. La reazione blanda delle forze dell’ordine ha moltiplicato l’intraprendenza dei vandali.

Panorama ha visto ragazzotti, spesso minorenni, impugnare aste di bandiere e caschi di motorini, con l’espressione ansiosa e un po’ ebete di chi si prepara a un rito di iniziazione (quello contro gli odiati sbirri). Scene già viste il 14 dicembre dell’anno scorso negli scontri tra studenti e forze dell’ordine. Piccoli gruppi che di minuto in minuto hanno ingrossato le fila delle avanguardie già impegnate negli scontri di piazza San Giovanni. Nel corteo non erano pochi i ragazzi che si sono coperti il volto con le sciarpe delle squadre di calcio. «La metodologia dei giovani che hanno danneggiato le strade di Roma era simile a quella degli ultrà degli stadi, che si scatenano quando intuiscono la debolezza delle forze dell’ordine» aggiunge un altro investigatore. Uno degli acronimi più vergati sui muri di Roma è stato Acab, All cops are bastards, tutti i poliziotti sono bastardi, il grido di battaglia delle tifoserie europee più violente, comprese molte di quelle italiane. Un motto che unisce estremisti di destra e di sinistra. Gente che in alcuni spezzoni del corteo degli Indignati ha annusato un comune sentire e gli stessi valori. Per esempio quelli dei redskins romani che sfilavano dietro alle loro bandiere rosse con tre frecce. «A Roma abbiamo assistito a uno spontaneismo innescato dal vedere di fronte a sé la strada libera» chiosa un superpoliziotto del Nord che ha inviato in mezzo al corteo alcuni dei suoi uomini più fidati. Ma perché la risposta delle forze dell’ordine è stata così lenta? Forse per evitare di entrare dentro al corteo e ferire manifestanti innocenti, evitando scene come quelle di Genova per il G8 del 2001. Da allora sono passati dieci anni e purtroppo ancora oggi le città italiane vengono sfregiate dalla prima banda di barbari che cala nelle sue strade. Anzi, rispetto ad allora, nel 2011 sembra più difficile arginarli. Per evitare le proteste dei paladini dei diritti civili a senso unico, quelli che nelle manifestazioni indossano le pettorine dei giuristi democratici, ma che se il ferito è un poliziotto non fa niente. E così nelle nostre orecchie resta solo il grido di un vecchio inerme di fronte alla sua auto in fiamme nella notte di Roma del 15 ottobre: «Fermatevi!».

Guarda le foto degli oggetti sequestrati ai fermati


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Commenti

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Il 17 Ottobre 2011 alle 17:18 Notizie e Cronaca : Black bloc a Roma: sbagliati i paragoni con l’organizzazione della guerriglia in Val di Susa ha scritto:

[...] Italia Pubblicato: 17 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]

Il 17 Ottobre 2011 alle 17:21 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:

Leggi Speciali la Politica diede una mano alla Magistratura ma si prese il braccio e la vita?
Peccato che quella mocciosa C. Moroni che conobbi alla Federazione Psi,sia SMEmorata!Qui casca l’asino:Di Pietro Maroni per riesumare Legge Speciali Reale,Roby,mica sarà il prossimo voltagabbana del Pdl o non ha capito che quelle Leggi Speciali furono la tomba della Giustizia di cui la Politica diede un mano a Pm e Giudice,essi si presero il braccio e molti, si presero il braccio e la vita,sbattendo dei Presunti Colpevoli in galera alle 3 diede mattino con teorema dei 2 cerchi: il primo era San Vittore,l‘altro se parlava,la Libertà e chi non sapeva nulla, morì suicida.Indovinate chi ebbe vantaggi:Di Pietro,Pool di Palermo,Milano,Pci Media che“non potevano non sapere.Ditemi,ora dove sono i terroristi catturati,mentre la Magistratura adotta,due pesi e due misure:Penati non va giustamente in carcere,mentre Papa è ancora in cella?SMEMO che va farsi friggere l’Art.3della Costituzione?
http://www.splinder.com/myblog.....iew/659606
http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/
http://vincenzoaliasilcontadin.....ella-sera/

Il 17 Ottobre 2011 alle 17:24 Black bloc a Roma: sbagliati i paragoni con l’organizzazione della guerriglia in Val di Susa | Editori Online ha scritto:

[...] link: Black bloc a Roma: sbagliati i paragoni con l’organizzazione della guerriglia in Val di Susa Posted in Stampa Tagged 15 ottobre 2011, black-bloc, genova, headlines, indignati, media, [...]

Il 17 Ottobre 2011 alle 22:43 zione ha scritto:

Se certi inutili, falsi e dannosi Rivoluzionari, fossero cresciuti in oneste Famiglie oppure al mattino avessero dovuto andare a Lavorare, certamente non avrebbero fatto tutte queste minchiate e carognate, incluso il Sacrilegio alla Madonna e l’Oltraggio a Pannella, che ha sempre fatto onestamente, coraggiosamente e a viso aperto, tutte le battaglie per la Libertà; questo soltanto per il semplice motivo che la percentuale degli Scellerati in campo sarebbe stata irrilevante e ora non avremmo l’ignobile Di Pietro che dopo aver istigato la canea, fingendosi indignato chiede al Governo la mano libera, affinché il vile Giudiciume Politico ritorni a Macellare il Popolo con l’Infamia e con tutte le mortali conseguenze a cui ci ha abituato, già nella Cloaca del Tribunale di Torino; a cominciare da Mario Longobardi per finire (?) con Annamaria Franzoni, la sventurata Mamma del piccolo Samuele.

Il 4 Novembre 2011 alle 16:14 Colpo di stato in Italia 2011 | Fontana Lorenzo ha scritto:

[...] Black Bloc a Roma | Panorama [...]

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