
di Laura Maragnani
«Se lei prende i giornali degli ultimi due anni, li porta a un signore che vive in Svizzera e poi gli domanda: chi è De Santis? Quello risponderebbe: un criminale, uno che sta in galera».
(Roberto De Santis a Giacomo Amadori, Panorama).
Quand’era un ragazzo, un gran bel ragazzo coi capelli ricci, nella natia Martano lo chiamavano Sofia. Come la Loren, dicono, cui si era ispirato a Carnevale per una mascherata. Oggi invece Roberto De Santis, classe 1958, nato in Salento il 6 di luglio sotto il segno del Cancro (il che denota, astrologicamente, un grande attaccamento alla famiglia e agli amici), potrebbe passare meglio per l’uomo invisibile. Non risulta un’immagine pubblica di lui, da anni e anni. Solo un paio di vecchie foto mentre telefona. Proprio la sua voce, e la sua utenza telefonica, compaiono invece nelle inchieste più scottanti: a Roma mentre si intrattiene con il piduista Luigi Bisignani, a Bari mentre parla di affari e prostitute con Gianpi Tarantini. È indagato nella Sanitopoli pugliese. E a Monza il pm Walter Mapelli, quello che indaga su Filippo Penati, gli farebbe volentieri qualche domandina sulle Torri di Milano Pace.
Insomma: Roberto De Santis è forse il vero uomo ragno della sinistra d’affari. Di Massimo D’Alema è amico, più che amico, amicissimo. Si sono conosciuti nei lontani anni Settanta, nella Fgci, quando Baffino era segretario nazionale. E anche De Santis, a Martano, si è occupato di politica. Ha fatto l’assessore per qualche tempo. Non si è divertito moltissimo, così ha preferito buttarsi negli affari. Ci è riuscito così bene che già alla fine degli anni Novanta, a Roma, giusto mentre il caro amico Massimo saliva le scale di Palazzo Chigi come presidente del Consiglio, lui era diventato una potenza di relazioni. La «merchant bank di Palazzo Chigi»: così la chiamava infatti Francesco Cossiga, irriverente. «Una merchant bank che non parla inglese»: così Guido Rossi, economista e di sinistra. La merchant bank era la London Court Italia spa, la banca d’affari con cui De Santis è salito alla ribalta nazionale nel 1998. Elegantissimo, si faceva intervistare con condiscendenza nel suo ufficio in piazza Navona 49, quinto piano, con vista grandiosa sulla fontana del Bernini. Era l’apoteosi pubblica di un emigrante partito da Martano con tante idee e tanti buoni amici: a cominciare da D’Alema, naturalmente, che proprio da lui avrebbe comprato presto un Baltic da 15,5 metri di nome Ikarus.
De Santis lo aveva in società con un altro amico, umbro stavolta, di Foligno. Era Vincenzo Morichini, detto Enzo. Nel cerchio magico di quegli anni Novanta c’erano poi il «Banana», al secolo Massimo De Santis, fratello di Roberto; Giuseppe Marzo detto Pino, geometra di Matino (Lecce), uno che adesso ha una barca meravigliosa a Gallipoli, ma che allora navigava in acque non proprio floridissime; c’era Federico Massa, detto Fritz, avvocato leccese di stretto rito dalemiano, che oggi difende un altro dalemiano, Sandro Frisullo, ex vicepresidente della Regione Puglia inguaiato per Sanitopoli; e c’era Paride De Masi, ex portaborse del sindaco anticomunista della natia Casarano, improvvisamente convertitosi ai Ds e all’edilizia dopo la morte del datore di lavoro. Aggiungiamo Giorgio Bovi, avvocato esperto di questioni finanziarie, altro pugliese di Lecce. E li ritroviamo tutti nella Parciv, soci di una piccola immobiliare aperta a Roma nel 1993 con sede in via del Conservatorio 91. L’hanno liquidata nel 2010. Ma per tutti questi anni nella palazzina in stile moresco di via del Conservatorio sono passati affari e business di mezza Italia.
Di qui è passata la GestNet, riscossione dei tributi locali (Marzo era in affari con Paolo Vito Marti, amministratore di quella Tributi Italia che ha rischiato di mandare in bancarotta decine di comuni italiani); ci si è occupati di assicurazioni con la GeA., srl di brokeraggio (Morichini era il capo romano dell’Assitalia, così di polizze hanno campato tutti per anni); si è discusso di consulenze, affari immobiliari, televisioni sovvenzionate
dal dipartimento editoria di Palazzo Chigi (Nessuno Tv, diventata poi la dalemianissima Red Tv, è stata chiusa la scorsa primavera lasciando 14 persone a spasso). Mezzo mondo è passato di qui.
L’altra metà è passata da piazza Navona, alla London Court. Altra ragnatela. Azionista di maggioranza l’armatore genovese Alberto Lolli Ghetti, finanziatore anche della Italbrokers, il colosso italiano del brokeraggio
assicurativo. L’Italbrokers è regno di Franco Lazzarini, uno che è amico di De Santis e Morichini al punto di finire sui giornali insieme a loro, nel 2000, per le serate tutto sesso organizzate dalla titolare di un’agenzia
di pr. Il quarto era Franco Mariani, altro genovese, oggi presidente del porto di Bari.
Sulla filiale ligure del mondo desantisiano, che è poi un mondo tutto dalemiano, brilla la stella del presidente della regione Claudio Burlando, ex ministro ai Trasporti nel primo governo Prodi. Burlando aveva portato con
sé al ministero, come consulente, un altro ds ligure: Franco Pronzato, poi piazzato nel cda Enac e nominato responsabile pd del settore trasporti. Pronzato è stato arrestato a giugno per corruzione, 40 mila euro pagati
attraverso la società di Morichini. E non è un caso. Qui sono tutti amici.
Burlando è amico di Lazzarini, così intimo da trasferirsi a casa sua quando si è separato dalla moglie. Lazzarini vuol dire Italbrokers. E dell’Italbrokers è azionista Pino Marzo, un bel 12 per cento che vale almeno mezzo milione. L’ex presidente dell’Italbrokers, Raffaele Bozzano, era invece nel cda della Festival Crociere insieme a De Santis. Dal 2001 al 2002, per quattro sedute di consiglio, De Santis ha incassato 143 mila euro. Di lì a poco la Festival ha fatto crac. L’Italbrokers invece va ancora a gonfie vele, e infatti lavora con ministeri e Parlamento, Finmeccanica e Ferrovie. Le Ferrovie le ha incassate quando era ministro ai Trasporti Claudio Burlando. Tutto torna. Ovvio, non tutti gli affari, in questa ragnatela, sono brillantissimi. Intorno alla London Court, per esempio, operavano Salvatore Castellaneta detto Totò, avvocato pugliese un po’ sciupafemmine, amico di De Santis e di Tarantini, ma anche di D’Alema e del senatore dalemiano Nicola Latorre; c’era Luciano Consoli, quello della futura tv dalemiana; c’erano Fritz Massa e Giorgio Bovi e pure Vittorio Casale, l’immobiliarista amico di Consorte, arrestato il 14 giugno per bancarotta fraudolenta della sua società Operae. Tutti, nel 1999, si sono buttati anima e corpo nella grande corsa al Bingo. D’Alema era premier. La loro Formula Bingo spa ha fatto man bassa di concessioni, ma il Bingo in Italia non ha mai funzionato; la società è fallita nel 2004 e anche la London Court è stata messa in vendita.
Chi l’ha comprata? Un tal Edoardo Lupi. Ligure, di Varazze. Amante delle barche a vela e molto vicino ai Ds. Insieme a Franco Mariani (lo ricordate? Andava a escort con Morichini e De Santis) era nel consiglio d’amministrazione del CoRiBa. Mai sentito? In effetti il Consorzio per la ricostruzione dei Balcani è nato nel 1999, con D’Alema premier, ed è stato messo in liquidazione nel 2002, ma non s’è mai capita fino in fondo la
sua attività. Il senatore leghista Dolazza ha pure presentato un’interrogazione rimasta senza risposta. Presidente era Fabiano Fabiani, ex Finmeccanica; e la sede era in via Conservatorio. Il resto è un mistero.
Non è l’unico mistero, in questa storia. La London Court oggi si chiama Link consulting partners e nel novembre 2006 a Lugano è stata costituita la filiale svizzera: è la Link Institutional Advisory sagl, una società a garanzia limitata che ha per scopo «la consulenza in genere e in particolare in ambito finanziario e aziendale». Capitale sociale: 20 mila franchi svizzeri. La controllante è una società di Torino, la Pianed, amministrata da Sebastiaan Schrikker, cittadino olandese. La Pianed fa di nuovo capo a Lupi. Ma cosa nascondono tutte queste scatole cinesi?
L’unica cosa oggi certa è che la Link è di casa a piazza Montegrappa, nel gruppo Finmeccanica. De Santis, Morichini e soci hanno addirittura accesso al blindatissimo settimo piano, dove usano portare a Guarguaglini
«i saluti del presidente», cioè D’Alema. Grazie a Guarguaglini sono in stretto contatto con la Selex di Marina Grossi. E dunque la Sdb di Morichini è la consulente preferita da quanti puntano, con la Selex, al business delle intercettazioni.
Ma chi sono i consulenti e i soci della Sdb? Massimo Bologna, cugino di D’Alema. E Adolfo Orsini, ex sindaco di Città di Castello, oggi presidente dell’ente regionale Arusia che in Umbria sovrintende all’agricoltura. Orsini è quello che ha trattato la cessione dei diritti di reimpianto delle vigne per la tenuta La Madeleine, acquistata da D’Alema in provincia di Terni. E sempre grazie a lui, Orsini, sono arrivati anche 57 mila euro di finanziamenti europei.
Il mondo di De Santis & C. è un mondo piccolo. Anzi, piccolissimo. Quasi incestuoso. Sempre gli stessi nomi che ricorrono, amici e parenti che aprono e chiudono società nei settori più disparati. A volte sono pure business chiacchierati. Per esempio: in Calabria c’era la Pianimpianti, una società di cui era vicepresidente il consigliere della Finmeccanica Franco Bonferroni. L’allora pm Luigi De Magistris l’aveva indagata nell’inchiesta
Poseidone, ma non aveva fatto in tempo a perquisirla che il padre del proprietario dell’epoca, Roberto Mercuri, fu fermato alla frontiera svizzera con una valigia di soldi. Via Bonferroni. Via De Magistris. Zac, nella Pianimpianti compare De Santis: diventa vicepresidente nel 2006, con Pino Marzo come consigliere. I due se ne vanno nel 2007. Nel 2011 Mercuri viene di nuovo arrestato per truffa all’Unione Europea, insieme ad altri
amministratori e allo storico commercialista della società, Annunziato Scordo.
Insomma: fare una mappa societaria di De Santis è come lanciarsi in una caccia al tesoro. Con affari sempre più grossi e complicati. Roberto e suo fratello Massimo sono oggi impegnatissimi nel loro ultimo business, le
energie alternative, e hanno venduto la loro Solenergy srl a una sicar in Lussemburgo, la Novenergia. In Svizzera, invece, De Santis è lo stratega del gruppo Renova-Avelar del magnate russo Viktor Vekselmberg, che sulla Puglia sta puntando alla grande; De Santis si sta occupando di conquistargli il terminal pugliese per il gasdotto in arrivo dall’Albania, ma in agenda ha anche la costruzione di un megaimpianto di stoccaggio in Basilicata. I magistrati di Bari l’hanno intercettato mentre parlava con Tarantini del gasdotto.
«Io non ho mai creato problemi a nessuno » ha detto ancora De Santis a Panorama. «Sono una persona tranquilla che vive del suo lavoro. Posso sbagliare, ma ora i giornali si stanno accanendo su di me. Se i magistrati mi chiameranno, mi metterò a disposizione. Che cosa altro devo fare?».
- Lunedì 17 Ottobre 2011

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