Di Paolo Landi e Vittorio Veltroni
La rete e i giornali echeggiano le parole di uno Steve Jobs assolutamente iconico, nell’anfiteatro di Stanford, che ammalia gli studenti con un semplice quanto diretto monito: «Siate affamati, siate ingenui» («Stay hungry, stay foolish»). Un precetto che non dista molto da quanto detto da Sergio Marchionne, rigorosamente in maglione, al meeting di Rimini del 2011: «Fin quando non ci lasciamo alle spalle il passato non saremo in grado di vedere nuovi orizzonti».
Nella società postconsumista si chiede agli imprenditori di sopperire al vuoto lasciato dal declino della politica e dell’ideologia, di farci vedere e intuire che le nostre azioni possono veramente cambiare il mondo. Ma in un successo imprenditoriale di tipo planetario (come quello del fondatore della Apple e, si spera, del Sergio nazionale) l’ispirazione ieratica è il 5 per cento, il resto è spregiudicatezza, tempismo e fortuna.
Quando nel1995 fu creato il primo file mp3 (il 14 luglio, quando si dice la coincidenza), la Apple era un’azienda sull’orlo del fallimento, la pirateria musicale era un fenomeno ancora inesistente mentre la discografia era al top. Oggi i ruoli sono ribaltati, stanno fallendo i discografici mentre la Apple vale almeno 350 miliardi di dollari.
La leggenda della Apple va letta anche attraverso il prisma della pirateria musicale, perché le grandi fortune nascono sempre grazie alla capacità di interpretare i grandi cambiamenti economici. Jobs ha puntato dritto la barra proprio quando il consumo tecnologico lasciava le cerchie degli adepti (i nerd americani) e si trasformava in mass market, in oggetto di consumo cospicuo. Una volta erano le guerre a spostare l’asse della fortuna, oggi basta un nuovo protocollo tecnico: la tecnologia che ha reso liquidi la musica, i film, i libri, ha premiato chi ha saputo far convivere nello stesso oggetto tecnologico (prima l’iPod e poi l’iPhone) icona e servizio, contenuti legali e contenuti pirata, oggetti che hanno reso la Apple campione del nuovo mondo in un contesto estetico desiderabile, iconograficamente ricco, socialmente aspirazionale.
Eppure viene da chiedersi: se oggi la rete è libera, se scaricare contenuti è gratuito, come è possibile che qualcuno ci guadagni sopra? La pirateria è un atto contro il mercato? Oppure è semplicemente un nuovo modo che il mercato usa per organizzare la produzione e la distribuzione dei beni e dei servizi? In realtà piratare non è un atto rivoluzionario individuale, è una conseguenza della società dei consumi: indotti dalla pubblicità compriamo un computer o un iPad, poi una connessione adsl, un hard disk per immagazzinare migliaia di titoli; alla fine, solo alla fine, scarichiamo il contenuto gratis. Durante il tragitto abbiamo pagato noi consumatori ma hanno pagato anche la major discografica, l’editore, l’autore, per far guadagnare altri: produttori hardware e software, inventori di algoritmi di ricerca, gestori di piattaforme social (che guadagnano con pubblicità online) e compagnie telefoniche che forniscono connettività internet. È gratis solo l’ultimo miglio ma per arrivare fin lì hanno pagato in tanti e ci hanno guadagnato (tanto) in pochi.
È importante capire questo aspetto della cosiddetta battaglia per il web. Non stiamo assistendo a un mercato senza valore ma all’esproprio di parti del processo industriale che si trova a rischio all’interno di un paradigma nuovo. Miliardi di persone si stanno spostando sull’asse dei consumi, pagando per l’accesso, per la piattaforma tecnologica che gli permette di vedere, pubblicare, incontrare, per gli strumenti di navigazione, pagano persino volentieri per piccoli pezzi di rete confezionati ad hoc (le app), ma non pagano volentieri chi produce i contenuti. Ubriacati dall’abbondanza, i nuovi consumatori dell’intrattenimento digitale hanno fatto proprio un credo: che il lavoro che merita denaro è quello che ti permette di consumare, non quello che produce ciò che consumi.
Il dibattito scatenato in questi giorni dalla delibera dell’Agcom sul diritto d’autore rischia di falsare i termini del dibattito: la battaglia per il web non è tra la legge (rappresentata dallo sceriffo-authority) e l’anonimo blogger sedizioso o l’anonimo scaricatore di contenuti gratis. Entrambi sono una conseguenza di come il mercato ha ridisegnato i termini di scambio: alla legge (intesa come stato) sfuggono i proventi fiscali dell’industria culturale e il controllo che una distribuzione industriale può permettere; al singolo consumatore viene naturale tagliare la spesa per ciò di cui percepisce maggiore abbondanza e quindi minor valore. Lo scontro si consuma tra chi oggi, nel nuovo paradigma, garantisce l’accesso (le ricche telco) o la distribuzione (le piattaforme di search, video upload o social); sono loro che assorbono la maggior parte delle risorse, loro che determinano chi vive o muore in questo nuovo scenario.
Le scelte legislative fondamentali che si dovranno compiere in queste settimane ruoteranno intorno a tre principali filoni di regolamentazione.
Salvare o no la net-neutrality. Bisogna decidere quanto si vuole spiare quello che fanno i navigatori del web. Oggi la connessione si paga a peso e a velocità, indipendentemente da quello che si scarica. Il provider non mette il naso in quello che facciamo. Entrare nel dettaglio di quello che consumano gli utenti (magari facendo pagare di più chi scarica film gratis rispetto a chi trasferisce documenti legali) è una frontiera decisiva nella libertà d’azione del consumatore-cittadino, una frontiera da attraversare con cautela. I francesi ci sono dentro in pieno (staccano la connettività a chi scarica tre contenuti illegali), la cultura anglosassone rifiuta questo tipo di intervento.
Che cosa tutelare e che cosa no. La natura digitale di un contenuto sulla rete lo rende manipolabile da chiunque. Pensiamo al montaggio audio-video partendo da un film o da una canzone originale, per non parlare di articoli giornalistici, cifre e opinioni che possono essere tagliate e incollate, fatte proprie dall’ultimo soggetto della catena nell’ambito di una specie di processo evolutivo che a volte diventa un autentico furto di identità. Oggi il problema non è solo decidere come tutelare i contenuti ma anche che cosa tutelare, che cosa proteggere rispetto al proliferare di cloni. L’etica dell’hacker, della sorgente aperta cui ciascuno aggiunge un pezzo, rischia di fallire quando al posto di codice software si parla di una creazione artistica o intellettuale.
Regolare le transazioni tra paese e paese. La smaterializzazione degli scambi rende inefficaci i confini nazionali e i relativi sistemi di distribuzione dei diritti. Per una tv aggiudicarsi i diritti di una competizione sportiva è una spesa inutile se quei contenuti si possono anche ricevere come streaming gratuito da server piazzati in qualche «stato canaglia». Il problema è regolare con la legge di un paese eventi che avvengono in un altro paese: una cosa mai facile, di solito impossibile.
Tre problemi enormi. Tenendo comunque presente che la legge non è il cattivo né il buono della storia. Perché se veramente si vuole essere protagonisti del nuovo mondo digitale bisogna attivarsi (e investire) per partecipare al gioco imprenditoriale dove si decidono vincitori e vinti. E l’Italia in questo gioco è molto indietro.
- Martedì 18 Ottobre 2011

Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 18 Ottobre 2011 alle 13:19 Notizie e Cronaca : Il paradosso della mela e del mulo ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 18 ottobre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
Il 18 Ottobre 2011 alle 15:55 Il paradosso della mela e del mulo | Editori Online ha scritto:
[...] the original post here: Il paradosso della mela e del mulo Posted in Stampa Tagged apple, diritto d’autore, download illegale, headlines, pirateria [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.