“L’Expo non serve né a Milano né all’economia italiana”

Roberto Perotti, professore di Economia all'Università Boccini di Milano - AP

Roberto Perotti, professore di politica monetaria all'Università Boccini di Milano - AP

Il countdown verso l’Expo del 2015 continua inesorabile e si moltipliano le voci critiche da parte delle personalità della città. Una di queste è il prof. Roberto Perotti, docente di politica monetaria ed economica all’università Bocconi di Milano, che insieme al collega del Politecnico, Marco Ponti, sono intervenuti su Il Sole 24 Ore criticando aspramente l’Esposizione universale.
Prof. Perotti, perché l’Expo è secondo lei soltanto uno spreco di denaro?
Bisogna prima di tutto guardare i costi, i cosiddetti costi alternativi delle risorse che, a nostro avviso, si sarebbero potuti utilizzare in altri modi. Bisogna dimostrare realmente che questo modo di utilizzo del denaro sia quello migliore.
Secondo questa teoria, allora, un Paese non dovrebbe mai organizzare nulla?
Se tutte le volte che si organizza qualcosa si spende una certa quantità di soldi per creare nuovi posti di lavoro allora, non è un criterio sufficiente, anche perché è più facile che contemporaneamente si distruggano altrettanti posti di lavoro oppure che con quegli stessi soldi se ne sarebbero potuti creare molti di più. Ripeto bisogna dimostrare che quest’uso alternativo dei soldi sia realmente valido.
Ma, considerando lo stato disastroso delle nostre finanze pubbliche, come può immaginare che senza l’Expo da Roma possano arrivare dei soldi?
Se il gioco consiste in chi riesce ad arraffare più soldi dal governo rispetto alle altre città allora diventa un gioco molto pericoloso perché un giorno riesce a Milano, un giorno a Roma e un giorno a Torino. A quel punto bisogna avere l’onestà di dire che questa scelta di organizzare l’Expo è stata fatta esclusivamente per arraffare  soldi.
Senza l’Expo l’immagine dell’Italia all’estero ne uscirebbe compromessa?
Tutt’altro, l’immagine dell’Italia sarebbe enormemente migliorata perché si dimostrerebbe di aver avuto il coraggio, in un momento particolare, di fare una scelta importante. Piuttosto che buttare via dei soldi per far vedere le coltivazioni tipiche dei Paesi partecipanti e che una volta terminato l’evento rimarrebbero solo dei campi di patate, quei soldi si potrebbero utilizzare in maniera diversa anche perché dell’Expo all’estero non importa a nessuno. E poi, guardi, non si tratta soltanto di uno spreco di risorse finanziarie ma anche di uno spreco di risorse umane che possono essere impegnate in maniera migliore a cominciare dal far rinascere Milano che è una città che potrebbe essere molto più bella.
Lei e il prof. Ponti avete fatto l’esempio di grandi eventi che si sono rivelati dei flop. Ma le Olimpiadi di Barcellon e la Coppa America di Valencia dimostrano altro.
E’ molto difficile sostenere quanto possa incidere un evento nella crescita di una città. Ricordo sempre il G7 di Napoli nel 1994, in quel periodo mi trovavo in America, si parlava molto di un miracolo, di come Napoli fosse rinata. Io, invece, mi chiedevo se era possibile che per un evento di due giorni una città con dei problemi secolari potesse rinascere. Dopo si è visto quello che è successo. Questa idea che basti un evento qualsiasi per far rinascere una città non ha  fondamento.
La schiera dei critici  sembra allargarsi.
Pensare che la gente venga a Milano per assaggiare cibi coltivati in un Paese piuttosto che in un altro è un’idea che solo quattro intellettuali milanesi possono avere, perché in questo momento, ripeto, all’estero non interessa a nessuno. Poteva avere un senso nel 1800 quando non esisteva Internet e la gente per scoprire le novità aveva bisogno di visitare gli Expo. Ma oggi nell’era di Internet gli Expo non servono a niente. L’ex sindaco Moratti all’epoca pubblicizzò, addirittura, che avrebbe fatto un convegno di scienziati per risolvere il problema della fame nel mondo.
Anche Pisapia ha affermato che l’Expo sarà un volano per combattere la fame nel mondo.
Ma a lei sembra una cosa intelligente dire, nell’era di Internet, che gli scienziati aspettino l’Expo per discutere in una stanza i problemi della fame nel mondo?
Sta dicendo che un Expo, qualunque esso sia, non ha più senso?
Non ha più senso in generale, ma soprattutto non ha più senso per Milano, che è una città piena di problemi. L’ultima cosa di cui ha bisogno in questo momento è un evento che poi andrà nel dimenticatoio e, anzi, darà un’immagine ancora una volta di abbandono quando sarà concluso.

Commenti

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Il 24 Ottobre 2011 alle 16:35 cantastorione ha scritto:

…alla fine, restano gli avanzi di expo’…gli avanzi di ex po po… di ex popo’…

Il 29 Ottobre 2011 alle 23:21 Senza l’Expo l’immagine dell’Italia all’estero ne uscirebbe compromessa? « Die Enttäuschung ha scritto:

[...] un’intervista a Roberto Perotti, docente di politica monetaria ed economica alla Bocconi. E sullo stesso tema si può leggere anche [...]

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