Vernazza, the day after

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Strade di Vernazza dopo l'alluvione - ANSA

Strade di Vernazza dopo l'alluvione - ANSA

Di Eleonora Lorusso, da Vernazza

Nel silenzio spettrale dell’alba, i primi suoni all’indomani dell’alluvione sono quelli degli elicotteri dei vigili del fuoco e della Marina militare, che sorvolano le aree devastate. Mi sveglio ancora incredula, come dopo un brutto sogno, ma ci vuol poco a capire che è tutto vero.

Strade semideserte, scuole con le aule mezze vuote, bar poco affollati, persino nelle ore di punta. “Qui da noi vengono soprattutto i ragazzi, prima di iniziare le lezioni, o agenti di polizia, carabinieri, gente di Marina, finanzieri, ma oggi non c’è quasi nessuno. Sono tutti impegnati nelle operazioni di soccorso oppure non sono riusciti a raggiungere la città, perché molti abitano fuori” spiega Teresa, titolare di un bar nei pressi della Questura della Spezia. E’ una cittadina abitata da molti “non spezzini” come me.

Proprio una vicina mi racconta, ancora un po’ preoccupata, che l’altra sera, quando i temporali non accennavano a smettere, suo marito è stato richiamato in servizio alla base della Marina Militare, per prestare soccorso ad Ameglia: “In 5 si erano arrampicati sul tetto di un capannone e non volevano scendere. Erano al buio, sotto l’acqua, i cellulari non prendevano e avevano paura” mi racconta, riferendomi quello che ha visto il marito.
Girando per la città e i paesi limitrofi mi accorgo che l’eco dell’alluvione non è svanita con la pioggia. Dal panettiere incontro una ragazza che ha la nonna a Riomaggiore, la località più vicina delle Cinque Terre. Non ha voluto lasciare la sua casa, nonostante i soccorritori abbiano insistito. Vorrebbe raggiungerla, ma la linea ferroviaria è interrotta. Un’altra donna mi dice: “Io ero terrorizzata perché le linee telefoniche erano in tilt. Cercavo di chiamare mio figlio, che era in giro in auto, ma la rete era occupata”. Tutti qui oggi abbiamo ricevuto almeno una decina di telefonate da amici e parenti, persino dall’estero. Continuo a rispondere alle chiamate di familiari, amici e colleghi, e racconto, cerco di descrivere la situazione, ma è difficile. Parlo della pioggia torrenziale e del vento che hanno trascinato via non solo alberi e terra, ma anche colonne intere di auto, che oggi sono ancora lì, ammassate l’una sull’altra a Bottagna. Gli racconto del supermercato della zona commerciale di Aulla non c’è praticamente più.
Poco dopo incontro un volontario di ritorno da Vernazza e Monterosso, due piccole perle incastonate delle rocce, a picco sul mare, di cui resta ben poco. La pizzeria da Miky, storico ritrovo delle serate estive a Monterosso, è sommersa dall’acqua, così come le gelaterie e i locali del lungo mare. Il fango e i detriti hanno inghiottito tutto: la stradina stretta e curata, piena di focaccerie liguri e negozietti per turisti affamati di ricordi da portare a casa. Non c’è più nulla: solo terra e auto spesso accartocciate. Il ristorante vicino al ponte della ferrovia è praticamente nascosto dalla sabbia e dai sassi, proprio lì dove in qualsiasi stagione dell’anno trovavi coppie appena sposate a festeggiare.
A Vernazza la piazzetta dove d’estate i bambini urlano e danno calci al pallone, dove gli anziani si trovano dopo la messa, dove i turisti si fermano a scattare foto, è irriconoscibile. Qui, ora, ci sono solo i pochissimi “temerari” che non hanno voluto lasciare le proprie case, ai quali il capo della protezione civile, Gabrielli, oggi ha chiesto di avere pazienza. I negozi di souvenir, di miele delle Cinque Terre, del vino Sciachetrà venduto a peso d’oro e comprato da soddisfatti turisti che affollavano il paesino fino a tre giorni fa, sono semidistrutti; stessa sorte per il ristorante sul porticciolo, quello ambito dalle coppie in gita romantica a Vernazza, le stesse che poi raggiungevano in treno Corniglia per percorrere la via dell’Amore. Proprio la stazione ferroviaria è inaccessibile e il porticciolo è diventato una sorta di discarica, pieno di rottami di auto, canoe e barche, trascinate dalla furia del fango che si è riversato in mare. Già, il mare. Sono in molti oggi a guardarlo, dalla passeggiata Morin alla Spezia, la stessa da cui si parte in traghetto per le Cinque Terre. Qui ci sono ancora alcuni turisti appena evacuati da Vernazza: hanno in mano la macchina fotografica e riguardano le foto, quelle di tre giorni fa. Prima dell’inferno.

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