Il diario di Gianfranco Lande: io, Madoff, in cella con Venerdì

 Gianfranco Lande con gli avvocat Susanna Carraro e Salvatore Sciullo. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Gianfranco Lande con gli avvocat Susanna Carraro e Salvatore Sciullo. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Leggi le parti inedite del diario

Nel marzo scorso è naufragato su un’isola popolata da «scimmioni», dove si è fatto crescere una lunga barba da Robinson Crusoe, in segno di lutto, come usa nella sua Sardegna. Laggiù ha trovato il suo Venerdì con cui condivide una piccola capanna con le sbarre alle finestre. Il loro atollo si trova nel centro di Roma e si chiama Regina Coeli, un carcere ricavato in un ex convento secentesco. Il naufrago si chiama Gianfranco Lande, ha 49 anni e da quando è in prigione ha perso 10 chili, anche perché da oltre 1 mese ha ripreso lo sciopero della fame. Lande è conosciuto anche come il Madoff dei Parioli e dal 27 settembre è sotto processo (con giudizio immediato) accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’abusivismo finanziario. Venerdì, invece, è Manuel Winston Reves, l’ex domestico filippino recluso per l’omicidio di Alberica Filo della Torre, un delitto del 1991 che l’uomo ha confessato solo quest’anno.

Da quando è stato arrestato Lande tiene un «piccolo diario carcerario» in cui racconta le sue giornate a Regina Coeli. La scrittura è fitta, il tono brillante e spesso ironico (per esempio chiama i secondini «concierge»), ricco di citazioni dotte. Gli argomenti più trattati sono l’economia (la sua passione), la politica (è passato dal Fronte della gioventù ad Autonomia operaia; oggi si definisce un liberale, «un conservatore» all’inglese) e le battaglie per provare a migliorare la vita carceraria (scrive al garante dei detenuti, immagina class action, azioni a Strasburgo).

Non mancano i momenti di depressione, come quando scrive: «Sono solo come un orso contro la canea» o «di fronte a me tenebre egizie». Panorama, attraverso l’avvocato di Lande, il penalista Salvatore Sciullo, ha potuto leggere molte pagine di queste memorie. Qui pubblica alcune parti dedicate alla convivenza forzata con Winston. Sul sito www.panorama.it si possono leggere numerosi altri stralci.

Il processo di Venerdì
Venerdì si è svegliato all’alba e si agitava come un’anima in pena perché oggi ha la prima udienza. È un bravo diavolo, ma non lo sopporto: come tante persone qui dentro ama farsi paura da solo (…). Si mette la crema anche nelle narici e nelle orecchie, si veste e mi domanda come sta. Come deve stare? Normale, non sarà l’abbigliamento a fare la differenza, specie nell’udienza di avvio. È proprio vero che il carcere fa vedere di che materiale è fatta la gente (…). Venerdì torna verso le 4. Mi fa una capoccia tanta raccontandomi che non ha guardato i familiari e altri particolari di cui non me ne frega neanche un po’. È uno di quei tipi insopportabili che ti fanno domande e che quando rispondi ti dicono che qualcun altro, in genere chi ha più titolo per decidere sull’argomento, aveva un’altra opinione. È uno di quelli che ritornano continuamente su ciò che hanno fatto, domandando a tutti cosa avrebbero dovuto fare. Sono i tipi che più mi rompono: gli ho detto di farla finita. Sono 5 mesi che sta qui e ancora non ha capito cosa rischia, con che probabilità, cosa può fare per attenuare la pena.

Come in una spa
Venerdì si increma due o tre volte al giorno e si mette anche il burro di cacao. Cosa farà quando ci sarà tramontana? Ho visto solo le donne mettersi tanta crema addosso (…). Uno zingaro dice a Venerdì di non usare la cabina da cui sta uscendo perché l’acqua non è abbastanza calda, per sentirsi rispondere che l’acqua calda gli fa male alla pelle (…). In 5 mesi Venerdì e in 3 mesi P. (l’altro compagno di cella, ndr) non sono stati capaci di esigere che venisse aggiustato il sifone della cucina. Non lo hanno neanche chiesto adattandosi a lavare le stoviglie nel lavandino del bagno. Però P. si faceva fare i massaggi e preparare gli spuntini da aperitivo da Venerdì e quest’ultimo si incremava come se fosse in una spa.

Lezioni di bon ton
Venerdì fa due sbadigli ad alta voce; gli dico che se lo fa ancora, lo faccio passare dalla griglia della finestra (…). Va al bagno per l’ennesima volta e ne esce con le mani asciutte. Gli domando se non si lavi dopo essere stato in bagno, capisce che è il caso che lo faccia ed esegue.

A ognuno la sua religione
Venerdì legge la Bibbia di cui non capisce un’acca e sforna luoghi comuni agghiaccianti. Mi stupisco che dopo più di vent’anni non abbia imparato l’italiano e sia privo di qualsiasi proprietà di linguaggio (…). Poco dopo le 8 passa C. (cristiano ortodosso, ndr) e dice che andrà a messa, stimolando la curiosità di Venerdì. I due si lanciano in una «dotta» discussione teologica.

Pane e filetti
«Ho offerto a Venerdì di dividere con lui i filetti, ma preferisce farsi del riso, che mangia facendo il rumore di un’idrovora con il cucchiaio; me li mangerò io tutti e quattro. È una fortuna perché sono nervosetti e devo scartare parecchi pezzi. Come sono caduto in basso! La carne è cotta sul padellino, con olio scadente, mangiata in un piatto di plastica con posate dello stesso materiale, eppure mi sembra buona (…).

Dorian Gray da Oscar
«Per fortuna c’è Venerdì che sul momento mi fa girare le balle con le sue domande idiote che poi, ripensandoci, mi fanno sorridere: gli ho prestato la cronaca di Roma del Corriere della sera dove c’era il resoconto della sua udienza e dove veniva paragonato a Dorian Gray. Mi ha chiesto cosa significava e io gliel’ho spiegato. Nella complessità di «personaggio», «Oscar Wilde» e «romanzo» si è perso e mi ha domandato se questo Dorian Gray avesse vinto l’Oscar (…). Sono sicuro che il comico Marco Marzocca si ispira a Venerdì per il personaggio di Ariel (un domestico filippino, ndr). Chiedendomi se poteva mettere su Retequattro, mi ha detto: «C’è un film con “Steven Senegal“». Se fossi di buon umore, riderei.

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Il 31 Ottobre 2011 alle 17:24 Il diario di Gianfranco Lande: io, Madoff, in cella con Venerdì | Editori Online ha scritto:

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