Per capire cosa sta succedendo a Varese o a Firenze, la cosa migliore forse è passare da Capri. E lì sentire che cosa hanno da dire Alessandro Cattaneo e Massimo Zedda al convegno dei giovani della Confindustria. I due insieme non arrivano a 70 anni: Cattaneo, 32 anni, fa il sindaco pdl a Pavia; Zedda, 35, è il primo cittadino di Cagliari, ex pds-ds, oggi vicino a Sel. Salgono sul palco insieme, applauditissimi. E sono in evidente sintonia: «Fare il sindaco oggi vuol dire stare in trincea» dice uno. «È da te che i cittadini vengono a chiedere conto quando i servizi vengono tagliati» dice l’altro. «Io dove taglio? Trasporti o scuole?» si angoscia Zedda. E Cattaneo: «Quando ci troviamo fra sindaci, oggi non chiediamo più: di che partito sei? Ma: dove hai tagliato?».
Brutti tempi per i sindaci italiani, di destra come di sinistra. E non solo per colpa dei tagli. Qualcosa di peggio aleggia nell’aria: rabbia, frustrazione, senso di isolamento. Mancanza di punti di riferimento nazionali. Perché con i partiti e con la grande politica «il dialogo è sempre più difficile», e quanto al governo o al Parlamento «noi sindaci abbiamo un’agenda che non coincide con quella parlamentare»: questo è Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e neopresidente dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani. Un pd. A cui dà piena ragione un leghista come Attilio Fontana, sindaco di Varese: «Territorio e politica nazionale oggi sono due mondi che non si parlano e non hanno alcun tipo di collaborazione».
Non siamo ancora a un vero partito dei sindaci, magari sul modello di quello nato, mentre moriva la Prima repubblica, a opera di Francesco Rutelli a Roma, Leoluca Orlando a Palermo, Enzo Bianco a Catania. Ma negli 8 mila comuni italiani sta succedendo qualcosa di interessante. Primo: «In un momento di crisi istituzionale e politica è inevitabile che i sindaci diventino i veri punti di riferimento dei cittadini» dice Delrio. Secondo: «I sindaci non sono nominati. C’è l’elezione diretta. Hanno un rapporto forte con il territorio e questo li legittima anche in tempi di antipolitica e crociate anticasta» ricorda Fontana. Terzo: «La nuova classe dirigente del Paese uscirà proprio dal governo delle città» prevede un vecchio movimentista come Paolo Cento, oggi responsabile enti locali di Sel. «Già oggi è molto più potente un sindaco che un parlamentare. E infatti nei rapporti fra sindaci e partiti è cominciata la rivoluzione».
A Milano lo si è visto dopo l’elezione di Giuliano Pisapia, appoggiato alle primarie da Sel e Rifondazione: quando, nell’entusiasmo generale, il leader di Sel Nichi Vendola è salito sul palco per un comizio non concordato (ormai celebre il suo «Abbiamo espugnato Milano!»), il neosindaco non ha gradito granché e il giorno dopo già prendeva le distanze con un’intervista. Toni gentili, per carità, ma il messaggio era chiarissimo: io non sono di nessuno.
Autonomia, parola magica. Ecco Graziano Delrio: al Pd ha addirittura fatto vedere i sorci verdi, il 5 ottobre, quando a Brindisi c’era da votare il presidente dell’Anci e lui è diventato il simbolo della rivolta contro il centralismo del partito. Storia esemplare. Scaduto il mandato di Sergio Chiamparino, il Pd nazionale prima ha sondato Piero Fassino, poi ha puntato su Michele Emiliano, sindaco di Bari, ossia colui che per Massimo D’Alema sarebbe il candidato ideale per la successione a Nichi Vendola in Puglia. Emiliano è un sindaco di buona stazza, ma all’Anci non ha mai brillato per attivismo; i sindaci pd del Centro-Nord gli hanno così preferito Delrio, uno sgobbone che all’Anci era già vicepresidente. Nel suo discorso di insediamento Delrio ha puntato tutto su quella parola chiave, autonomia. E capisca chi ha da capire: «I sindaci oggi sono chiamati a rispondere alle loro comunità, non ai diktat dei partiti» ribadisce a Panorama. Perfetto.
Al Pd nazionale non l’hanno presa benissimo. Diciamo che è stato l’ennesimo schiaffo arrivato dalla periferia, dopo quelli già incassati alle primarie? Di tutti i candidati del Pd, solo due, Fassino a Torino e Virginio Merola a Bologna, sono riusciti a farcela. A Milano l’archistar Stefano Boeri è stato travolto da Pisapia; a Napoli, annullate le primarie per compravendita dei voti, il prefetto Mario Morcone è stato battuto dall’Idv Luigi De Magistris; a Cagliari l’anziano senatore Antonello Cabras è stato giubilato dal giovane Zedda. Sembra quasi che il partito abbia completamente perso non solo il controllo, ma persino il polso del territorio. E non è un caso se è proprio dalla periferia, e proprio da un sindaco giovane, che si prepara la sfida più dura per Bersani alle prossime primarie.
Partendo da Firenze, Matteo Renzi ha già cominciato a giocare la sua partita nazionale. E in termini di popolarità la sua contrapposizione alla gerontocrazia democrat gli sta rendendo parecchio: nelle rilevazioni di Monitormedia sulla popolarità dei sindaci è da tempo ai primi posti insieme a un altro grande indisciplinato, Flavio Tosi. La polemica aperta col proprio leader, evidentemente, paga.
Tosi infatti è leghista, ma non ortodosso. I maligni dicono che, annusata la fine del ciclo bossian-berlusconiano, «il Flavio» abbia già cominciato lo smarcamento. Probabile. Di certo non si è limitato a protestare per le casse vuote, ma ha alzato il tiro su Silvio Berlusconi («Si faccia da parte, ci vuole un nuovo governo con una maggioranza più solida») e, figurarsi l’eresia, ha puntato il dito perfino contro le scelte politiche del Senatùr. Umberto Bossi prima lo ha pubblicamente bollato come «stronzo», poi lo ha minacciato di espulsione insieme ai suoi fedelissimi. Nel partito ormai la tensione si taglia a fette. A rischio di espulsione c’è persino Attilio Fontana, leghista della primissima ora: sindaco di Varese ma anche presidente dell’Anci Lombardia, era tra gli organizzatori dello sciopero dei sindaci contro la Finanziaria. Bossi, anche qui, non ha gradito l’impeto barricadero dei suoi amministratori. Sciopero vietato.
Sandy Cane, prima cittadina di Viggiù, primo sindaco di colore della Lega, ha aderito ugualmente. E con lei tanti altri borgomastri. Ma Fontana è rimasto a casa, e con parecchio mal di pancia: «Io non ho fatto altro che eseguire, anche troppo pedestremente, ciò che la Lega e Bossi mi hanno insegnato» scandisce. Mostra una vecchia foto, scattata forse a Pontida. C’è lui, radioso, immortalato di fianco al Senatùr con una fascia verde in vita. Sopra c’è scritto: difensore dei cittadini. «Qui la gente, quando c’è qualcosa che non va, mi telefona a casa, mi ferma per strada, mi viene a cercare in ufficio. Ieri ho dovuto placare una signora indignata perché nelle fioriere comunali c’erano delle piante secche». E lei? «Altro che piante, noi sindaci non abbiamo più un euro per fare niente. Abbiamo cercato in tutti i modi di farci ascoltare. Nessuno a Roma ci ha dato retta».
Fontana si è dimesso da presidente dell’Anci Lombardia, però i sindaci lo hanno confermato in massa.
Leghisti e non. «Fontana e Tosi non sono eretici isolati» avverte Delrio. Ma a esporsi apertamente nel centrodestra sono ancora in pochi. Nel Pdl spicca isolato il malpancismo di due sindaci della corrente di Claudio Scajola, Maurizio Zoccarato da San Remo (il Pdl è «un partito sempre meno credibile e sempre più lontano dai problemi della gente») e Paolo Strescino da Imperia («Ho chiaro in mente solo il mandato che mi hanno conferito gli elettori»). A Roma brilla invece, a intermittenza, il dissenso di Gianni Alemanno. Anche lui ha partecipato allo sciopero dei sindaci il 15 settembre, e anche lui ogni tanto contesta il suo leader di riferimento, Berlusconi: un giorno invoca le primarie anche per il Pdl, un altro boccia senz’appello i ministeri a Monza, un terzo profetizza che «è più facile che la Roma o la Lazio vincano lo scudetto piuttosto che Berlusconi arrivi fino al 2013». In realtà, sorride maliziosa l’ex direttore del Secolo Flavia Perina, «il suo dissenso è più di facciata che reale». Perché? «Gianni Alemanno è l’unico sindaco a vantare una propria corrente in Parlamento. Ha quattro-cinque deputati. Basterebbe che puntasse i piedi contro i tagli ai comuni e bloccherebbe la Finanziaria. Non mi risulta che lo abbia fatto».
Così la palla del protagonismo ritorna al di là della barricata. «Troppo protagonismo, forse» scuote la testa Virginio Merola da Bologna. «Vedo ormai molti sindaci che si agitano troppo. Parlano, dichiarano, sono dappertutto. I fenomeni, li chiamo io. Ma se ti candidi a sindaco, e se i tuoi concittadini ti eleggono sindaco, devi fare il sindaco. E seriamente. Non puoi mollare dopo 6 mesi perché ti diverte di più fare il politico nazionale».
Ma ormai non c’è solo Renzi che scalpita per fare il grande salto. C’è Emiliano a Bari («Non si può passare la vita a occuparsi di tombini») e c’è Luigi De Magistris a Napoli. Emiliano è già stato predestinato a governare la Puglia, ma non disdegna di strizzare l’occhio a Gigino e ammiccare all’idea di un nuovo partito. Cosa che Gigino minaccia di fondare ormai da tempo, insieme a Sonia Alfano e a un buon 30 per cento, si dice, dell’Idv. Con Tonino, Gigino è in rotta su tutto, dalla gestione del partito alla fedina penale degli iscritti. Quello, di ricambio, gli ha addirittura tagliato i fondi per la campagna elettorale a Napoli. Inutilmente. Eletto al primo turno, De Magistris non ha alcuna intenzione di fermarsi sotto il Vesuvio. Anzi, dopo avere sfilato con gli indignati a Roma (Tonino, intanto, invocava la legge Reale), l’ex magistrato sta organizzando a Napoli un forum degli amministratori locali in difesa dei beni comuni. Una specie di movimento dei sindaci indignati? Vedremo. L’appuntamento, per ora, è al 19 novembre.
- Martedì 1 Novembre 2011




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Commenti
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Il 1 Novembre 2011 alle 14:32 Il partito dei sindaci. Eretici | Editori Online ha scritto:
[...] the original: Il partito dei sindaci. Eretici Posted in Stampa Tagged flavio, flavio-tosi, gianni-alemanno, headlines, luigi-de-magistris, [...]
Il 2 Novembre 2011 alle 13:20 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:
Il tempo di Berlusconi è finito?
Non sarà che Bortoli lega l’asino dove vuole il Padrone o altrimenti dubito che non capisce n’a mazza,visto che gli iscritti al Partito di plastica Pdl sono oltre un milione?La verità chiedetela alla Confindustria poteri forti,quanti miliardi ha introitato per “Cattedrale nel Deserto dei Tartari Rossi”e Cig,forse non è,causa ed effetto colpe del Deficit Pubblico“merito”di costoro?Mi sembra che vedono l’Ufo,forse non ci sono foto satellitari ed in Economia rewind dei fatti accaduti oggi soloni?
https://profiles.google.com/vincenzoaliasilcontadino/posts/FUTvjadLMbY#vincenzoaliasilcontadino/posts/FUTvjadLMbY
http://vincenzoaliasilcontadin.....-e-finito/
http://www.corriere.it/editori.....d0c8.shtml
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