Matteo Renzi, il berluschino senza soldi bocciato da Guido Rossi

Matteo Renzi, sindaco di Firenze

Matteo Renzi, sindaco di Firenze

Di Pietrangelo Buttafuoco

È una bella medaglia per Matteo Renzi l’essere stato bocciato da Guido Rossi.
L’ex presidente della Consob, infatti, interpellato dal Corriere della Sera, ha detto di Renzi che “non farebbe carriera alla London school of economics come alcuni miei laureati”.
Ed è augurale che il potente avvocato abbia dato questa sua sentenza perché avvalora in Renzi una natura extravagante rispetto ai potentati.
Va da sé che è ormai consuetudine quella della paginata dedicata a Rossi da Via Solferino: una cosa così accadde alla vigilia delle elezioni del 2008 quando l’avvocato, intervistato, da piazza Castello in Milano di tutto parlava (delle progressive conquiste della democrazia bancaria) fuorché della Lega che di lì a poco gli avrebbe mangiato la terra sotto i piedi.
Renzi deve dunque farsene vanto di essere inviso ad un padre della patria qual è Rossi e siccome il suo partito è pur sempre il Pd un segnale come questo, l’anatema del potente borghese, è un cortocircuito niente male.
Rottamare i dinosauri della nomenclatura è ormai facile.
Difficile, invece, vedersela con l’establishment e tutta la monelleria di Renzi trova la sua nobilitate in questa sua nuova veste.
Non sa che farsene del Pd, Renzi. Ed è per questo che dà appuntamento alla Leopolda.
Non sa che farsene degli arredi congressuali ed avere scelto un frigorifero nell’attrezzeria della sua adunata, un posto dove mettere in fresco il nuovo più che conservare i vecchi baccalà, è ben più di una semplice metafora.
È  il suo vestito e non c’è nulla di innocente nei lapsus del linguaggio, figurarsi nel ritagliarsi un’uniforme.
Non sta mai fermo, Renzi. Mette tutto dentro il proprio spartito dove tra improvvisazione e disciplina sta rodando la sua scommessa. Per evitare di copiare Walter Veltroni ha dismesso la propria tradizione politica – quella di essere il nuovo Amintore Fanfani – e ha subito scelto la strada più efficace per vincere, ovvero il linguaggio.
Chi trova la parola giusta, in politica, decide. E non si tratta di slogan, piuttosto di battesimo. La politica è un fatto di realtà e la realtà appartiene a chi se la sa prendere.
Non sta mai zitto, Renzi. Sintonizza il chiacchiericcio secondo il ritmo lampeggiante di alcune parole chiave.
Digita in continuazione sul tablet, Renzi, e magari ci risponderà in diretta attraverso i reticoli della rete perché tra tutti i politici in scena è l’unico ad avere chiaro il passaggio epocale: che non è quello di moltiplicare i ragli dell’Io sul web, piuttosto di avere portato il cielo impalpabile dell’immaginario in terra per farne un territorio della politica del “tu”, del “noi” e del “tutti”.
La società che potrà costruire gli somiglierà perché, comunque, Renzi si specchia nel realtà, nutrendosene per nutrirla. Da sindaco, per dire, fa veramente il sindaco.
Senza fermarsi, senza smettere di parlare, digitando finché ci sarà da digitare.
Al netto di pettegolezzi, è ovvio che si siano capiti con Silvio Berlusconi.
Questi, a suo tempo, altri non era che il Matteo Renzi degli anni ‘80. Senza partire da sinistra. E con molti più soldi, ovvio. Ma senza essere mai accettato dall’establishment. Dall’avvocato Guido Rossi per la precisione. Proprio come oggi Renzi. E, al netto d’odio della montante guerra civile, non è offesa. Né svantaggio.   È realtà. E qualcuno, prima o poi, se la prende.

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Il 2 Novembre 2011 alle 17:15 Matteo Renzi, il berluschino senza soldi bocciato da Guido Rossi | Editori Online ha scritto:

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Il 3 Novembre 2011 alle 0:14 Matteo Renzi, il berluschino senza soldi bocciato da Guido Rossi | Notizie Più ha scritto:

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