Alle 100 idee di Renzi ne manca una: la (vera) amnistia

Matteo Renzi, neo eletto sindaco Pd di Firenze

Matteo Renzi, sindaco Pd di Firenze

Annalisa Chirico

Annalisa Chirico

100 idee per l’Italia sono tante. Per proporle tutte insieme bisogna proprio prendersi sul serio, e Renzi è uno che si prende molto sul serio. Beato lui.
Finalmente aria nuova. Anche una bella quota di vanità ed autopromozione, il che non guasta. Renzi appare ancora più orsacchiottosamente simpatico al cospetto del grigiore d’apparato, della castigatrice Bindi e del neo-conservatore Bersani.
Renzi è uno coraggioso. Anziché gingillarsi della carica fiorentina conquistata in modo affatto scontato, egli ha scelto di mettere disordine per creare un nuovo ordine. Forse quelle proposte avrà più chance di realizzarle fuori che non dentro il PD. Fatto sta che, almeno per ora, Renzi ha lanciato la sfida delle idee ai “dinosauri” del partito. Il Big Bang ha partorito cento punti e, da quanto si apprende, con il contributo “di peso” di Giorgio Gori (fresco di dimissioni dagli incarichi esecutivi in Magnolia).
I 100 punti sono, per la maggior parte, un concentrato di riforme economiche liberali, perlopiù condivisibili. Alcuni sono cavalli di battaglia radicali, come l’abolizione del valore legale del titolo di studio e del finanziamento pubblico dei partiti. Se a farsene portatore sarà anche il giovane e brillante sindaco, non c’è che da esserne contenti. In materia di diritti civili per ora rimbomba un democristiano silenzio.
C’è un punto, però, che va presto emendato. Numero 13. La paternità è dell’economista Luigi Zingales. Contro la malapolitica il professore, di cui io sono un’ammiratrice sfegatata (di quelle – per intenderci – che se ci fosse il lecca lecca col brand “Zingales”, ne comprerebbero a bizzeffe), ha elaborato una proposta di “amnistia condizionata” al rispetto dei seguenti punti: “ammissione della colpa, indicazione di tutti i complici, restituzione del maltolto, impegno a non fare più politica”. In caso di nuovo reato, inoltre, “la pena si somma a quella del reato oggetto dell’amnistia”.
Ora, comprendete bene, che questa non è amnistia. Si tratta piuttosto di una legge eccezionale in stridente contrasto con i principi basilari di una concezione garantista del diritto. La proposta costituisce un formidabile incentivo alla delazione in un regime di psicopolizia giacobina. Non è chiaro inoltre se e come potrebbe difendersi la persona (magari ingiustamente) coinvolta. L’interdizione dalla vita politica poi, automatica e senz’appello, speravo fosse repertorio esclusivo di Grillo&DiPietro, Santoro&Travaglio. Perché mai una persona, che ha saldato i conti con la giustizia, dovrebbe essere condannata a vita? Mario Seminerio, che come me stima Zingales, ha parlato della “forca degli Ottimati”. Come dargli torto?
Renzi, almeno lei, ci lasci liberi dallo spettro dei “denunzianti civici”. Non caschi pure lei nel tranello demagogico di chi invoca la polizia per fare pulizia. Zingales meglio Ministro dell’economia. Per la giustizia, senta me, non c’è fretta.

Commenti

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Il 3 Novembre 2011 alle 19:50 indigesto ha scritto:

Ma “fare politica” cos’è? una necessità? una droga? una prescrizione clinica? Mi pare che si stiano perdendo di vista i più semplici dettati della democrazia. Chi si offre, o è chiamato, a fare politica è un servitore della comunità e pertanto deve offrire tutte le referenze che si chiedono ad un servitore. Magari anche la paga dovrebbe essere quella sindacale prevista per i collaboranti domestici, nonchè essere trattati, in caso di corruzione, come qualsiasi servitore infedele. Vedresti quanta voglia di “mettersi al servizio del paese” passerebbe alla quasi totalità di lorsignori!

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