Film d’annata a Cinecittà per il ritorno sulle scene di Michele Santoro col suo “Servizio pubblico” non più sulla pubblica Rai, ma disseminato su Tv, radio, Internet, facebook. E bisogna cercarlo. Attualità a ritmo di talk, invece, negli studi de La7 per “Piazzapulita” di Corrado Formigli.Il discepolo contro il maestro.
Toni da “déjà-vu” per il nuovo programma di Santoro. Quasi funereo soprattutto nel discorsetto iniziale, con l’appello ai cieli dove si trovano fianco a fianco due maestri del giornalismo che fu. “Caro Enzo Biagi, caro Montanelli, so che siete molto in apprensione per me, so che siamo molto diversi ma che ci state seguendo in questo momento”. Una scivolata di gusto egocentrica e spiritistica. Come se Montanelli e Biagi avessero davvero a che fare con Santoro, figlio di tutt’altra storia e percorso, altri tempi, altre parabole. Megalomane e lamentevole pure il richiamo alla mancata protesta di giornali e opposizioni per l’uscita dalla Rai e la conclusione di Annozero.
“Déjà-vu” i colori: rosso, nero e blu. Le scenografie, con quelle finte gru che mimano nella loro metallica incombenza una fabbrica immobile, forse l’Italia. Le solite ricostruzioni delle solite intercettazioni di personaggi attuali settimane fa: Tarantini e Lavitola. Quest’ultimo, da furbissimo e ironico faccendiere moderno, dominava la scena da un luogo sconosciuto “che tutti conoscono” e senza guardare nel monitor negato dal “tirchio” Michele. Riflettori sparati in faccia agli ospiti nella notte di Cinecittà. Marco Travaglio, come sempre sferzante grillo parlante, ma più lungo del consueto. E la coppia Stella-Rizzo, fustigatori della Casta coi loro numeri a confronto tra sprechi-privilegi e spese mancate per la ricerca. Tribuni efficaci. Ma era Santoro ad apparire stanco di essere Santoro. Forse perché gli stava meglio la divisa dell’incursore in terra nemica quando attaccava la Rai sulla Rai. Nel non-luogo di “Servizio pubblico”, invece, somiglia a un giapponese. Uno che lotta con i fantasmi.
Tutto al contrario Formigli. Se all’inizio poteva sembrare un Sant(or)ino, un clonino, col passare delle settimane acquista forza, freschezza, agio. Un Santoro giovane e ugualmente fazioso. Ieri aveva servizi giusti, ritmo, ospiti ben assortiti (il banchiere Costamagna, Maurizio Landini, Giuliano Ferrara, Giorgio Mulè…). Santoro avrà avuto i suoi ascolti, calcolati per sottrazione alle perdite degli “altri”. Ma il futuro non è a Cinecittà.
Marco Ventura, inviato di guerra e cronista parlamentare de Il Giornale, poi collaboratore de La Stampa, Epoca, Il Secolo XIX, Radio Radicale, Mediaset e La7, responsabile di uffici stampa istituzionali e autore di una decina fra saggi e romanzi. L’ultimo “Hina, questa è la mia vita”. Da “Il Campione e il Bandito” è stata tratta la miniserie con Beppe Fiorello per la Rai vincitrice dell’Oscar Tv 2010 per la migliore fiction televisiva.
- Venerdì 4 Novembre 2011


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