Alberto Stasi e quel Palazzo chiuso…

Alberto Stasi esce da Palazzo di Giustizia di Milano (Credits: Ansa/Giuseppe Aresu)

Alberto Stasi esce da Palazzo di Giustizia di Milano (Credits: Ansa/Giuseppe Aresu)

“Frequento Palazzo di Giustizia di Milano da anni. Qui ho visto entrare politici, industriali, sportivi, uomini delle spettacolo. Quanto accaduto oggi è una stranezza, se non uno scandalo”. A parlare è uno dei più bravi ed esperti cronisti di Palazzo di Giustizia di Milano, uno di quelli che negli anni ha incrociato nei corridoi come imputati l’ex Governatore della Banca d’Italia, Fazio, o il patron della Parmalat Calisto Tanzi, o ancora i vertici della Prima Repubblica all’epoca di Tangentopoli. Tutti passati sotto lo sguardo dei cronisti, di telecamere e fotografi.

Solo una volta nella storia era capitato che il Palazzo fosse “vietato” a flash ed obiettivi per motivi di sicurezza. La persona in questione è Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio.

Questo fino a stamane. Perchè da oggi in Italia c’è un’altra persona che, a quanto pare, merita il medesimo trattamento riservato al Premier. No, non è un altro politico, né in industriale, nemmeno una star della musica o dello spettacolo.

La persona in questione è infatti Alberto Stasi, l’imputato nel processo d’Appello per l’omicidio a Garlasco della sua fidanzata Chiara Poggi. Un ragazzo come tanti altri, neo laureato, con uno stipendio normale. In 4 anni, dall’omicidio l’abbiamo sentito parlare solo una volta, a Matrix, nell’unica intervista mai rilasciata. Non risulta sia stato minacciato da nessuno. Eppure a tanta “normalità” è stato concesso un trattamento da Re.

Per i cronisti sarebbe tutto merito di uno dei suoi legali difensori (lui sì un vero “Principe del Foro”), per i genitori di Chiara l’ennesima “stranezza” di questo processo. In realtà non è che ci siamo persi molto. In 4 anni infatti lo sguardo di Alberto Stasi è stato sempre lo stesso, in una parola: gelido.

Questo divieto comunque ha ottenuto un altro risultato, forse ancor più sorprendente. Ha reso Alberto Stasi più antipatico di prima. Anche questa, ve lo assicuriamo, è un’impresa.

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