
Alberto Stasi lascia il tribunale (ANSA/GIUSEPPE ARESU)
di Raffaella Fanelli
“Spero che questo processo condanni chi ha ucciso mia figlia”, ha dichiarato Rita Poggi, la mamma di Chiara, la ragazza uccisa nella villetta di Garlasco il 13 agosto del 2007. È stata la prima ad arrivare al tribunale di Milano dove, nell’aula magna si è celebrata la prima udienza del processo d’appello ad Alberto Stasi, il fidanzato della figlia, assolto con formula dubitativa in primo grado. Rita Poggi si è detta “tranquilla e fiduciosa”, oltre che certa della colpevolezza dell’ex bocconiano, “sono gli atti a parlare”, ha precisato la donna. Alberto Stasi, dopo due anni, è tornato sul banco degli imputati con la stessa accusa, quella di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Questa volta davanti a una giuria popolare, composta da quattro uomini e due donne, e presieduta dai giudici Anna Conforti e, a latere, Fabio Tucci. Saranno loro a decidere se confermare o meno la sentenza di primo grado pronunciata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli che, nel motivare l’assoluzione, aveva parlato di un quadro accusatorio “contraddittorio e altamente insufficiente”.
Telecamere vietate
Ingresso vietato alle telecamere, rimaste fuori dal Palazzo di Giustizia, e aula chiusa ai cronisti, come da prassi nei processi d’appello che seguono un primo grado con l’abbreviato. A termine dell’udienza, durata un’ora, Alberto Stasi è uscito dall’aula accompagnato da un pool di quattro avvocati, il professor Angelo Giarda con il figlio Fabio, l’avvocato Giuseppe Colli con una assistente. Nel corso dell’udienza, iniziata con la lettura della relazione delle 20 pagine del pm, sono state chieste dall’accusa nuove perizie, prima fra tutte quella per ricostruire “tutti i possibili percorsi dell’imputato” nella villetta di via Pascoli e quindi capire come Alberto Stasi abbia potuto raggiungere la scala dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara senza sporcarsi le scarpe del sangue che c’era sul pavimento. Nuovi esami sono stati chiesti anche sul computer a cui Alberto ha sempre detto di aver lavorato la mattina del delitto, per ricostruire i tempi degli accessi la sera di domenica 12 agosto e la mattina successiva.
Nuove analisi
L’accusa ha anche chiesto di ascoltare la registrazione della telefonata di Alberto al 118 e di riascoltare come testimone una vicina di casa. Inoltre, ha sostenuto la necessità di analizzare un capello castano chiaro lungo poco più di un centimetro trovato nella mano sinistra di Chiara che, secondo la parte civile, non apparterebbe alla vittima. Chieste anche nuove analisi sul materiale ritrovato sotto le unghie della ventiseienne. La difesa ha invece portato come prova un dialogo in chat della coppia del 17 settembre 2006, con uno scambio di battute tra i due proprio su temi sessuali. Un dialogo che farebbe cadere l’ipotetico movente dell’omicidio, e cioè che Chiara avrebbe scoperto sul computer di Alberto materiale pedo-pornografico. La prossima udienza è stata fissata per il 22 novembre, e la camera di consiglio il 6 dicembre giorno in cui la corte deciderà se emettere subito una sentenza o disporre nuove perizie chieste dall’accusa e dalla parte civile.
- Martedì 8 Novembre 2011
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