
Silvio Berlusconi alla Camera (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI DC MAURIZIO BRAMBATTI)
L’ultima sfida di Silvio Berlusconi, intenzionato ad andare alla conta in aula, occupa tutte le prime pagine: “Voglio vedere in faccia chi mi tradirà”. Oggi il primo test alla Camera, dove si vota sul rendiconto dello Stato. Ma la maggioranza su quali numeri in realtà può contare?
“La logica dice che Berlusconi cadrà”, scrive il direttore del Giornale Alessandro Sallusti nell’editoriale. “Lui, che è ottimista di natura e non si arrende mai, non ne è convinto”. Le crisi politiche non si aprono sui giornali, attacca Sallusti, si aprono solo in parlamento, “dove se si perde lo si fa con onore e qualcuno sarà chiamato a spiegare il perché agli elettori”.
Ieri il premier, come riportano le cronache, è volato da Roma a Milano, dove “si è asserragliato ad Arcore insieme ai figli e ai leali Ghedini e Confalonieri”, scrive Repubblica, e da dove ha risposto no a tutti quelli che “vogliono convincerlo a mollare, Bossi compreso”. Ma il Corriere prova a mettere nero su bianco due cifre: Pd, terzo polo e IdV possono avere 315 voti, la maggioranza 311, uno in più rispetto a ieri, ma comunque sotto la soglia di 316 - per il Messaggero, invece, la maggioranza si fermerebbe a 305, l’opposizione a 308 e gli indecisi sarebbero 16.
Numeri che non convincono i leader dell’opposizione, prosegue il quotidiano di via Solferino: “Speravano in una valanga che ancora non si vede e temono che una mozione di sfiducia si riveli un boomerang. Per questo la depositeranno solo una volta raccolte 316 firme in calce”. Ma ieri sera, conclude, il pallottoliere dava 312 per il fronte “Fini, Casini, Bersani, Rutelli e Di Pietro” e 311 per la coppia Berlusconi – Bossi.
Su Repubblica, invece, ricompare l’ex segretario del Pd Walter Veltroni. Per lui la strada non è quella di Zapatero, dimissioni ed elezioni anticipate, ma quella indicata in un appello firmato con Beppe Pisanu: un governo di transizione guidato da una figura super partes. “Ci sono momenti nella storia di un Paese - spiega Veltroni - in cui le forze politiche devono dimostrare di avere una sintonia con lo stato d’animo dell’opinione pubblica”.
Ma dalla Ue, come ricorda il Giornale che riporta le parole di Juncker, non è arrivata alcuna richiesta di unità politica nazionale in Italia: “Il Paese non è sotto programma: ciò che aspettiamo è che siano attuate le misure su cui il premier Berlusconi si è impegnato con la sua lettera all’Ue, con il monitoraggio della Commissione europea e dell’Fmi”.
Certo quale che sia la soluzione, il nostro paese deve trovarla in fretta. Ieri i titoli di Stato italiani si sono avvicinati paurosamente alla quota del 7% (il limite di interesse che secondo i mercati indica il fallimento): Wall Street, ricorda La Stampa, “ha paura del crac italiano e per un’intera giornata di contrattazioni operatori, analisti e media martellano il pubblico americano con notizie di tono negativo sul nostro Paese”.
- Martedì 8 Novembre 2011
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