
(Ansa)
In diciotto anni abbiamo imparato a conoscerlo e allora c’è qualcuno che può davvero credere che Silvio Berlusconi sia un uomo finito? Il Fatto Quotidiano titola: “Oggi siamo tutti più liberi, finisce un incubo durato diciotto anni”. L’“incubo”, in realtà, non è finito e tutti coloro che in queste ore scrivono di un Cavaliere politicamente morto rischiano di non capire che vivono dentro un sogno. Anzitutto, la coalizione uscita vittoriosa dalle urne nel 2008 ha la maggioranza al Senato ed è perciò in grado di far cadere qualsiasi governo, specie un governo tecnico privo dell’investitura popolare diretta.
Inoltre, quella che era una variegata e litigiosa opposizione si trova oggi nel limbo dell’appoggio alle Camere non essendo ancora un’alternativa coesa, capace di vincere le elezioni e proporre una compagine governativa. È costretta a sostenere le misure lacrime e sangue che il professor Monti si appresta a tornire con l’accetta, le misure che vuole l’Europa ma che gli italiani non vogliono o, se anche volessero, non potrebbero accogliere con entusiasmo. Semmai, tollerare come una medicina amara e necessaria.
In terzo luogo, non si vede all’orizzonte un leader nuovo capace di convogliare la fiducia degli italiani e proporsi come una guida sicura per i prossimi anni. Vegetano e pontificano i dinosauri della politica (molti cresciuti e pasciuti nella prima Repubblica), mentre i giovani faticano a imporsi. Anzi, a dirla tutta, il partito che ha oggi il segretario nazionale più giovane, Angelino Alfano, è proprio il PdL, per quanto il leader resti il Cavaliere. Infine, molti ieri hanno esultato per la sconfitta di Silvio, ma continuano (si vede pure nei commenti sui social network) a pensare in termini di contrapposizione calcistica, da Palio di Siena, senza capire che non c’è qualcuno che ha vinto ma tutti hanno perso. Che di fronte a noi c’è una lunga e sofferta strada di sacrifici dall’esito incerto. Che ciascuno deve considerarsi parte del problema (e della soluzione), in quanto ingranaggio di un sistema fallato, basato su familismo, lobbismo e privilegi. L’incubo non sarà finito sino a quando, semplicemente, non avrà avuto la meglio, in Italia, il Merito sulla Spintarella. Da oggi, Berlusconi non potrà più essere un alibi per i “benpensanti” o il Capro Espiatorio del fallimento di un paese.
Marco Ventura, inviato di guerra e cronista parlamentare de Il Giornale, poi collaboratore de La Stampa, Epoca, Il Secolo XIX, Radio Radicale, Mediaset e La7, responsabile di uffici stampa istituzionali e autore di una decina fra saggi e romanzi. L’ultimo “Hina, questa è la mia vita”. Da “Il Campione e il Bandito” è stata tratta la miniserie con Beppe Fiorello per la Rai vincitrice dell’Oscar Tv 2010 per la migliore fiction televisiva.
Leggi lo speciale di Panorama.it sulla crisi di governo
- Domenica 13 Novembre 2011

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Commenti
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Il 14 Novembre 2011 alle 11:54 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:
“George”che finisce la carriera da Comunista genuflesso al Padrone?
C’era una volta che militava a Destra, poi nel Pci come se questo Partito fosse Democratico ed utile al Paese così grazie all’aiuto del pool Giustizialista che assegna la“Patente”di Mani Pulite tentando in tutti modi la spallata a Berlusconi inutile spiegarlo picché notorio il suo martirio:media a continui attacchi di procure Giustizialiste indegne in un Paese. Insomma l’Art.1 della Costituzione recita:“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo…“ e Napolitano non votato da 60milioni di Italiani ci ha regalato un”golpe Finanziario”stile Sovietico che neanche Putin l’avrebbe fatto.Pensate che Piero Sansonetti,vissuto a pane e Marx(non da ricco Rutelli con pane e cicoria incassa 6,5Mln€ di spese elettorali)ha criticato che siamo stati fregati di non andare al voto.Grazie“George”. ”Manderemo le bollette al suo domicilio?
http://vincenzoaliasilcontadin.....l-padrone/
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